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Na voce ‘a mmiez’ ‘e fronne

aprile 16th, 2011 // 7:52 am @

 Luca Postiglione, “Popolana”

 

Ah, Villa Majo!

Ccà ncoppa, a primma sera,

pare ca ‘o cielo me sta cchiù vicino!

Mo se mmesca all’addore ‘e primmavera

nu triemmolo luntano ‘e manduline;

mo se sente na voce ‘a mmiez’ ‘e fronne,

c’a poco a poco ‘e pene soie me canta.

Luca Postiglione, 1932

Category : Poesia

Romeo e Giulietta

aprile 13th, 2011 // 8:52 am @

 


                        

Correva a Verona l’anno trecento,

                         nemici castelli
battuti dal vento,
 
celavan le mura due fulgidi fiori:
splendor di fanciulla, viril giovanotto…
fu amore condito da aspri dolori.
 
Montecchi il casato, il nome: Romeo,
pel ferro nel cuore
divenne poi “reo”.
 
Messer Capuleti sorresse la culla
d’una rara bellezza:
Giulietta fanciulla!
 
Odio di stirpe, il peggiore dei mali,
furon da sempre
rissosi rivali.
 
Splendeva la luna, tonda nel cielo,
notturna la festa,
tutti col “velo”.
 
 
Figure danzanti, voltì mascherati,
la dolce Giulietta, padrona di casa,
scrutava curiosa gli “occhi bendati”.
 
Tocco di mano, la danza alternava
le coppie eleganti
e Giulietta guardava…
 
Guardava silente colui che danzando,
sfiorava la pelle…
un poco tremando.
 
Ardenti e gentili… parole improvvise,
come dardi infocati,
nell’orecchio le mise.
 
Il cuore impazzisce, quasi sobbalza,
il desiderio d’amor…
prepotente si alza.
 
Freme Giulietta, poi parla col cuore
“non mi baciare,
frena il tuo ardore.”
 
“Le tue parole son gocce d’amore,
ma, mia cara Giulietta,
dovrò darti un dolore.”
 
 
“Sono un Montecchi, son mascherato,
dalla tua stirpe…
nemico odiato”.
 
“Ne va della vita: ti devi salvare,
lasciami, adesso
tu devi scappare”.
 
Nascosto nel buio, un vile cugino
osserva la scena,
annebbiato dal vino.
 
L’ardito Montecchi lascia il castello
poi salta il muro
“un po’ da monello”;
 
Romeo s’avvicina con fare silente…
perché una vocina
nel buio si sente.
 
Suon di parole, sembrano canto
assai melodioso
e come d’incanto
 
scorge l’amata, la vista s’appanna,
è proprio Giulietta
e il cuore s’infiamma.
 
 
Chiedeva Giulietta alla pallida luna:
“io amo un Montecchi
non è forse sfortuna?”
 
“Dolce Giulietta, di parlarti io tento…
a te non rinuncio,
è un giuramento”.
 
“Se sol così mi puoi amare,
il nome son pronto
a rinnegare”.
 
Complice notte… morivan le ore,
trafitti i cuori,
nasceva l’amore.
 
Un bacio ardente fu sospirato suggello
per un domani
ancora più bello.
 
Giulietta sospira: “non scherzare col fuoco”
“non mi ingannare
non è questo un gioco”.
 
“Se tu per sempre mi vuoi amare
domattina alle nove io ti fò cercare”.
 
 
 
“Alla mia balia tu dovrai dare
chiare istruzioni
per poterci sposare”.
 
“Stanne sicura, or ti prenda Morfeo
del tuo ricordo
stanotte mi beo”.
 
Sorride l’alba al cuore contento,
corre il ragazzo
verso il convento.
 
Frate Lorenzo al giovane ansioso:
“Stai pur sereno…
domani vi sposo!”
 
Nove rintocchi nel radioso mattino
giunse la balia
e gli venne vicino.
 
“La mia padroncina, con un po’ di tormento,
vuol da Romeo
un appuntamento”.
 
“Gentile signora, ho molto da dire,
per ciò che le dico
non s’abbia a stupire”.
 
 
“Dentro il convento attende un buon frate,
aspetta Giulietta
alle cinque passate”.
 
“Con Frate Lorenzo ho fatto l’accordo,
alle preghiere
non è stato sordo”.
 
“Sicuro qual vento che carezza le foglie
la dolce Giulietta
sarà la mia moglie”.
 
S’invola la balia col viso raggiante,
giunge al castello,
un poco ansimante.
 
“Buone notizie, mia cara bambina,
sarai di Romeo
l’amata sposina”.
 
Lento e costante il cammin delle ore
pei due fanciulli
un gran batticuore.
 
È giunto infine l’atteso momento,
corre Giulietta
verso il convento.
 
 
Severo, ma dolce, Lorenzo il buon frate
grida ai fanciulli:
“Adesso che fate?”
 
Bocca su bocca, labbra incollate,
sospiri d’amore,
mani intrecciate.
 
“Uno per parte! Questa è una chiesa,
se vi baciate
io son parte lesa!”
 
Poi benedice, felice, i due sposi
“E che divider
nessuno mai osi!”
 
“Or che la gente a voi certo non bada,
tornate a casa
per la propria strada”.
 
“È solo per poco triste l’addio,
or siete sposati,
benedetti da Dio”.
 
Recando in cuore grande dolcezza,
tornava Romeo…
alla fortezza.
 
 
D’opposta fazion, incontro fatale
che cominciò
con l’insulto verbale.
 
C’era Tebaldo arrogante cugino,
della dolce Giulietta…
spiata al festino.
 
Montecchi Romeo gli parlò da fratello,
lui rifiutò…
lì voleva il duello.
 
Rissoso Tebaldo dalla pessima fama,
gli grida: “Vigliacco!”
e sguaina la lama.
 
Mercuzio interviene da vero amico
e lo difende
dal “ferro” nemico.
 
Sfregar di spade, la lama lucente,
già taglia l’aria,
parte un fendente.
 
Mercuzio cade, a morte ferito,
sangue sul petto,
è forte “l’invito”
 
 
al buon Romeo che ingaggia battaglia,
Tebaldo indietreggia,
la mano non sbaglia…
 
ferro mortale, diritto al cuore,
cade Tebaldo
e a terra muore.
 
Romeo non bramava questa tenzone
pianse Tebaldo…
con disperazione.
 
È confusione, la gente accorsa
allontana Romeo
che scappa di corsa.
 
Due morti, due schiere e tutti gli astanti
dal principe a corte
giunsero ansanti.
 
Urla, invettive… reciproche accuse…
nessuno poi volle
porgere scuse.
 
“Ancor di due vite spente l’essenza”
il principe emise
la cruda sentenza:
 
 
“Condono la morte a Montecchi Romeo”
che di atroce delitto
si rese reo,
 
“Ma lo condanno a lasciar la città
teatro di morte
e d’infamità”.
 
Mantova scelse pel triste esilio
e il padre perse…
l’unico figlio.
 
Avara la notte, anché di dolore,
per coronare
il sogno d’amore.
 
Il talamo accolse i giovani amanti,
febbre d’amor…
corpi ansimanti.
 
Dolci parole, un po’ sussurrate
cocenti i baci
sulle labbra agognate.
 
Condanna spietata… l’inceder del tempo
rende più triste…
il temuto momento.

Category : Poesia &Racconti/Romanzi

The Poem I Didn’t Write – Raymond Carver

aprile 9th, 2011 // 8:11 pm @

 

The Poem I Didn’t Write

Here is the poem I was going to write

earlier, but didn’t

because I heard you stirring.

I was thinking again

about that first morning in Zurich.

How we woke up before sunrise.

Disoriented for a minute. But going

out onto the balcony that looked down

over the river, and the old part of the city.

And simply standing there, speechless.

Nude. Watching the sky lighten.

So thrilled and happy. As if

we’d been put there

just at that moment.

 

Raymond Carver

 

 

Ecco la poesia che volevo scrivere

prima, ma non l’ho scritta

perché ti ho sentita muoverti.

Stavo ripensando

a quella prima mattina a Zurigo.

Quando ci siamo svegliati prima dell’alba.

Per un attimo disorientati. Ma poi siamo

usciti sul balcone che dominava

il fiume e la città vecchia.

E siamo rimasti lì senza parlare.

Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.

Così felici ed emozionati. Come se

fossimo stati messi lì

proprio in quel momento.

Category : Poesia

Poesie di Primavera

aprile 2nd, 2011 // 9:43 am @

L’inverno è ormai passato

L’inverno è ormai passato,
l’epoca delle piogge se n’è andata.
I fiori sono apparsi sulla terra
Ed in questo momento è primavera.
E’ tempo di cantare.
La voce della tortora è nell’aria,
e il fico ha messo i primaticci teneri:
le viti in fiore mandano profumi.
(Da Il Cantico dei cantici)
 

 

Primavera

Da i verdi umidi margini
La violetta odora,
ol mandorlo s’infiora
trillan gli uccelli a vol.
(G.Carducci da RIME NUOVE)
 

 

Momento

Rampicanti in fiore
Giocano col vento
Primaverile.
Rondini si dondolano
Nell’aria serale.
(Wei Li Bo)
 

 

Primavera brilla nell’aria

Primavera d’intorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì che a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli, contenti, a gara insieme,
per lo libero ciel fan mille giri,
pur festeggiando il loro tempo migliore.
(G. Leopardi)

Category : Poesia

“Se” poesia di Rudyard Kipling

marzo 31st, 2011 // 12:40 pm @

 

 

Se

Se… riesci a non perdere la testa,

quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se… riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,

ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

 
Se… riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,

o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie

o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio

pur non mostrandoti nè troppo buono nè parlando troppo da saggio;

 
Se…riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

 
Se…riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;

 
Se…riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta

a trattare questi due impostori allo stesso modo;

 
Se… riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai dette,

distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,

o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte

e umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

 
Se…riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,

e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,

e perdere, e ricominciare daccapo

senza dire mai una parola su quello che hai perduto;

 
Se… riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi

a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,

ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,

tranne la tua volontà che ripete …resisti;

 
Se…riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,

o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;

 
Se…tanto amici che nemici non possono ferirti;

 
Se…tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;

 
Se…riesci a colmare l’inesorabile minuto,

con un momento fatto di sessanta secondi;

 
Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta………

…………SARAI UN UOMO…….figlio mio!

 

Rudyard Kipling

Category : Poesia

Pier Paolo Pasolini “Supplica a mia madre”

marzo 27th, 2011 // 3:47 pm @

 

Supplica a mia madre – Pier Paolo Pasolini

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Category : Poesia

“Amore senza sogni” di Giorgio Gèorge Medda

marzo 21st, 2011 // 8:16 pm @

 

AMORE SENZA SOGNI

L’amore senza sogni
ha un brutto carattere
è brumo e spigoloso
come una mattina senza sole
e sembra che ogni vento se lo porti via
la balia che non trattenne il suo latte
è  così lontana nel tempo
ma perchè non lasciare il domani ai suoi confini
e lasciarsi avvolgere dai sogni
prima che il cielo diventi troppo grigio
donarsi ad un tempo celato negli sguardi
crogiolarsi al sole di quel cucciolo rapito
quel tempo immobile rapace che ti porta in alto
sensi e fiato malati d’assenza di emozioni
rigurgitano parole che sanno di eterno
ma chiuse tra pareti di paura e scoramento
il ciglio è troppo breve sul baratro
che stenti a guardare per non morire
ma morire per amore è una forma di bellezza
un calice prezioso
un coraggioso atto di viltà,
come non sognare?
 
(ggm)

Category : Poesia

Primavera

marzo 19th, 2011 // 10:57 am @

(Jose Royo, Primavera)

Tutto è speciale
in questa primavera.
Dei passeri più vivo è il cinguettio.
Io non tento neppure di spiegare
quanta luce e quiete
ha il cuore mio.
(Boris Pasternak, Il mosaico dei poeti, Einaudi)

Category : Poesia

“Questo amore” Jacques Prévert

marzo 16th, 2011 // 11:00 am @

 

 

 


QUESTO AMORE

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Category : Poesia