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Letteratitudini programma l’incontro di Febbraio 2017 con UGO FOSCOLO: L’UOMO, IL POETA, IL COMBATTENTE – FIGURA UMANA

marzo 4th, 2017 // 4:38 pm @

 

Cancello ed Arnone (Elisa Cacciapuoti) -E’ previsto per giovedì 16 Febbraio p.v.  alle ore 20,00, l’incontro letterario programmato dal gruppo di “Letteratitudini”.

Si parlerà del grande poeta Ugo Foscolo. I relatori della serata saranno ben due, l’ingegnere Raffaele De Lucia e l’Ispettore di PS  Enzo Papa.

Con l’occasione Raffaele De Lucia farà un parallelo tra i tre grandi del Romanticismo italiano: Foscolo – Leopardi – Manzoni, mentre Enzo Papa parlerà di UGO FOSCOLO: L’UOMO, IL POETA, IL COMBATTENTE – FIGURA UMANA.

E’ sintomatico rilevare, in proposito, come due persone di estrazione scientifica si accingeranno ad affrontare un argomento classico, iperbole per eccellenza della letteratura italiana, ma questa è appunto la caratteristica che contraddistingue “Letteratitudini”, ossia associare persone che amano la letteratura aldilà di qualsiasi estrazione sociale e culturale.

Come ben sappiamo Ugo Foscolo è un poeta tra i massimi esponenti della letteratura italiana del neoclassicismo e del primo romanticismo, nella sua produzione si distinguono due linee letterarie principali: una di indirizzo romantico (i sonetti: In morte del fratello Giovanni – A Zacinto – Alla sera, e il carme: I Sepolcri), l’altra di indirizzo neoclassico (le odi  A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All’Amica risanata, e il poema incompiuto Le Grazie). Nella corrente romantica si collocano anche “Le ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare dal carattere autobiografico, ispirato ai romanzi di J.J. Rousseau (La nuova Eloisa) e di W: Goethe (I dolori del giovane Werther).

Si prevede, come sempre, una grande serata di cultura a Cancello ed Arnone nel salotto letterario di Matilde Maisto,  promotrice e coordinatrice del gruppo che in proposito precisa: “Sono molto orgogliosa di questo sodalizio culturale che è nato nel lontano Aprile 2009 ricevendo molti consensi da parte delle persone che, sin da allora, hanno seguito e partecipato agli incontri. Oggi le attività sono sempre molto partecipate, ed anzi, i soci tendono ad aumentare sensibilmente. Io non mi stanco mai di invitare chiunque voglia partecipare dichiarandomi disponibile per ogni eventuale contatto sia sulla mia e-mail personale tilde.maisto@virgilio.it che sulla mia pagina Facebook”

 

N.B. La foto si riferisce ad  un incontro precedente.

 

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Resoconto serata di Letteratitudini di Gennaio 2017

marzo 4th, 2017 // 4:33 pm @

 

Nel suo racconto di viaggio la prof. Marinella Viola parlando di New York ci ha precisato: – Chi ci vive, sa che è così caotica e frettolosa che non si riesce a fare attenzione a nulla e tuttavia:

New York viene chiamata la capitale del mondo, ma forse sarebbe più giusto definire New York il mondo in una capitale. Più che il suo potere economico infatti quello che colpisce durante un viaggio a New York è la varietà di culture che ci vivono, ognuna con i propri usi, costumi, abitudini e colori. New York raccoglie il meglio dell’artedel designdell’architettura e della musica di tutto il mondo, nonostante New York e tutti gli Stati Uniti d’America siano  privi di storia, in effetti si fa riferimento ad una storia recente, ben lontana dalla culla della civiltà europea.

Nell’estrema varietà di cose da fare e da vedere, ci sono tuttavia alcune attrattive turistiche che non possono assolutamente essere trascurate, veri must di un viaggio a New York.

The american dream. Il viaggio alla scoperta di New York inizia dall’Oceano, proprio come i milioni di migranti che approdavano su queste isole nei secoli passati. Certo vestiti, bagagli e sentimenti sono ben diversi da quelli dei nostri antenati, ma il profilo della città che si ammira dall’ imbarcazione è lo stesso.  Già a distanza si intravedono i mattoni rossi di Ellis Island prima di trovarsi a poche miglia dal simbolo stesso di NYC e probabilmente degli interi Stati Uniti: la Statua della Libertà, che dal 1886 accoglie con i suoi 100 metri di altezza chiunque voglia realizzare il proprio sogno americano.

La città dei grattacieli…Facendo un giro in barca si rimane folgorati dallo skyline della Grande Mela; poi tornati sulla terraferma ci si immerge nella Midtownla zona dei grattacieli più famosi di NYC. Il Chrysler Building, il famoso palazzo di vetro delle Nazioni Unite, il Rockefeller Center e il Grand Central Terminal sono solo alcuni dei leggendari edifici in cui ci si imbatte durante il cammino in questa città, passata interamente con lo sguardo rivolto verso il cielo, dice Marinella sorridendo.

E dei musei… Sulle tracce delle bellezze architettoniche della città  ci s’imbatte anche in alcuni interessanti musei. Un viaggio a New York è infatti anche l’occasione giusta per visitare alcuni dei più importanti musei del mondo. Nel ricco ventaglio di proposte, scegliamo di visitare i due principali musei della città; così dopo un attento tour all’interno del Guggenheim Museum, fra dipinti di Picasso, Van Gogh, Cezanne, Degas e Kandinsky,  si può passare ai preziosi reperti egizi e romani, ai dipinti di Botticelli e Rembrandt e alle altre meraviglie custodite al Met. Il Metropolitan Museum of Art è una struttura molto vasta e ricca di capolavori provenienti dai quattro angoli del mondo a testimonianza delle principali culture e dei principali protagonisti dell’arte antica e moderna.

Il leggendario ponte di Brooklyn. Poi se si decide di uscire da Manhattan, per visitare alcuni quartieri dei 5 distretti che formano New York City si può attraversare l’East River passando per il leggendario Brooklyn Bridge. Lungo quasi 2 chilometri, il ponte è stato per lungo tempo il più largo del mondo e il primo a essere costruito con l’ormai famoso sistema di tiranti d’acciaio. La zona di Brooklyn Heights è dominata da grandi palazzi che si innalzano fino al cielo e che rispondono senza troppo timore reverenziale agli storici grattacieli di Manhattan che fanno bella mostra di sé dall’altra parte del fiume. Artecultura e storia del distretto ci sorprendono incredibilmente, mentre passeggiando fra la gente avvertiamo un’autenticità che a volte un po’ manca nella più frenetica e modaiola Manhattan.

Queens e Bronx. La stessa sensazione  si avverte al Queens, un distretto in cui vivono più di 2 milioni di persone. Qui il mix di etnie e culture raggiunge livelli incredibili; per le strade del Queens si vedono visi e abiti di qualsiasi parte del mondo. Si può concludere tour per New York al Bronx, il distretto tristemente noto per i pericoli che nasconde ma che oggi inizia a offrire ai suoi abitanti una vita decisamente più tranquilla. Una rinascita quella del Bronx che parte dai famosissimi Botanical Gardens: nel bel mezzo della giungla d’asfalto la struttura ospita alcuni dei fiori più belli del mondo; colori e profumi esotici sono una bellissima carica di energia per questo distretto che racconta i pregi e i difetti degli States.

Le voci di Harlem Dopo aver camminato per chilometri, ci si può congedare da New York partecipando a una funzione religiosa in una parrocchia del quartiere di Harlem. Un tempo simbolo del degrado di New York, oggi Harlem è un quartiere molto diverso da quello che per anni i film ci hanno mostrato. Grazioso e a tratti molto elegante, il quartiere è noto in tutto il mondo per il Gospel. Assistere a questi emozionanti momenti di estasi collettiva è qualcosa di incredibile. In una città dove tutto corre velocissimo, questi momenti di devozione ci lasciano ancora una volta senza parole.

Questo il racconto della nostra Marinella Viola che ha, tra l’altro, fatto riferimento al gran divario sociale dei cittadini newyorkesi che si possono facilmente suddividere in ricchi e poveri. Per meglio dire ricchissimi che vivono una vita estremamente agiata e poveri che per mangiare sono costre\tti a rovistare nella spazzatura. Ricchi che godono dei migliori ricoveri in moderne cliniche, e poveri, che se privi dell’assicurazione, vengono lasciati in strada a soffrire e, a volte, anche a morire.

Ebbene è proprio su questo punto che è stato fatto un parallelo con il nostro scrittore della serata Francis Scott Fitzgerald, dato che la sua analisi psicologica si concentra in modo particolare sulle classi benestanti in cui emergono “eroi” pronti a rinunciare anche a se stessi pur di inseguire un sogno. Ma nel restare fedeli ai propri ideali vengono schiacciati da una società indifferente e apatica e finiscono con il soccombere.

Prototipo di quell’America disorientata dei ruggenti anni ’20 in cui l’obiettivo principale è quello di diventare ricchi, nella produzione scritta di Fitzgerald si riesce facilmente a cogliere il vissuto di un giovane fragile ed insicuro la cui infanzia e prima giovinezza sono contrassegnati dall’instabilità economica. I famosi ruggenti anni ’20 diventano oggetto di ‘denuncia sociale’ soprattutto in quello che può essere considerato il suo capolavoro, “Il Grande Gatsby”, in cui la decadenza dei valori e la perdita della spiritualità denotano il fallimento del sogno americano di un benessere alla portata di tutti ed in cui l’infinito abisso che separa i ricchi e i poveri mai sarà  eclissato.

Mi fa piacere ricordare che il gruppo degli amanti della letteratura sta aumentando sensibilmente ed in questo primo incontro del 2017, oltre ai componenti storici tra cui: Matilde Maisto, ideatrice e coordinatrice di Letteratitudini, Raffaele Raimondo con la gentile consorte Lella Coppola, Felicetta Montella, Laura Sciorio, Marinella Viola, Arkin Jasufi, si sono aggiunti  Mattia Branco,  Raffaele De Lucia, Italia Iovine, Ciaramella Pina, Ciaramella Rita e sporadicamente Mina Iazzetta, Giovanna Paolino, Paola Starace, Franco Martino

In questo primo incontro del 2017, gli amici di Letteratitudini, hanno avuto il piacere di ospitare Alessandro Zannini, scrittore e giornalista, che ha collaborato con la Repubblica, Il Giornale di Napoli, il Corriere di Caserta, il Roma, La Gazzetta di Caserta. Ha pubblicato una raccolta di poesie: Sera e dintorni; la monografia Storia della fanteria, premio “Gen. Mario Rossi”; i romanzi: Sulle ali di un gabbiano, premio “Città di Atella”; “Fiori sulla corrida, “adottato” dall’Acadèmie Des Inscriptions Et Belles-Lettres di Parigi, dall’Istituto Italiano di cultura in Spagna, Francia e Portogallo; Il pozzo di Sichem, premio “Santa Margherita Ligure” e premio speciale al “Procida, Isola di Arturo – Elsa Morante”. Nel 1999 il Dipartimento per l’Informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri gli conferisce il Premio della Cultura per la “Pregevole attività svolta nel settore della Narrativa”. Come autore di racconti esordisce con Parlami, premio “Tèm Romanò”.

L’ultimo lavoro di Zannini è “L’amante di Cristo”, per il quale è in via di preparazione una appropriata presentazione.

La serata di Letteratitudini è terminata con l’appuntamento al 16 Febbraio p.v. durante il quale l’ingegnere Raffaele De Lucia e l’isp. in pensione di PS Enzo Papa.   ci parleranno di Ugo Foscolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category : Cultura &Letteratitudini

Letteratitudini riprende gli incontri culturali mensili con Francis Scott Fitzgerald

marzo 4th, 2017 // 4:20 pm @

 

A causa di gravi motivi, l’incontro di Letteratitudini previsto per il giorno 25 gennaio u.s. è stato spostato a lunedì 30 gennaio p.v. alle ore 19,30 .

Il tema della serata sarà sempre ricordare lo scrittore americano Francis Scott Fitzgerald.

Ricordiamo che egli è considerato uno dei più grandi scrittori americani del Novecento, Francis Scott Fitzgerald mette in luce uno dei periodi storici più contraddittori del paese delle “grandi opportunità”. In tutto ciò che scrive si riscontra la sua esistenza, vissuta in modo estremo, negli anni compresi tra la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione.

La tematica ricorrente nelle sue opere è “Il sogno americano” del successo e dell’evasione da una cruda realtà che lascia presagire l’imminenza del disastro avvenuto pochi anni dopo la fine della guerra. Nella sua spietata e impietosa analisi di quelle classi agiate, sfarzose e insulse, ma di cui subisce il fascino sin da ragazzino, si avverte una malinconica dolcezza, seppur in un’atmosfera stantia, che ipnotizza il lettore sin dalla prima pagina. E attraverso la lettura di quei pochi libri scritti nell’arco della sua breve vita, si riesce a cogliere quel movimento effimero, ma indimenticabile, denominato “Jazz Age”. La musica jazz simboleggia con il suo ritmo sincopato la libertà espressiva artistica di chi rigetta la tradizione e qualsiasi schema precostituito per affermare uno stile di vita ed una creazione letteraria che si lasci trascinare dal sentimento autentico volteggiando sulle note dell’improvvisazione jazzistica.

E da quella cosiddetta “generazione perduta”, vittima di un momento storico complesso e privo di punti di riferimento certi, con un futuro sempre più sfuggente, nascono non solo le opere di Fitzgerald, ma anche quelle di Ernest Hemingway, John Steinbeck, Henry Miller, Thomas Eliot ecc.

Come sempre prevediamo una grande serata e, naturalmente, saremo lieti di ospitare tutte le persone che desiderano partecipare all’incontro culturale di Cancello ed Arnone.

N.B. La foto in evidenza si riferisce all’incontro precedente.

 

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A 120 anni dalla nascita di Francis Scott Fitzgerald, Letteratitudini ricorda lo scrittore americano

marzo 4th, 2017 // 4:13 pm @

Cancello ed Arnone (Elisa Cacciapuoti) – In occasione di un viaggio a New York della prof.ssa Marinella Viola, amica della prima ora, del gruppo di Letteratitudini, si è pensato di organizzare l’incontro del mese di Gennaio 2017, previsto per mercoledì 25 gennaio p.v. alle 19,30, accennando proprio a Dicembre a New York.

In effetti il calendario del mese di dicembre è quanto mai propizio per organizzare un viaggio, e  se si è avuto la bella idea di puntare il dito sulla Grande Mela si deve sapere che New York offre il meglio del meglio: anche la frenetica metropoli riesce a presentarsi in un lato inedito, quello magico e fatato che solo Natale porta con se.

Ma oltre ai ricordi di viaggio, dice la coordinatrice del gruppo, Matilde Maisto – obiettivo della serata è affrontare la letteratura statunitense e, quale occasione più propizia, che parlare di Francis Scott Fitzgerald a 120 anni dalla nascita? –

Considerato uno dei più grandi scrittori americani del Novecento, Francis Scott Fitzgerald mette in luce uno dei periodi storici più contraddittori del paese delle “grandi opportunità”. In tutto ciò che scrive si riscontra la sua esistenza, vissuta in modo estremo, negli anni compresi tra la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione.

La tematica ricorrente nelle sue opere è “Il sogno americano” del successo e dell’evasione da una cruda realtà che lascia presagire l’imminenza del disastro avvenuto pochi anni dopo la fine della guerra. Nella sua spietata e impietosa analisi di quelle classi agiate, sfarzose e insulse, ma di cui subisce il fascino sin da ragazzino, si avverte una malinconica dolcezza, seppur in un’atmosfera stantia, che ipnotizza il lettore sin dalla prima pagina. E attraverso la lettura di quei pochi libri scritti nell’arco della sua breve vita, si riesce a cogliere quel movimento effimero, ma indimenticabile, denominato “Jazz Age”. La musica jazz simboleggia con il suo ritmo sincopato la libertà espressiva artistica di chi rigetta la tradizione e qualsiasi schema precostituito per affermare uno stile di vita ed una creazione letteraria che si lasci trascinare dal sentimento autentico volteggiando sulle note dell’improvvisazione jazzistica.

E da quella cosiddetta “generazione perduta”, vittima di un momento storico complesso e privo di punti di riferimento certi, con un futuro sempre più sfuggente, nascono non solo le opere di Fitzgerald, ma anche quelle di Ernest Hemingway, John Steinbeck, Henry Miller, Thomas Eliot ecc.

Come sempre prevediamo una grande serata e, naturalmente, saremo lieti di ospitare tutte le persone che desiderano partecipare all’incontro culturale di Cancello ed Arnone.

N.B. La foto in evidenza si riferisce all’incontro precedente.

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“I Poeti e le Poetesse della porta accanto” concludono con grande allegria e partecipazione la serata di Letteratitudini.

marzo 4th, 2017 // 4:06 pm @

 

 

Cancello ed Arnone (Elisa Cacciapuoti) – E’ stato veramente rigenerante l’incontro  di ieri 20 dicembre a Letteratitudini. Una serata vissuta all’insegna della poesia, con versi declamati da Mattia Branco, Matilde Maisto, Felicetta Montella (x Nicola Montella), Paola Starace, Raffaele Raimondo.

Poesie semplici che hanno voluto esprimere emozioni, gioia, dolore, speranza, rimpianti di persone che non si professano ‘Poeti’, ma che dimostrano di possedere sensibilità poetica, capaci di emozionare ed emozionarsi.

Dall’incontro è scaturito un vivace dialogo basato su un confronto tra i partecipanti dal quale è emerso che tra di noi non c’era il poeta del “Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare.” Ovvero il grandissimo Giacomo Leopardi, ma abbiamo acclarato che a ciascun essere umano capita spesso di fantasticare ad occhi aperti dinanzi al limite del proprio presente. Tale visione della mente umana  avviene soprattutto nei momenti più comuni della giornata: quando camminiamo a piedi per andare a lavoro, mentre siamo in macchina, quando ceniamo o, addirittura quando siamo in compagnia di altre persone ma con la mente da tutt’altra parte. Questo ‘volo’ immaginario che ciascun uomo compie ad occhi aperti con la propria anima non corrisponde necessariamente a quello che avremmo voluto che fosse la nostra vita, ma si tratta fondamentalmente di pensieri in cui ciascuno desidera annegare in quanto rappresentano situazioni di vita migliore o, comunque, differenti rispetto alla dimensione reale e presente in cui si vive il quotidiano.

Ciascuna poesia declamata dai vari lettori che si sono alternati , ha dimostrato, quindi,  una traccia di quanto siano importanti per l’essere umano le “Illusioni”e la “Speranza” di fronte ad un presente particolarmente vuoto. In effetti l’animo umano gode soltanto con il tramite dell’immaginazione, della speranza e delle illusioni; il presente è spesso arido, per cui la felicità, seppur effimera, la si può ricercare soltanto nell’immaginazione illusoria di una dimensione non reale.

Come sempre la serata si è conclusa con un gustoso bouffet,  bagnato da un dolce vinello molto gradito da tutti .

E’ stata anche l’occasione propizia per lo scambio degli auguri in prossimità del Natele.

Infine con allegria e rinnovata amicizia è stato fissato il prossimo incontro per Gennaio 2017, nel corso del quale sarà affrontato un autore della letteratura americana.

Ed allora…BUONE FESTE A TUTTI E BUON ANNO!

 

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“Letteratitudini” sotto l’albero natalizio per il mese di dicembre

marzo 4th, 2017 // 3:55 pm @

Cancello ed Arnone (di Redazione): Il gruppo culturale di “Letteratitudini” prepara l’incontro di dicembre p.v., previsto per martedì 20 alle ore 19,30, sempre presso il salotto letterario di Matilde Maisto, promotrice degli eventi culturali.

Il gruppo che già da diversi anni si adopera per la buona riuscita degli incontri, sta sensibilmente aumentando. Infatti oltre ai rappresentanti storici, tra cui Raffaele Raimondo, Caputo Lella, Felicetta Montella, Giannetta Capozzi, Laura Sciorio, Marinella Viola, Arkin Jasufy e Matilde Maisto, attualmente ci fa piacere annoverare tra le fila di Letteratitudini anche: Mattia Branco, Raffaele De Lucia, Simeone Capezzuto, Italia Casella, Giovanna Paolino, Mina Iazzetta, Paola Starace, Franco Martino. Un gruppo che evidentemente si sta facendo sempre più consistente, con grande soddisfazione della promotrice che afferma:   “E’ molto bello constatare che anche in un piccolo paese come Cancello ed Arnone  si possa parlare di un gruppo culturale. Il termine cultura deriva dal verbo latino ‘colere’ ossia coltivare e, in effetti, personalmente ho coltivato col cuore la nascita, lo sviluppo ed il perdurare di Letteratitudini. La cultura, nel nostro specifico, è intesa come un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare, un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti del gruppo stesso. Per Lettaritudini s’intende “amanti della letteratura”, ma non solo è anche amicizia, slow food, afflato e piacere di trascorrere una piacevole serata tra amici. Questi, in definitiva, sono i cardini che guidano lo snodo dei fortunati incontri di Letteratitudini.

Per il mese di dicembre p.v. il tema della serata sarà: “POETI E POETESSE DELLA PORTA ACCANTO”.

A tal proposito siamo a chiedere il coinvolgimento di tutti coloro che amano scrivere poesie, che conservano un sogno nel cassetto, a farsi avanti, venendo allo scoperto, esternando la loro anima dolce e delicata.

So per esperienza personale che spesso si è restii a mettere a nudo la propria anima, i propri sentimenti,   ma dobbiamo pensare che scrivere una poesia significa parlare al mondo con il linguaggio dell’amore, con la propria anima,   e, indubbiamente, questo può verificarsi solo se si possiede un’anima sensibile perché, ben sappiamo, che la poesia non è razionalità, ma è cuore e anima.

Ebbene, come sempre invitiamo tutti gli interessati a farsi avanti, contattando Matilde Maisto al seguente indirizzo di posta: tilde.maisto@virgilio.it oppure contattandola su FB.

Vi aspettiamo!

 

N.B. La foto si riferisce all’incontro precedente.

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Letteratitudini: Grande serata con l’avvocato Iannotta e l’eloquenza Antica in Atene e in Roma

novembre 25th, 2016 // 2:48 pm @

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Cancello ed Arnone – Come da copione, la serata di Letteratitudini di ieri sera, 24 Novembre, è stata assolutamente illuminante e di altissima cultura. La bravura, il sapere e l’oratoria utilizzata dall’avvocato Iannotta è stata di grandissimo spessore culturale e giuridico.

Il nostro relatore  ha parlato dell’eloquenza  Antica in Atene e in Roma con un linguaggio scioltissimo, facendo riferimento alla storia, alla filosofia, alla retorica e all’eloquenza nell’antica Grecia e nell’antica Roma, con una competenza minuziosa , ricca di dettagli, di precisazioni, di nomi che solo una persona coltissima ed amante della cultura può avere.

E’ stata una serata che, senza alcun dubbio, ha arricchito tutti i partecipanti che, per l’occasione, erano veramente tanti. Oltre alla padrona di casa, Matilde Maisto, erano presenti:   Raffaele Raimondo con la gentile consorte Lella Coppola, Prof. Falcone e consorte,   Mattia Branco , Raffaele De Lucia,   Italia Casella,   Marinella Viola, Felicetta Montella, Giannetta Capozzi, Laura Sciorio ed ovviamente l’avvocato Gaetano Iannotta.

 In sintesi l’Avvocato Iannotta ci ha precisato che  la retorica è l’arte del parlar bene  ovvero è la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi.  Lo scopo della retorica è la  persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di uno specifico uditorio.

Per la nascita della retorica è possibile fornire indicazioni geografiche e cronologiche precise: allorché nel 465 a.C. terminò la tirannia di trasibulo, ultimo dei fratelli Gelone e Gerone, che si erano resi protagonisti di massicci espropri di terreni, molti cittadini di Siracusa intentarono processi per tornare in possesso dei beni confiscati, facendo valere i propri diritti in tribunale con l’arma della parola. In questo contesto il primo a dare a dare lezioni di eloquenza fu il filosofo Empedocle di Agrigento, subito imitato dai suoi allievi siracusani Corace e Tisia, i primi a scrivere ‘manuali’ di retorica e a chiedere un compenso per i propri insegnamenti.

 Corace e il suo discepolo Tisia vengono sovente indicati come i «padri» della retorica, sebbene la testimonianza di Cicerone ci informi che essa doveva essere conosciuta in  Sicilia fin da tempi remoti: il loro merito sta dunque nell’aver teorizzato «con metodo e precettistica» quella che era un’antica pratica. Fondamento della loro arte (a quanto risulta dalla testimonianza di Platone) è il concetto di «verisimile» (eikós), ovvero tutto ciò che non può essere definito «vero» o «falso» in termini assoluti, che essi studiarono con un metodo rigoroso, scientifico.

Gli insegnamenti dei due retori si affermarono rapidamente in Sicilia, ma il loro non fu certo l’unico orientamento diffuso: in contrapposizione alla loro retorica scientifica si affermò nella  scuola pitagorica una retorica che potremmo definire irrazionalista, basata sulla seduzione che la parola è in grado di esercitare sull’anima di chi ascolta (psicagogia). I pitagorici distinguevano gli argomenti e i discorsi in base al tipo di pubblico (polytropía), e facevano largo uso di antitesi inoltre, sempre a essi si deve la prima teoria del Kairos («opportuno»), concetto inteso come armonia numerica e strettamente collegato alla polytropía, con il quale si indica il grado di opportunità di un discorso in relazione all’uditorio che si ha di fronte.

Tuttavia, come per la maggior parte delle arti, anche l’eloquenza non poteva che nascere in Grecia; perché i Greci amarono anche il parlare fiorito, elegante, adorno di metafore e similitudini, come fiorito era il loro senso architettonico, quel gusto del bello e dell’armonia che ancora oggi ammiriamo anche nelle raffigurazioni scultoree a noi pervenute.

Si badi bene, però, che culla del multiforme ingegno greco fu l’Attica, la cui perla più famosa fu Atene, protesa nel ceruleo mare Egeo, che, con i suoi tre porti diffuse la propria cultura per tutto il Mediterraneo, spingendosi anche ad oriente, avendo come viatico la poesia omerica ed i due capolavori del “grande cieco”: l’Iliade e l’Odissea.

E proprio in Omero scopriamo l’arte del discorrere armonioso; gli eroi omerici non sono solo coraggiosi combattenti, ma sono capaci di affascinare l’uditorio con un linguaggio originale e limpidoUlisse è non solo l’astuto per eccellenza, ma riesce a commuovere o infiammare i suoi ascoltatori; e così, anche il saggio Nestore; chi non ricorda l’addio di Ettore al figlio e alla moglie, o la dignitosa orazione del gran sacerdote Crise, o l’accorata preghiera del vecchio Priamo che supplica il tremendo Achille affinché gli restituisca la salma del figlio Ettore.

Questi esempi omerici furono i primi modelli di oratoria alla quale si ispirarono greci e romani; nella Teogonia di Esiodo, ad esempio, l’oratoria è considerata dono delle Muse, di cui beneficiarono, principalmente, gli ateniesi, grazie, soprattutto, alla loro costituzione democratica che la favorì.

L’assemblea popolare ateniese, la Bulè, era, pertanto, il luogo ove maggiormente era necessario dimostrare padronanza di linguaggio affinché le deliberazioni politiche fossero supportate dal più ampio consenso.

Accanto a questa forma di eloquenza politica o deliberativa, in Atene fiorì anche l’eloquenza giudiziaria, per i vari processi che venivano celebrati; ma vi era tenuta in gran conto anche l’eloquenza celebrativa, per onorare eroi caduti per la patria, oppure onorare un vincitore olimpico, o durante le celebrazioni in onore delle molte divinità che affollavano i magnifici templi dell’epoca.

Ovviamente, l’oratoria era uno studio profondo ed incessante per quanti si dedicavano all’agone politico, ed i più famosi politici di Atene furono tutti grandi ed originali oratori, che misuravano il proprio ingegno in quelle assemblee pubbliche onde suscitare il voto deliberativo e favorevole alle tesi che sostenevano: in ciò era molto abile, come ad esempio, Temistocle; mentre di Pericle si dice, ancora oggi, possedesse un eloquio splendido, al punto che la sua oratoria riusciva a dominare il popolo di Atene, grazie alle metafore di cui era ricca la sua parola, che spesso rendevano il suo discorso fluente come una recitazione poetica, specialmente quando pronunciava le orazioni funebri per i giovani morti in guerra, arrivando a paragonarli agli dei della patria, che, ancorché invisibili, sovrintendono alla tutela della città; e la commozione stringeva le gole ed i cuori quando piangeva la desolazione della città per i figli caduti in battaglia ; così, Pericle infiammava gli animi : “La città ha perduto la sua giovinezza; l’anno ha perduto la sua primavera…”.

Ma molti altri furono gli oratori d’Atene; certamente il più antico fu Antifonte di Ramnunte, perché fu il primo a pubblicare le proprie orazione; visse tra il 480 e il 405 circa a. C., fu uomo politico e maestro di retorica, ma fu considerato anche “logografo”, vale a dire un estensore di discorsi per iscritto, a richiesta di quanti avessero necessità di esporre le proprie ragioni in tribunale, perché la legge ateniese imponeva che sia l’accusatore che l’accusato dovessero sostenere le proprie argomentazioni personalmente; in quel tempo non c’era ancora il patrocinio legale, né erano molti coloro che erano capaci di difendersi da se stessi, per cui ci si rivolgeva a qualche retore per farsi stendere l’atto di citazione o la comparsa di difesa. Naturalmente questo sistema procedurale, sia in tribunale che in politica, favorì il sorgere di vere scuole di logografi, fra i quali grande fama ebbero i Sofisti; e come tutti sanno, i più famosi furono Protagora di Abdera e Gorgia da Lentiniil primo, meglio ricordato per il noto aforisma: “l’uomo è misura di tutte le cose; delle cose che sono in quanto sono e delle cose che non sono in quanto non sono“; come dire, che non c’è una sola verità, che la stessa non è assoluta, né oggettiva; che solo l’uomo può riconoscere o disconoscere quella realtà che, a proprio parere, gli convenga, per cui ciò che è vero al mattino, può essere considerato falso al pomeriggio: Ma Protagora fu anche un agnostico, al punto che mise in discussione la stessa esistenza degli dei del suo tempo affermando: “non posso affermare che esistano o non esistano, né quale aspetto essi abbiano; questa mia impossibilità è determinata da due valutazioni: l’impossibilità di penetrare questo mistero e la brevità della vita“.

Ma, a parte questa aneddotica, Protagora fu maestro rispettato ed esaltato dai suoi contemporanei e dai suoi discepoli, e lo stesso Platone, nel dialogo relativo a questo sofista, lo ammira per la sua eloquenza, per la sua personalità di pensatore oltre che di padronanza della lingua, tanto da essere considerato il padre della grammatica; infatti è grazie a lui se distinguiamo, ancora oggi, il genere dei nomi ed usiamo con correttezza i tempi verbali; ovviamente, alla sua scuola si avvicendavano i figli dei notabili ateniesi e quanti avevano necessità di argomentazioni serrate per riuscire vincitori nei processi giuridici; se oggi ai professionisti e agli avvocati si deve l’onorario per le loro prestazioni, ciò ha avuto come iniziatore il nostro Protagora.

Diverso, per cultura, fu, invece, Gorgia, nato a Lentini, presso la nostra Catania, verso il 485 a. C.; piuttosto filosofo, mise al servizio della retorica il suo sapere enciclopedico, ma evitò che la sua arte si esplicasse nei tribunali, per cui, la sua eloquenza fu di natura “epidittica” , cioè dimostrativafamoso è il suo “Encomio di Elena” nel quale sostiene l’innocenza della bella moglie di Menelao dall’essere stata la causa scatenante della guerra degli Achei contro Troia.

Fu, a nostro avviso, meno venale di Protagora, se non altro per la sua concezione dell’arte intesa come maestra di moraleal punto che considerava le rappresentazioni teatrali delle tragedie come “un inganno” benefico per quello spettatore che si lasciava ingannare dalla trama della tragedia proprio per ricavarne precetti di vita operosa e saggia. Da questo punto di vista, Gorgia può essere considerato degnamente come l’iniziatore della critica letteraria.

L’arte della parola , anzi, l’abilità forense devono, pertanto, molto alla retorica greca, e più ancora ai sofisti, a Gorgia e a Protagora, che insegnarono ad esporre, nella musicalità dell’orazione, le forme più sottili del ragionamento, ad esprimere la passionalità dell’animo nel confronto di tesi politiche.

Ma, proprio per questo, nacquero i primi raggruppamenti politici che coinvolsero masse di cittadini nelle violenti passioni ideologiche; in tale situazione tempestosa, grande importanza ebbero i grandi oratori come Isocrate, Eschine e il più famoso di tutti, Demostene.

Demostene fu, quindi il più grande degli oratori greci e, insieme, uomo politico e figura di importanza fondamentale per il mondo greco. Infatti la sua vita e la sua opera si intrecciano strettamente con le vicende politiche di Atene, nel momento della caduta sotto la potenza macedone.

Relativamente all’oratoria romana, invece,  lo studio  della stessa è fortemente penalizzato dalla perdita quasi totale di testimonianze, in particolare di quelle risalenti all’età più arcaica della repubblica. Questa penuria di documenti scritti, che costituisce una lacuna gravissima per gli studiosi di civiltà e cultura latina, si spiega con il carattere fortemente pragmatico del genere, legato a finalità pratiche e a circostanze immediate: sino a Cicerone, infatti, l’oratoria si mantenne per lo più nella sfera dell’oralità, nello statuto instabile e precario del non scritto. Fu lo stesso Arpinate ad affidare intenzionalmente per la prima volta alla scrittura la sopravvivenza delle sue orazioni e, nel contempo, a conferire al genere una dimensione letteraria, rievocandone i primi sviluppi e i protagonisti di età repubblicana nel Brutus, un dialogo di argomento retorico. La riluttanza dei primi oratori latini a fornire una stesura scritta dei loro discorsi e l’impostazione di carattere eminentemente pratico che l’oratoria ebbe a Roma sin dalle sue prime origini furono inoltre di ostacolo, a differenza di quanto accadde in Grecia con i sofisti, allo sviluppo della retorica, ovvero di un pensiero teorico sull’arte del dire, passaggio che si ebbe più avanti con l’influenza e la diffusione dei manuali di retorica greci.

Una delle figure più rilevanti di tutta l’antichità romana fu Marco Tullio Cicerone,esponente di un’agiata famiglia  dell’ordine equestre.    La sua vastissima produzione letteraria, che va dalle orazioni politiche aglii scritti di filosofia e retorica, oltre a offrire un prezioso ritratto della società romana negli ultimi travagliati anni della repubblica, rimase come esempio per tutti gli autori del i secolo a.C. , tanto da poter essere considerata il modello della letteratura latina classica.  Attraverso l’opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani poterono anche acquisire una migliore conoscenza della filosofia .Tra i suoi maggiori contributi alla cultura latina ci fu senza dubbio la creazione di un lessico filosofico latino: Cicerone si impegnò, infatti, a trovare il corrispondente vocabolo in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico greco.Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo latino si collocano invece le Lettere (Epistulae, in particolar modo quelle all’amico Tito Pomponio Attico ), che offrono numerosissime riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di comprendere quali fossero le reali linee politiche dell’aristocrazia  romana.

Cicerone occupò per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nel mondo della politica: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Sergio Catilina   ed aver così ottenuto l’appellativo di pater patriae (padre della patria), ricoprì un ruolo di primissima importanza all’interno della fazione degli Optimates  . Fu infatti Cicerone che, negli anni delle guerre civili   difese strenuamente fino alla morte una repubblica giunta ormai all’ultimo respiro e destinata a trasformarsi nel principatus augusteo.

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Letteratitudini, l’avv.Gaetano Iannotta parlerà sulla eloquenza antica in Atene e Roma

novembre 25th, 2016 // 2:45 pm @

avvocato-iannottaCancello ed Arnone (Redazione) – Come abbiamo più volte ribadito “ Letteratitudini” è un evento culturale ideato dalla Giornalista Matilde Maisto, che una volta al mese ospita gli amici, amanti della letteratura, nella sua dimora di Cancello ed Arnone, dando vita ad un interessante e coinvolgente salotto letterario.Per il corrente mese di Novembre 2016, esattamente per giovedì 24 p.v. alle ore 19,30, ha in programmazione un interessante incontro,   proposto dall’esimio avvocato Gaetano Iannotta dal tema “L’Eloquenza Antica in Atene e in Roma”, tracciando un parallelo tra l’oratoria greca e quella romana, con particolare riferimento alle figure di Demostene e Cicerone.Timidamente accenniamo a qualche informazione al riguardo, in attesa di   più ampi e approfonditi ragguagli , da parte del nostro relatore d’eccezione. In una cultura,come quella greca, la cui trasmissione fu affidata per secoli all’oralità, la capacità di parlare in pubblico, di persuadere un uditorio e di far prevalere la propria posizione su quella dell’avversario ebbe un ruolo cruciale. Già i poemi omerici danno rilievo ai discorsi tenuti nelle adunanze dei soldati e nei consigli dei capi militari. Nel terzo canto dell’Iliade si sottolinea come Odisseo, pur meno imponente di Menelao nell’aspetto, domini su tutti con la sua straordinaria eloquenza (Iliade III, 216-224). Ma le condizioni per cui l’arte della produzione e dell’esecuzione in pubblico di discorsi si sviluppò nelle forme di un genere letterario in prosa, legato alla prassi giudiziaria e politica, si verificarono soltanto a partire dal V secolo a.C. ed in particolare ad Atene. Dopo il felice esito delle guerre persiane, infatti, e con il consolidarsi delle istituzioni democratiche, Atene divenne teatro di dibattiti pubblici, di scontri tra uomini politici nell’assemblea plenaria dei cittadini, e di controversie giudiziarie nei tribunali popolari. Negli spazi e nelle occasioni offerti dalla pólis democratica, in cui ogni cittadino aveva la possibilità di partecipare attivamente alla vita pubblica ed era chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti alla comunità, fiorì la grande oratoria ateniese del V e IV secolo a.C., che fu, non a caso, eminentemente civile. È infatti in base agli ambiti del dibattito pubblico che si distinguono i tre generi dell’oratoria antica, denominati da Aristotele deliberativo, giudiziario ed epidittico.

Il più grande degli oratori greci e, insieme, uomo politico e figura di importanza fondamentale per il mondo greco fu Demostene. La sua vita e la sua opera si intrecciano strettamente con le vicende politiche di Atene, nel momento della caduta sotto la potenza macedone.

Relativamente all’oratoria romana, invece,  lo studio della stessa è fortemente penalizzato dalla perdita quasi totale di testimonianze, in particolare di quelle risalenti all’età più arcaica della repubblica. Questa penuria di documenti scritti, che costituisce una lacuna gravissima per gli studiosi di civiltà e cultura latina, si spiega con il carattere fortemente pragmatico del genere, legato a finalità pratiche e a circostanze immediate: sino a Cicerone, infatti, l’oratoria si mantenne per lo più nella sfera dell’oralità, nello statuto instabile e precario del non scritto. Fu lo stesso Arpinate ad affidare intenzionalmente per la prima volta alla scrittura la sopravvivenza delle sue orazioni e, nel contempo, a conferire al genere una dimensione letteraria, rievocandone i primi sviluppi e i protagonisti di età repubblicana nel Brutus, un dialogo di argomento retorico. La riluttanza dei primi oratori latini a fornire una stesura scritta dei loro discorsi e l’impostazione di carattere eminentemente pratico che l’oratoria ebbe a Roma sin dalle sue prime origini furono inoltre di ostacolo, a differenza di quanto accadde in Grecia con i sofisti, allo sviluppo della retorica, ovvero di un pensiero teorico sull’arte del dire, passaggio che si ebbe più avanti con l’influenza e la diffusione dei manuali di retorica greci.

Una delle figure più rilevanti di tutta l’antichità romana fu Marco Tullio Cicerone,esponente di un’agiata famiglia dell’ordine equestre.    La sua vastissima produzione letteraria, che va dalle orazioni politiche aglii scritti di filosofia e retorica, oltre a offrire un prezioso ritratto della società romana negli ultimi travagliati anni della repubblica, rimase come esempio per tutti gli autori del i secolo a.C. , tanto da poter essere considerata il modello della letteratura latina classica. Attraverso l’opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani poterono anche acquisire una migliore conoscenza della filosofia .Tra i suoi maggiori contributi alla cultura latina ci fu senza dubbio la creazione di un lessico filosofico latino: Cicerone si impegnò, infatti, a trovare il corrispondente vocabolo in latino per tutti i termini specifici del linguaggio filosofico greco.Tra le opere fondamentali per la comprensione del mondo latino si collocano invece le Lettere (Epistulae, in particolar modo quelle all’amico Tito Pomponio Attico ), che offrono numerosissime riflessioni su ogni avvenimento, permettendo di comprendere quali fossero le reali linee politiche dell’aristocrazia  romana.

Cicerone occupò per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nel mondo della politica: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Sergio Catilina  ed aver così ottenuto l’appellativo di pater patriae (padre della patria), ricoprì un ruolo di primissima importanza all’interno della fazione degli Optimates . Fu infatti Cicerone che, negli anni delle guerre civili  difese strenuamente fino alla morte una repubblica giunta ormai all’ultimo respiro e destinata a trasformarsi nel principatus augusteo.

Cari amici si prospetta una serata deliziosa, nel corso della quale non mancherà un gradito bouffet, con prodotti tipici locali.

Per chiunque voglia partecipare, è possibile contattare direttamente Matilde Maisto, sia su FB che attraverso la posta elettronica: tilde.maisto virgilio.it

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Letteratitudini : riapre il salotto culturale di Matilde Maisto

novembre 25th, 2016 // 2:40 pm @

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Cancello ed Arnone. Con l’Autunno ritornano anche i felici incontri di “Letteratitudini” evento culturale ideato dalla Giornalista e Scrittrice Matilde Maisto che nella sua accogliente dimora di Cancello Arnone ha dato vita ad uno dei piu’ coinvolgenti ed interessanti salotti letterari del nostro territorio.

Il primo appuntamento della stagione 2016/2017 si svolgera’ mercoledi’ 26 ottobre a partire dalle ore 19.00.

Il tema dell’incontro sarà il seguente: Il ‘napoletano’ riconosciuto come lingua dall’Unesco dal libro: “Zig zag tra due lingue” di Paola Starace.

La relatrice della serata sarà appunto la signora Paola Starace, nata e vissuta a Bagnoli, quartiere alla periferia di Napoli. Di lei leggiamo che fin da piccola ha dimostrato una forte inclinazione per il disegno, le attività manuali e la creatività in genere, diplomata “maestra d’arte” ha continuato a spaziare in ambito artistico facendo esperienze in svariati settori e continuando a coltivare le sue tante passioni, come leggere, scrivere, cucinare, collezionando corsi, diplomi e attestati, ma senza mai trascurare il suo ruolo di madre.

La Starace nel suo libro “Zig zag tra due lingue” spiega che l’Unesco ha riconosciuto il “napoletano” come lingua, quindi non fa parte più di tutti i dialetti storici presenti in Italia. Proprio nella nostra nazione questa nuova lingua (il napoletano) è seconda solo all’italiano, in pratica è la seconda lingua parlata più diffusa nel nostro Paese., in onore di questo avvenimento – Paola prosegue – ho voluto pubblicare questa breve raccolta di poesie, alcune scritte in lingua napoletana e alcune scritte in lingua italiana, che saranno proprio il tema conduttore della serata di Letteratitudini.

Il gruppo culturale di Cancello ed Arnone “Letteratitudini”, ovvero gli amanti della letteratura , costituisce una realta’ del panorama culturale del nostro territorio. Fra i suoi componenti, fra tutti, spiccano due nomi noti al giornalismo casertano e non solo, ovvero Mattia Branco e Raffaele Raimondo.

” Le serate trascorse con gli amici di Letteratitudini – spiega Matilde Maisto coordinatrice del gruppo – sono sempre stimolanti e coinvolgenti . Oltre alle voci dei componenti storici del gruppo abbiamo la possibilita’ ogni volta di ascoltare voci al di fuori del solito coro”.

” Riteniamo – continua la Maisto – che sia dovere degli adulti stimolare i giovani nella passione verso la cultura e , in particolar modo , verso la letteratura. i giovani sono il futuro, sono i rami nuovi germogliati da alberi secolari. La promozione della cultura tra i giovani è di importanza cruciale per il sostegno del loro sviluppo personale e un’attiva inclusione nella società. La loro creatività contribuisce al benessere sociale ed individuale ed anche alla prosperità economica. Sostenere l’energia creativa dei giovani e la loro capacità di innovazione significa aiutarli a sviluppare le proprie potenzialità”.

Quello di Matilde Maisto e’ un impegno costante , professionale oltre che umano , finalizzato alla diffusione della cultura. “Il coinvolgimento in attività culturali- conclude – contribuisce allo sviluppo del nostro territorio ed aiuta ad accrescere il senso di appartenenza di ciascuno alla comunità. Accedere alla cultura può rafforzare la consapevolezza di condividere un patrimonio culturale comune e promuovere una cittadinanza attiva aperta al mondo”

Per eventuali informazioni contattare Matilde Maisto cell.366 8129909

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Con l’Autunno ritornano anche i felici incontri di Letteratitudini

novembre 25th, 2016 // 2:38 pm @

Con l’Autunno ritornano anche i felici incontri di Letteratitudini

CANCELLO ED ARNONE (Matilde Maisto) – Non so Voi, cari amici, ma per me l’autunno  è una stagione meravigliosa. L’equinozio d’autunno segna la fine dell’estate e l’inizio del cammino verso l’inverno con un vero e proprio spettacolo di profumi e di colori tipico di questa stagione.

Non bisogna farsi scoraggiare dalle prime giornate di pioggia  e dobbiamo imparare ad apprezzare l’autunno in tutti i suoi aspetti. Le temperature iniziano ad abbassarsi ma i colori vivaci dell’autunno ci riscaldano.

I colori dell’autunno sono meravigliosi. L’autunno è la stagione in cui la natura si manifesta con i propri colori più belli. E’ impossibile non lasciarsi catturare dai fantastici colori autunnali delle foglie e degli alberi. Basta fare una passeggiata in un parco per rendersi conto di quanto la natura sia meravigliosa in questa stagione. I colori dell’autunno ci regalano relax e ci rallegrano nonostante l’estate sia finita.

A mio avviso ci sono molti motivi per amare l’Autunno, come ad esempio:

ricomincia la stagione delle zucche;

possiamo andare a raccogliere le castagne ed i funghi;

scattiamo le foto più belle dell’anno (chi ama la fotografia sa che i colori dell’autunno e la luce tipica di questa stagione sono una combinazione davvero ideale per scattare delle bellissime immagini);

ci ritroviamo con gli amici per raccontarci le vacanze;

le serate di pioggia in compagnia di un libro sono fantastiche;

non fa ancora troppo freddo per gite all’aria aperta e pic-nic;

finalmente possiamo riunirci attorno al camino.(Se potete in autunno non perdete l’occasione di riunirvi attorno al camino o alla stufa con le persone più care. Il tepore del camino è davvero accogliente e la compagnia degli amici e della famiglia durante le serate autunnali scalda il cuore e aiuta a ridurre lo stress. E per chi non ha il camino? Create comunque un punto di incontro accogliente: magari preparate una torta o dei biscotti e preparatevi a sfidarvi con una partita a carte o con i giochi da tavolo).

Ebbene tra tutti questi bellissimi appuntamenti, con l’Autunno arriva puntuale anche la nuova stagione degli incontri di “Letteratitudini”. Infatti il primo appuntamento autunnale è previsto per Mercoledì 26 ottobre p.v. alle ore 19,00.

Il tema dell’incontro sarà il seguente: Il ‘napoletano’ riconosciuto come lingua dall’Unesco dal libro: “Zig zag tra due lingue” di Paola Starace.

La relatrice della serata sarà appunto la signora Paola Starace, nata e vissuta a Bagnoli, quartiere alla periferia di Napoli. Di lei leggiamo che fin da piccola ha dimostrato una forte inclinazione per il disegno, le attività manuali e la creatività in genere, diplomata “maestra d’arte” ha continuato a spaziare in ambito artistico facendo esperienze in svariati settori e continuando a coltivare le sue tante passioni, come leggere, scrivere, cucinare, collezionando corsi, diplomi e attestati, ma senza mai trascurare il suo ruolo di madre.

La Starace nel suo libro “Zig zag tra due lingue” spiega che l’Unesco ha riconosciuto il “napoletano” come lingua, quindi non fa parte più di tutti i dialetti storici presenti in Italia. Proprio nella nostra nazione questa nuova lingua (il napoletano) è seconda solo all’italiano, in pratica è la seconda lingua parlata più diffusa nel nostro Paese., in onore di questo avvenimento – Paola prosegue – ho voluto pubblicare questa breve raccolta di poesie, alcune scritte in lingua napoletana e alcune scritte in lingua italiana, che saranno proprio il tema conduttore della serata di Letteratitudini.

Come sempre precisiamo che i soci di Letteratitudini sono aperti e pronti ad ospitare tutte quelle persone che, amando la letteratura, avrebbero il piacere di unirsi al nostro gruppo.

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