Browsing Category Letteratitudini

Resoconto serata di Letteratitudini: sulle orme di Francesco, per ri-amare la natura e consegnare alle generazioni future un mondo migliore

marzo 1st, 2016 // 8:55 am @

 8

Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) –L’incontro di Letteratitudini di ieri sera,ha avuto luogo nel giorno dell’anno bisestile 2016. A proposito del 29 Febbraio il messaggio generale che ci sovviene è quello di vivere un giorno in più, con la possibilità di riuscire a fare qualcosa che magari negli altri giorni non si è riusciti a fare. E quale migliore stimolo per i componenti di Letteratitudini utilizzare questo tempo in più spendendolo nella lettura dell’Enciclica 2015 “Laudato si’ di Papa Francesco, sulla cura della casa comune?Certo 24 ore in più nella nostra vita, non cambiano niente, ma sicuramente questo può far riflettere se si pensa al fatto che spesso non valorizziamo sufficientemente i singoli momenti delle nostre giornate, sprecando il nostro tempo che è prezioso. Questa riflessione mi fa pensare alla superficialità insita nell’uomo che è capace di sprecare il suo tempo, così come non è capace di prendersi cura della nostra casa comune.

Leggere l’Enciclica è stato molto bello, le parole di Papa Francesco sono semplici ed arrivano direttamente al cuore. Egli così inizia: “Laudato si’, mi’ Signore” cantava San Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”.
Papa Francesco spera che l’Enciclica ci possa aiutare a riconoscere la grandezza,l’urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta. Egli dice: – in primo luogo, nell’Enciclica, farò un breve percorso attraverso vari aspetti dell’attuale crisi ecologica. A partire da questa panoramica, riprenderò alcune argomentazioni che scaturiscono dalla tradizione giudeo-cristiana, al fine di dare maggiore coerenza al nostro impegno per l’ambiente. Poi proverò ad arrivare alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde. Alla luce di tali riflessioni vorrei fare un passo avanti in alcune ampie linee di dialogo e di azione che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale. Infine, poiché sono convinto che ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo, proporrò alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell’esperienza spirituale cristiana. –
Dopo la lettura prevista, sono seguiti i commenti tra i soci con il consueto scambio di pareri e, per finire, il professore Raffaele Raimondo ha proposto di intonare tutti quanti in in coro “LAUDATO SII O MIO SIGNORE”:
Laudato sii, o mi Signore…,E per tutte le sue creature /per il sole e per la luna/ per le stelle e per il vento/e per l’acqua e per il fuoco.

Laudato sii, o mio Signor…Per sorella madre terra/ci alimenta e ci sostiene/per i frutti, i fiori e l’erba/per i monti e per il mare.

Laudato sii, o mio Signor….Perchè il senso della vita/è cantare e lodarti/e perchè la nostra vita/sia sempre una canzone.

Laudato sii, o mio Signore…E per quelli che ora piangono/e per quelli che ora soffrono/e per quelli che ora nascono/e per quelli che ora muoiono.

Laudato sii, o mio Signore…E per quelli che camminano,/e per quelli che ti lodano,/e per quelli che ti aspettano,/e per quelli che ora cantano.

All’incontro hanno partecipato due nuove simpatizzanti: Elisa e Maddalena Petrella di Grazzanise, che si sono dette entusiaste della serata.

E’ stato veramente un bel momento, dopodiché ricchi di questa nuova esperienza, con allegria ed afflato ci siamo accostati al bouffet preparato per l’occasione.

Matilde Maisto

 

Category : Cultura &Letteratitudini

A breve l’incontro di ‘Letteratitudini’ : Papa Francesco “Laudato si’ – Enciclica sulla cura della casa comune”

febbraio 24th, 2016 // 8:52 am @

 7

Cancello ed Arnone (Redazione)– Imminente l’incontro di Letteratituidini, previsto per lunedì 29 Febbraio, alle ore 20,00.
I soci del sodalizio letterario, come di consueto, si sono dati appuntamenti presso il salotto letterario di Matilde Maisto per disquisire sul seguente argomento: “Sulle orme di Francesco, per ri-amare la natura e consegnare alle generazioni future un mondo migliore”.

A tal proposito leggeremo e commenteremo il primo capitolo della Lettera Enciclica “Laudato si’”. del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune.

Nel leggere l’enciclica sorge spontanea la domanda: “Ma che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, soprattutto ai bambini che stanno crescendo?” Questo interrogativo rappresenta il cuore della Laudato si’ .

In proposito bisogna considerare, come dice Carlo Petrini nella sua guida alla lettura dell’enciclica : “in larga parte è l’uomo che prende a schiaffi la natura, continuamente. Noi ci siamo un po’ impadroniti della natura, della sorella terra, della madre terra. Un vecchio contadino una volta mi ha detto: ‘Dio perdona sempre, noi gli uomini – perdoniamo alcune volte, la natura non perdona mai’, se tu la prendi a schiaffi lei lo fa a sua volta. Credo che noi abbiamo sfruttato troppo la natura”. (Papa Francesco) Con coraggio e lungimiranza, papa Francesco affronta in questa nuova, attesa enciclica, la seconda del suo pontificato, un tema di tipo sociale ed ecologico, oltre che di fede: la tutela dell’ambiente e del Creato. Su questi temi di grande attualità, la Chiesa viene giustamente considerata la voce più forte ed eloquente in materia, punto di riferimento anche dei trattati internazionali e delle conseguenti fonti normative, comunitarie e nazionali. Un argomento caro a Bergoglio che più volte si è espresso in materia con grande forza: “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo “.

L’incontro sarà sicuramente entusiasmante e vedrà, oltre alla partecipazione di tutti i soci, anche l’intervento di un valente sacerdote .
Come sempre invitiamo tutti voi a partecipare all’incontro e, dandovi appuntamento a lunedì, viauguriamo una buona giornata.
Di Redazione

 

Category : Cultura &Letteratitudini

Letteratitudini in “Lectura Dantis”

gennaio 28th, 2016 // 8:39 am @

 6

 

Cancello ed Arnone (Cacciapuoti Elisa) – Un incontro esaltante quello di ieri sera, 27 gennaio 2016 con Letteratitudini che, per il consueto incontro mensile, ha organizzato una “Lectura Dantis”, in occasione del 750esimo anniversario della nascita del padre della “Divina Commedia”.
Come sappiamo per questa ricorrenza tutta l’Italia ed anzi l’intera Europa si è inchinata davanti al genio di Dante Alighieri. Per l’occasione sono stati organizzati molteplici eventi: mostre, letture, convegni e conferenze, concerti di musica classica e contemporanea, spettacoli di teatro e di danza, video installazioni e proiezioni, lectio magistralis, summer school con i massimi protagonisti della scena culturale nazionale e internazionale e studiosi di letteratura dantesca.
Anche il gruppo culturale di Cancello ed Arnone “Letteratitudini”, gli amanti della letteratura, non ha voluto mancare a questo appuntamento.
La serata, che si è svolta, come sempre, nel salotto letterario di Matilde Maisto, coordinatrice del gruppo, è stata veramente molto bella e coinvolgente. Si sono, infatti, sentite voci nuove, voci al di fuori del solito coro, voci di giovani liceali che a turno hanno recitato dei versi della Commedia, oltre, naturalmente, alle voci dei componenti storici del gruppo.
Ha dato inizio alle ‘danze’ la giovane Grazia Pezzolo con il canto I dell’Inferno “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita…”.
E’ stata poi la volta di Sara Giannoccari con il canto V “… Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona…”.
Licia Conte, invece, ha letto dei versi dal canto X “Ed el mi disse: “Volgiti! Che fai? Vedi là Farinata che s’è dritto:da la cintola in sù tutto il vedrai…”.
E’ poi intervenuta Alessia Stolfo con alcuni versi del Canto XIII “… Uomini fummo, e or sem fatti sterpi:ben dovrebb’esser la tua man più pia,se state fossimo anime di serpi …”.
A seguire Concetta Amodio con ulteriori versi del Canto XIII “…”…L’animo mio, per disdegnoso gusto,credendo col morir fuggir disdegno, ingiusto fece me contra me giusto…”
La serata è continuata con la lettura del canto XXXIII dell’Inferno da parte di Matilde Maisto e Gaetano Viola: “…Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino, e questi è l’arcivescovo Ruggieri: or ti dirò perché i son tal vicino…” – “… Rispuose adunque: «I’ son frate Alberigo; i’ son quel da le frutta del mal orto, che qui riprendo dattero per figo».
Successivamente Raffaele Raimondo ha letto versi del Canto V del Purgatorio “… «ricorditi di me, che son la Pia: Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma”.
Poi Laura Sciorio da declamato i versi del Canto VI del Purgatorio “… «O Mantoano, io son Sordello de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava. Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!…”
La lettura è proseguita con Felicetta Montella con il Canto VIII del Purgatorio “… quando sarai di là da le larghe onde, dì a Giovanna mia che per me chiami là dove a li ‘nnocenti si risponde…”
Infine Marinella Viola ha declamato versi del Canto III del Paradiso “… “Frate, la nostra volontà quieta virtù di carità, che fa volernesol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta…” .
Matilde Maisto nel ringraziare tutti gli intervenuti si è rivolta soprattutto ai giovani, dicendo che la loro partecipazione all’incontro è stata assolutamente preziosa, perché i giovani sono il futuro, sono i rami nuovi germogliati da alberi secolari.
Il coinvolgimento in attività culturali contribuisce allo sviluppo personale dei giovani – prosegue la Maisto – aiuta ad accrescere il loro senso di appartenenza alla comunità. Accedere alla cultura può rafforzare la loro consapevolezza di condividere un patrimonio culturale comune e promuovere una cittadinanza attiva aperta al mondo.
La promozione della cultura tra i giovani è di importanza cruciale per il sostegno del loro sviluppo personale e un’attiva inclusione nella società. La loro creatività contribuisce al benessere sociale ed individuale ed anche alla prosperità economica. Sostenere l’energia creativa dei giovani e la loro capacità di innovazione significa aiutarli a sviluppare le proprie potenzialità.
Questo, in breve, l’invito che la Maisto ha rivolto ai giovani presenti, affinché proseguano il loro coinvolgimento con il gruppo culturale “Letteratitudini” sito sul territorio di Cancello ed Arnone. Purtroppo- ella conclude – il nostro paese non offre molte possibilità culturali extrascolastiche.

Elisa Cacciapuoti

Category : Cultura &Letteratitudini

Grande serata di “Letteratitudini” con l’esperto di letteratura giovanile Arkin Jasufi

dicembre 27th, 2015 // 6:46 am @

3

Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – Per la seconda volta il relatore dell’incontro, Arkin Jasufi, ha saputo destare molto interesse nei partecipanti che si sono appassionati alle vicende giovanili, ai loro amori, alle loro incoerenze ed anche, a volte , alle loro superficialità, che però vanno sempre interpretate come un segno di insofferenza, di malessere sociale, soprattutto un disagio morale che cammina di pari passo con la loro crescita fisica ed emotiva.
Ovviamente c’è stata una particolare attenzione per il romanzo di John Green “Colpa delle stelle”, che come sappiamo, parla di Hazel che ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee.
Il romanzo inizia con il racconto di Hazel che viene costretta, dalla madre e dal suo dottore di base, a partecipare ad un gruppo di supporto contro la depressione per ragazzi malati di tumore. Lì conoscerà altri ragazzi nelle sue stesse condizioni, tra loro spicca Isaac, a cui da bambino è stato rimosso un occhio a causa di un tumore particolarmente raro. Lui e Hazel sembrano condividere la loro esperienza in quel gruppo improbabile di malati cronici tramite i sospiri e le occhiate mentre gli altri ragazzi raccontano le loro esperienze sul continuare a sopravvivere.
Hazel è una protagonista spigliata e irriverente, di quelle che ti lasciano un sorriso sulle labbra nonostante tutti i drammi che debba sopportare.
Il gruppo rappresenta un luogo dove poter stringere amicizie con altre persone che si trovano o si sono trovate in una situzione simile alla tua, ma non è un romanzo edulcorato purtroppo come nella vita reale non tutti sopravvivono alla lotta.
L’altro protagonista è Augustus, che parteciperà ad una seduta per sostenere l’amico Isaac a cui dovranno asportare l’occhio buono perché il cancro si è ripresentato, ma neanche lui è immune a questo male che l’ha colpito qualche anno prima con un cancro alle ossa ed ha dovuto subire l’amputazione di una gamba.
“«Letteralmente?» ho chiesto. «Siamo letteralmente nel cuore di Gesù» ha detto.
«Pensavo che fossimo nel seminterrato di una chiesa, ma siamo letteralmente nel cuore di Gesù.»
«Qualcuno dovrebbe dirglielo, a Gesù» ho fatto io. «Dev’essere un bel rischio per Lui tenere nel cuore dei ragazzini malati di cancro.»
«Glielo direi io» ha ribattuto Augustus, «ma si dà il caso che sia letteralmente incastrato dentro il Suo cuore, per cui non mi sentirebbe.»
Ho riso. Lui ha scosso la testa e mi ha guardato.”
Tra i tre ragazzi nasce una vera amicizia, in particolare tra Hazel e Augustus, che si ritroveranno ad affrontare insieme le difficoltà.
Il tumore ha bloccato questi ragazzi e nonostante abbiano amici sani, con loro, la comunicazione resta in parte frenata, poiché non fanno più parte di quel mondo in cui il futuro è un dato di fatto; questi ragazzi devono lottare ogni giorno per avere un’occasione di andare avanti, non lasciandosi abbattere dalle cure, dolorosissime già per un adulto.
La malattia li lega in modo indissolubile perché loro sanno ciò che si passa e non hanno bisogno di dare futili spiegazioni.
Augustus ama le metafore, non ha ancora la patente di guida nonostante i suoi diciasette anni, va a scuola e gioca spesso e volentieri ai videogiochi con Isaac.
“«Non ti uccidono, se non le accendi» ha detto mentre la mamma fermava l’auto praticamente attaccata al cordolo. «E non ne ho mai accesa una. È una metafora, sai: ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo.»
«È una metafora» ho detto, dubbiosa. La mamma temporeggiava.
«Proprio così, una metafora» ha detto lui.
«E quindi tu ti comporteresti in un modo rispetto a un altro sulla base delle risonanze metaforiche…» ho detto.
«Oh, sì.» Ha sorriso. Il suo sorriso largo, quello vero, quello buffo. «Sono un devoto credente nella metafora, Hazel Grace.»”
Particolare sarà il rapporto che si creerà tra Hazel, Augustus e l’autore Van Houten.
Dato che Van Houten lascia il suo libro – “Un’imperiale afflizione” – incompiuto, per chissà quale motivo, sia Hazel, che successivamente Augustus, si interrogano su quale sia il “vero finale” del romanzo, tanto da far desiderare ai due ragazzi di intraprendere un viaggio intercontinentale per trovare le risposte alle loro domande.
Molte volte, noi lettori, idealizziamo i nostri scrittori, coloro che attraverso le loro parole sono stati capaci di farci provare sentimenti ed emozioni vere, credendo che loro sapranno darci tutte le risposte e immaginando che una persona che ti faccia provare tutte queste sensazioni grazie alla scrittura, sia una persona degna di tale nome. Idealizziamo anche i personaggi da loro creati, credendo che l’unica persona che possa dare un lieto fine ai protagonisti sia lo scrittore, ma ci sbagliamo.
Purtroppo questo non accade per Hazel ed Agustus in quanto scoprono che Van Houten è un uomo alcolizzato ed incapace di dare risposte. Tuttavia il viaggio ad Amsterdam dei due protagonist, si rivela magico per il loro dolcissimo amore ed i due vivono un’esperienza bellissima ed indimenticabile.
Poi ritornano a casa ed Hazel ha una ricaduta, tutti pensano di perderla, compreso Augustus che non parla, invece, della sua ricaduta, che lo porterà alla morte.
Hazel rimane sola, ma riceverà una lettera scritta da Augustus a Van Houten nella quale egli dice:
– “Van Houten, io sono una persona buona ma uno scrittore di merda. Lei è una persona di merda ma un buon scrittore. Insieme faremmo una grande squadra. Non voglio chiederle favori, ma se ha tempo – e da quello che ho visto ne ha un sacco – mi chiedevo se potesse scrivere un discorso funebre per Hazel. Ho tutti gli appunti, ma sarei felice se lei potesse farli diventare un discorso coerente, o anche solo indicarmi che cosa dovrei dire in un altro modo. Con Hazel le cose stanno così: quasi tutti sono ossessionati dal pensiero di lasciare un segno nel mondo. Di tramandare qualcosa. Di soprovvivere alla morte. Tutti vogliamo essere ricordati. Anch’io. Questo è ciò che più mi disturba, essere un’altra immemorata vittima dell’antica e ingloriosa guerra contro la malattia. Io voglio lasciare un segno. Ma Van Houten, i segni che gli umani lasciano troppo spesso sono cicatrici. Costruisci un negozio orrendo, o fai un colpo di stato, o provi a diventare una rockstar e pensi: “Adesso sì che si ricorderanno di me” ma non si ricordano di te, e tutto quello che ti lasci alle spalle sono altre cicatrici. Il tuo colpo di stato si trasforma in dittatura. Il tuo negozio distrugge il paesaggio. Siamo come un branco di cani che pisciano sugli idranti. Avveleniamo l’acqua di fonte con la nostra piscia tossica, segnando ogni cosa come MIA nel ridicolo tentativo di sopravvivere alla nostra morte. Io non riesco a smettere di pisciare sugli idranti.. So che è sciocco e inutile, ma sono un animale come chiunque altro. Hazel è diversa. Lei cammina leggera, vecchio mio. Lei cammina con passo leggero sulla terra. Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l’universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo nè l’una, nè l’altra cosa. La gente dirà che è una cosa triste lasciare una cicatrice più piccola, che saranno in pochi a ricordarla, che sarà stata amata in modo profondo, ma non a vasto raggio. Ma non è triste, Van Houten. E’ magnifico. E’ eroico. Non è questo il vero eroismo? Come dicono i medici: primo, non fare del male. I veri eroi comunque non sono quelli che fanno le cose; i veri eroi sono quelli che NOTANO le cose, quelli che prestano attenzione. Dopo che la mia PET si è illuminata tutta, mi sono intrufolato nel reparto di terapia intensiva e l’ho vista mentre era priva di sensi. Aveva quest’acqua scura cangerogena che le usciva dal torace. Gli occhi chiusi. Era intubata. Ma la sua mano era ancora la sua mano, ancora calda, con le unghie dipinte ed io l’ho tenuta stretta e ho cercato di immaginare il mondo senza di noi e per circa un secondo sono stata una persona abbastanza buona da sperare che morisse in modo da non dover scoprire che stavo per morire anch’io. Ma poi ho chiesto più tempo per poterci innamorare. Il mio desiderio è stato realizzato, suppongo. E le ho lasciato la mia cicatrice. Ma cos’altro dire? E’ così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: lo sai che lo è. E’ divertente senza essere mai cattiva. Io l’amo. Sono così fortunato ad amarla. Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte: Spero che a lei piacciono le sue. –
Un romanzo veramente bellissimo che suggeriamo di leggere sia ai giovani che ai meno giovani.
Naturalmente la serata si è conclusa con il tradizionale brindisi di Buone Feste con l’appuntamento al 2016.

4

5

Category : Cultura &Letteratitudini

“LETTERATITUDINI”: In programmazione l’incontro novembrino

novembre 25th, 2015 // 7:59 am @

 1 785

Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – “I giovani e la lettura nell’epoca digitale” questo il titolo dell’incontro del mese di Novembre 2015, programmato dal gruppo di lettura “Letteratitudini”.
Per l’esattezza, avrà luogo giovedì 26 novembre 2015 alle ore 19,00. Il relatore della serata sarà il nostro associato più giovane Arkin Jasufy, che ha dato prova di una grande competenza nel campo delle letture preferite dai giovani e nell’editoria più in generale.
A tal proposito egli dice: nel panorama editoriale spesso nascono fenomeni inaspettati, accade che un argomento mai approfondito, un genere sottovalutato, un testo passato inosservato diventi il nuovo oggetto di culto dei lettori creando il caso editoriale dell’anno.
Più o meno questo è accaduto per i cosiddetti libri adolescenziali, testi che narrano storie dove spesso i giovani sono protagonisti e vivono i disagi, le problematiche e le emozioni tipiche di una fascia d’età tra le più delicate della crescita umana.
Se nel passato si è assistito al successo di libri come, “I ragazzi della Via Pal” o “I ragazzi della 56esima Strada” ecc., il fenomeno attuale ha contorni leggermente diversi e risponde ad una domanda crescente proveniente da questa fascia d’età che reclama contenuti più aderenti alla propria visione del mondo.
In realtà i giovani amano molto leggere e lungi dall’essere distanti dalla lettura, oggi come oggi, rappresentano la parte trainante dell’editoria.
Ricordiamo, solo per esempio, il romanzo di Valentina F. “TVUKDB -Ti voglio un casino di bene” che parla di una quindicenne Marta, che racconta della sua storia d’amore e contemporaneamente dei cambiamenti che avvengono in lei velocemente.
Oppure “Bianca come il latte, rosso come il sangue” di Alessandro D’Avena. La storia del romanzo ruota tutta intorno a Leo un adolescente come tanti che passa le giornate fra partite di calcetto e scorribande in motorino con gli amici. La sua passione è l’iPod, mentre le giornate a scuola lo annoiano a morte ed odia profondamente i professori.
Ovviamente saranno menzionati molti altri romanzi amati dai giovani e sarà, come sempre, costruttivo il dialogo e lo scambio di idee che ci sarà fra i componenti del gruppo.
La serata terminerà con un gustoso bouffet, ma soprattutto in grande armonia, afflato ed amicizia.
Appuntamento a giovedì 26, quindi, e mi fa piacere invitare chiunque volesse partecipare.

Category : Cultura &Letteratitudini

Letteratitudini: Presentazione del volume ” Versi fuori corso” di Giuseppe Bocchino

ottobre 30th, 2015 // 8:06 pm @

 2
Mercoledì 28 Ottobre u.s. una grande serata all’insegna della cultura con Lettaratitudini. E’ stato presentato il libro di Giuseppe Bocchino “Versi fuori corso” – Giuseppe Vozza Editore.
All’incontro hanno partecipato oltre a Matilde Maisto, anche Giuseppe Vozza, Editore del volume , e poi gli intellettuali parte integrante del salotto letterario di Letteratitudini, ovvero Raffaele Raimondo, Felicetta Montella, Marinella Viola, Laura Sciorio, Lella Coppola, Giannetta Capozzi, Maria Sciorio, Arkin Jafuri. Presenti anche numerosi colleghi del giornalismo, come Mattia Branco , Giovanna Paolino, Giovanna Pezzera , oltre che esponenti di associazioni culturali come Mina Iazzetta e Raffaella Petrella , quest’ultima facente parte del direttivo dell’Associazione ” Tre Grazie ” di Grazzanise.
L’incontro è stato all’insegna delle emozioni, lo stesso autore Giuseppe Bocchino ha spiegato il senso di questo suo lavoro inteso come profonda analisi del suo percorso umano e professionale.
Da sempre – egli dice – l’esere”fuori” dal consueto è il momento costitutivo del “fatto” poetico: trasversale agli eventi nella sua continua aspirazione a confondere l’adesso con il pima e il dopo, sin dal principio la poesia compie un’opera di estraniamento dai rigidi piani spaziali della cronologia. Ad esempio, nella continua rilettura del proprio diario intimo, che è essenzialmente riattivazione ed esaltazione della memoria del cuore, la poesia puòalimentarsi di ciò che fue scaraventare nell’oggi la musicalità delle ricordanze, farsi così nostalgia di bellezza perduta.
Altre volte il lirismo dlla sofferenza è nell’immediato, nella comunanza degli stati d’animo con i simboli della Natura, catalogati nella processione della percezione, che amplifica l’urgenza del dolore, essendo il suo verbo incarnato sia alla effigie del reale che alle figure dell’umana presenza.
Negli istanti del sogno e della visione, invece, il mondo appare in una distanza notturna quasi ascetica, da dove levigare le ferite e arginare il suo male scuro nel lavorio dell’astrazione espressiva. E quando nei suoi slanci aggancia la schiena del futuro e la trascina nella trappola della pagina bianca, inchiodando i suoi vaticininello spazio dell’ora, essa diventa incomprensibile, senzatemere, però, il ripudio dei contemporanei, sebbene l’incomunicabilità sia una delle suepossibili condanne a morte.
Ma se questaparola deve sempre rischiare l’inattualità per essere autentica, il poeta non puòche vivere da eterno disadattato, o peggio, troppo adattato alle costrizioni dei luoghi di vita comune, che è la vera dannazione, purtroppo senza fiamme d’inferno, semmai in bianco e nero, come in una commedia o in una foto per le antologie letterarie.
Misero poeta senza patria, perso nel labirinto del fuori luogo, dove egli sopporta il fardello di un pessimismo ad uso e consumo dei posteri: mai una gioia da rivendicare in questa colpa senza redenzione, mai una cura per salvarlo dalla subdola malattia del farsi linguaggio dell’ispirazione, di cui purtroppo non conosce le intenzioni né controlla con la ragione.
Si tratta di un’inquietudine, che egli sperimentò la prima volta per rabbia e per amore, somigliante ad una febbre improvvisa, la quale si placa unicamente con l’oscura fatica di mille fogli strappati da uno sconosciuto (innanzi tutto a sé stesso), prima che i solchi tracciati dall’inchiostro possano condurre, non tanto alla gloria immortale, quanto (almeno si spera) alla riconoscenza di una futura, duratura ed amorevole memoria.
Concludiamo facendo nuovamente vivissimi complimenti a Giuseppe Bocchino. Ad majora!

Matilde Maisto

Category : Cultura &Letteratitudini

” Versi fuori Corso”: l’opera prima di Giuseppe Bocchino a battesimo da Matilde Maisto

ottobre 30th, 2015 // 8:02 pm @

1
” Versi fuori corso”, prima raccolta di poesie del Giornalista Giuseppe Bocchino, Direttore Editoriale della Collana Raccordi per la Casa Editrice Vozza di Casolla, ha debuttato ieri mercoledi’ 28 ottobre, alle ore 19.30, a Cancello Arnone, nel salotto culturale di Matilde Maisto denominato “Letteratitudini”, che accoglie il gruppo di lettura di cui Matilde Maisto è instancabile e impareggiabile anima. A tenere a battesimo questa intensa e passionale viaggio nel mond delle emozioni , oltre Matilde Maisto, anche Giuseppe Vozza Editore del volume , e poi gli intellettuali parte integrante del salotto letterario di Matilde Maisto, ovvero Raffaele Raimondo,Felicetta Montella, Marinella Viola, Laura Sciorio, Lella Coppola, Giannetta Capozzi, Maria Sciorio, Arkin Jafuri. Presenti anche numerosi colleghi del giornalismo, come Mattia Branco e Giovanna Pezzera , oltre che esponenti di associazioni culturali come Mina Iazzetta e Raffaella Petrella , quest’ultima facente parte del direttivo dell’Associazione ” Tre Grazie ” di Grazzanise. Giuseppe Bocchino ha spiegato il senso di questo suo lavoro inteso come profonda analisi del suo percorso umano e professionale. ” E’ una raccolta – ha precisato- di sentimenti e di stati d’animo attraverso la Poesia volano della Bellezza”. L’Autore, impegnato giornalista per oltre 10 anni, ha spiegato il significato della sua scelta verso la Poesia. ” Il Poeta- ha detto- vive una diversità emotiva rispetto al contesto sociale che non è facile spiegare. Ho impiegato 25 anni della mia vita per comprendere e incanalare questa mia attitudine. Alla fine ho compreso che questa forma di espressione è quella che rappresenta il mio modo di essere”. In quest’opera Giuseppe Bocchino dimostra un consistente spessore culturale che, tuttavia, non gli impedisce di arrivare in modo diretto all’animo del lettore , avvolgendolo di emozioni , quasi come il testo di una ballata rock. ” Sono sempre stato fuori corso- ha commentato Bocchino- nel senso che mi sono sempre ritrovato al di fuori di quelli che sono i consueti canoni conformistici”. L’incontro è stato caratterizzato dal reading di alcuni componimenti dell’opera letti oltre che dai componenti del gruppo letterario anche dallo stesso Giuseppe Bocchino. Fra questi vanno segnalate “Manifesto”- ” Santa Teresa degli Scalzi”- ” La Quercia sul Confine”- e la suggestiva “Dicembre” in cui si parla di una ” malasorte legata alla prematura perdita della madre”. ” Versi fuori corso” è la storia di un uomo che ha il coraggio di scegliere l’autenticità dei sentimenti lasciando ” fuori corso” gli inganni e la finzione del conformismo che attanagliano la società nella logica dell’ambizione e del potere. E’ una dichiarazione d’amore verso la propria terra , Madre accogliente in un momento di dolore, ma anche porta di accesso verso la libertà dalle macerie di un mondo distrutto dalla sua stessa ansia di successo. Uno straordinario percorso di crescita sapientemente rappresentato dalla fotografia utilizzata sulla copertina del libro, gentilmente offerta dal Prof Ignazio Venafro, dal titolo “Amor Mundi: la fabbrica del pa..ssaggio”: una fabbrica, espressione capitalistica di produzione e di efficienza, ma anche di alienazione , ormai abbandonata, con una sola porta d’accesso in un bosco, simbolo dell’Alto Casertano, terra di provenienza di Bocchino, ma anche simbolo di speranza, di valori umani e sociali saldamente radicati nella coscienza di chi ” ha voluto oltrepassare quella porta” per arrivare attraverso il dolore alla Benedizione finale ” pioggia dal cielo piena”. Al termine del reading Matilde Maisto ha offerto in onore di Giuseppe Bocchino un gustoso buffet a base di prodotti locali: mozzarella di bufala, pizza alla brace, vino e dolci. Per non dimenticare che il senso della vita è proprio quel ” fuori corso”.

Category : Cultura &Letteratitudini

Il gruppo di lettura ”Letteratitudini” , con Ottobre riapre la nuova stagione 2015/2016

ottobre 15th, 2015 // 12:37 pm @

8-webCancello ed Arnone (Matilde Maisto) – L’autunno ormai avanzato ripropone il nuovo tempo di Letteratitudini che, quest’anno, si preannuncia sempre più interessante, accertato pure le rinnovate disponibilità dei comuni amici “storici”: Matilde Maisto, Raffaele Raimondo, Felicetta Montella, Marinella Viola, Laura Sciorio, Lella Coppola, Giannetta Capozzi, Maria Sciorio, Arkin Jafuri, si è programmato il primo incontro per mercoledì 28 Ottobre 2015 alle ore 19,30.

Quest’anno i nostri preziosi incontri di lettura inizieranno con un reading di poesie dell’amico giornalista Giuseppe Bocchino, che ha recentemente pubblicato con la casa editrice “Giuseppe Vozza Editore” un suo libro di poesie “Versi fuori corso”, prima raccolta di poesie nelle quali Giuseppe intende esaltare la straordinaria energia delle passioni e delle emozioni; si tratta di quarantacinque componimenti in cui si celebra la potenza della parola poetica, che con la sua forza richiama l’individuo al dovere di liberarsi dagli inganni e dalla finzione del conformismo, per vivere una vita nell’autenticità dei sentimenti.
In questa difficile conquista della consapevolezza interiore, dice Giuseppe Bocchino, la poesia non è solo il luogo della disperazione, dello scoramento individuale, ma è soprattutto eroica rivolta esistenziale contro gli ostacoli, voglia di riscatto attraverso la solidarietà umana e l’amore per la solidarietà umana e l’amore per la natura, desiderio e godimento della bellezza in tutte le sue manifestazioni.
Naturalmente non mancherà un vivace dibattito tra tutti i partecipanti e, come sempre, l’incontro si concluderà con un gradevole bouffet.
Ovviamente saremo lieti di ospitare tutte quelle persone che, amanti della letteratura, si vorranno unire al nostro gruppo.
Vi aspettiamo!

In evidenza la foto del gruppo durante un incontro precedente

 

Category : Cultura &Letteratitudini

“Letteratitudini” va in vacanza con “Il mare: al centro della nostra vita”

giugno 23rd, 2015 // 7:18 pm @

1

2 bis
Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – La stagione culturale 1014/2015, ormai, è terminata con l’ultima serata di mercoledì 17 giugno u.s.
I soci storici del gruppo, ossia Matilde Maisto, Raffaele Raimondo, Lella Coppola, Felicetta Montella, Laura Sciorio, Marinella Viola, Giannetta Capozzi, Arkin Jasufi, in questo incontro,hanno avuto il piacere di ospitare due nuovi illustri amici ed esattamente l’avvocato Gaetano Iannotti con la sua gentilissima consorte Marianna.
Il tema prescelto, proprio in prossimità delle vacanze, è stato: “Al centro della nostra vita: il mare”, con la lettura di alcune bellissime poesie, che hanno come filo conduttore, appunto “il mare”. Poesie scelte con il cuore di ogni partecipante che si è ritrovato in poesie come: “L’uomo e il mare” di Charles Baudelaire, “Qui ti amo” di Pablo Neruda, “S’ode ancora il mare” di Salvatore Quasimodo, “Mare” di Giovanni Pascoli, “L’Eternità di Arthur Rimbaud, “A Zacinto” di Ugo Foscolo, “Crepuscolo” di Henrich Heine, “Il Pescatore” di Wolfang Goethe.
Graditi anche alcuni testi di canzoni come “Il Mare d’inverno” di Loredana Bertè & Enrico Ruggeri, “Onda su onda” testo di Bruno Lauzi.
E, non poteva, ovviamente, mancare uno stralcio del romanzo di Ernest Hemingway “Il vecchio e il mare”; molto bella questa frase:… – Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere il sole? Siamo nati fortunati, pensò… –
Poesie, senza dubbio bellissime, che creano un forte pathos ed una grande passione perché per tutti coloro che amano la “poesia”, essa è tutto ciò che ti tiene vivo e da un senso alla tua vita.
Ma la vera scoperta della serata è stato proprio la new entry del gruppo, l’avvocato Gaetano Iannotta che, tra una portata e l’altra, ci ha deliziato con alcune sue poesie tratte dal suo libro “Il Canto dell’Uomo” – Carmina –
Una poesia molto bella tratta dalle liriche del soliloquio è “Ventun Giugno”che così recita: Così al solstizio di calda luce diffusa,/in cuspide che spezza l’anno a metà,/il mondo vide il mio dì./O Ventun Giugno,/cosa dunque son per te,/Castore, Polluce o altro ancora?/Breve o lunga che sia la vita mia,/forse mai lo scoprirò./O giorno del sole,/che al tramonto non vuol versar,/svela il mistero degli astri miei/ che solo guerra sembra arrecar./Riposo e pace non vedo/e triste è la sorte/del dì che taglia/in due la vita mia.
Nella prefazione del libro leggiamo: – Non v’è cosa più sublime della capacità di comporre versi: ciò che le Muse dicono per bocca dei poeti è eterno. Questo è quanto Gaetano Iannotta riesce a fare dal momento della prima ispirazione fino all’ultimo verso di questa meravigliosa silloge. –
Naturalmente il gruppo di Letteratitudini è pienamente d’accordo con il pensiero innanzi espresso ed è stato molto felice di programmare il primo incontro della nuova stagione 2015/2016 (mese di ottobre) proprio con l’avvocato Iannotta che ci illuminerà con una conferenza su ASTROLOGIA-FILOSOFIA-LETTERATURA.
Come da previsioni la serata è stata eccezionale, ricca di cultura, di amicizia, e di grande afflato.
Vi lasciamo, augurando a tutti buone vacanze e dandovi appuntamento al prossimo ottobre.
Matilde Maisto

Ecco tutte le poesie lette e meditate nella serata di Letteratitudini: “Il mare: al centro della nostra vita”:

WOLFGANG GOETHE – IL PESCATORE
L’acqua frusciava, l’acqua cresceva,
un pescatore stava sulla riva,
tranquillo, intento solo alla sua lenza,
ed era tutto freddo, anche nel cuore.
E mentre siede e ascolta,
si apre la corrente:
dall’acqua smossa affiora
una donna grondante.
A lui essa cantava, a lui parlava:
“Perchè tu attiri con astuzia umana,
con umana malizia, la mia specie
su alla luce che la ucciderà?
Ah, se sapessi come son felici
i miei piccoli pesci là sul fondo,
anche tu scenderesti, come sei,
e solo là ti sentiresti sano.
Non si ristora forse il dolce sole
nel mare, e così anche la luna?
Il loro volto, respirando l’onda,
non risale più bello?
Non ti alletta il cielo profondo,
l’azzurro che nell’acqua trascolora?
E il tuo volto stesso non ti chiama
quaggiù, nell’immutabile rugiada?”.
L’acqua frusciava l’acqua cresceva,
e a lui lambiva il piede.
Il cuore si gonfiò di nostalgia,
come al saluto della sua amata.
A lui essa cantava, a lui parlava,
e per lui fu finita:
un pò lei lo attirava, un pò lui scese,
e non fu più veduto.
HEINRICH HEINE – CREPUSCOLO
Sulla pallida spiaggia giacevo,
solitario dai tristi pensieri.
Declinava al tramonto nel mare
il sole, gettando sull’acqua
vivi sprazzi di porpora ardente;
ed i candidi flutti lontani,
sospinti dall’alta marea,
venivan spumando frusciando
più presso, più presso…
Uno strano gridare, un brusìo
e sibili e murmuri e risa,
un sospirare, un ronzare:
e, frammezzo, un sommesso cantare
di cune dondoleggiate.
Riudir mi parea le obliate
leggende, le fiabe soavi
di tempi remoti, che bimbo
mi seppi dai bimbi d’accanto,
allor che nei vesperi estivi
ci acquattavam sui gradini
dinanzi alla porta di casa
per cinguettarci sommessi
le storie, coi piccoli cuori
protesi in ascolto, con gli occhi
astuti di curiosità,
mentre le bimbe più grandi,
dalle finestre di fronte,
tra vasi olezzanti di fiori
sporgevano i volti di rosa
ridenti alla luce lunare.
UGO FOSCOLO – A ZACINTO
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
CHARLES BAUDELAIRE – L’uomo e il mare
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
ARTHUR RIMBAUD – L’eternità
È stata ritrovata!
– Cosa? – l’Eternità.
È il mare unito
Al sole.
GIOVANNI PASCOLI – Mare
M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
(Myricae)
SALVATORE QUASIMODO – S’ode ancora il mare
Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
EUGENIO MONTALE – Casa Sul Mare
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

“Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere il sole?
Siamo nati fortunati, pensò…”
Ernest Hemingway, Il Vecchio e il Mare
Ernest Hemingway (1899-1961) scrive Il vecchio e il mare (The old man and the sea) nel 1951, anche se l’abbozzo di questo breve romanzo risale al 1936. Mentre lavora al romanzo Hemingway si trova a Cuba, dove risiede dal 1939; non è quindi un caso che le atmosfere del libro risentano sia della cultura cubana che delle fascinazioni per la dura vita dei pescatori. Tuttavia Hemingway sceglie di lasciare fuori dal romanzo l’attualità di quei primi anni Cinquanta, le tensioni della Guerra Fredda tra USA e URSS e le lotte politiche interne alla società cubana che avrebbero portato nel 1952 alla presa di potere da parte del dittatore Fulgencio Batista (1901-1973).
Il vecchio e il mare ha immediatamente un enorme successo di pubblico che, nel 1953, vale a Hemingway il premio Pulitzer, uno dei massimi riconoscimenti letterari americani. Solo un anno dopo Hemingway vincerà anche il premio Nobel per la Letteratura.
Trama
Santiago, un vecchio pescatore cubano, da due mesi e mezzo esce per mare e torna a mani vuote e la sua reputazione è così compromessa che perfino i genitori del suo apprendista, il giovane Manolin, vogliono che il figlio presti servizio presso pescatori più abili e fortunati. Ma il ragazzo è molto affezionato a Santiago e continua a frequentarlo, aiutandolo con le reti e le provviste e conversando con lui di vari argomenti. Un giorno Santiago decide di mettere fine agli esiti negativi delle sue battute di pesca e si risolve ad avventurarsi da solo più lontano del solito, in mare aperto: i suoi sforzi vengono ricompensati, infatti abbocca all’amo un gigantesco marlin 1. Tra il vecchio pescatore e la sua preda inizia una lunga battaglia che andrà avanti per quasi tre giorni: il marlin per liberarsi tira la barca verso di sé e Santiago, negli sforzi per trattenerlo, si ferisce più volte finché, allo stremo delle forze, riesce ad attirare il pesce verso lo scafo e lo finisce con un arpione. Ma sulla via del ritorno il pesce lascia dietro di sé un’abbondante scia di sangue che attira gli squali: Santiago ne uccide molti ma, quando la barca giunge finalmente in porto, del marlin non restano che pochi brandelli. Stremato e arrabbiato con se stesso essersi spinto troppo lontano e aver sacrificato un “avversario” così formidabile come il marlin, Santiago torna alla sua capanna e si addormenta. Il giorno dopo una folla di pescatori si riunisce esterrefatta intorno alla sua barca, ammirando la grande carcassa del pesce ancora attaccata allo scafo. Manolin, preoccupato per la sorte del suo vecchio amico, tira un sospiro di sollievo quando lo trova in casa che dorme. Il giovane porta a Santiago il caffè e i giornali e i due decidono di tornare ad essere compagni di pesca.
Un romanzo sulla dignità
Il rapporto dell’uomo con la Natura è una tematica che, in letteratura, ha sempre suscitato grande interesse. Nel caso della letteratura americana, questo rapporto tradizionalmente si sviluppa nei termini di uno scontro tra un essere finito e debole, l’uomo, e una forza smisurata, la Natura. Nei romanzi di Jack London (1876-1916), ad esempio, il problema centrale è quello prettamente darwiniano dell’adattamento dell’uomo alla natura e della lotta per la sopravvivenza. Ne Il vecchio e il mare, invece, ciò su cui si concentra Hemingway è la modalità con cui avvengono quell’adattamento e quella sopravvivenza. Ciò che l’autore celebra, quindi, sono valori come la dignità e il coraggio di chi lotta e di chi sopravvive, anche nel mondo animale. In questa direzione allora si può leggere una riflessione di Santiago che occorre verso la metà del romanzo:
Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità .
Oppure più avanti:
Non hai ucciso il pesce soltanto per vivere e per venderlo come cibo, pensò. L’hai ucciso per orgoglio e perché sei un pescatore. Gli volevi bene quand’era vivo e gli hai voluto bene dopo. Se gli si vuol bene non è un peccato ucciderlo
La dimensione utilitaristica della pesca (quella che ad esempio fa propendere i genitori di Manolin a consigliare al figlio di trovarsi un altro maestro, poiché Santiago sembra colpito dal malocchio) si sposta così in secondo piano. Emerge piuttosto l’importanza del rapporto (e del confronto agonistico sincero e leale) con l’Altro, un altro che si rivela essere un pari e di cui, per questo motivo, bisogna avere rispetto. Ma questa impostazione ideologica, nel testo di Hemingway, ha un effetto ulteriore: la grandezza del nemico vinto si riflette sull’eroismo del vincitore, conferma il suo valore e lo aumenta. Certo alla fine, ancora una volta, la Natura cerca di imporsi: l’attacco in massa degli squali e lo smembramento del marlin vanificano in termini materiali l’impresa di Santiago, che tornerà a casa a mani vuote per l’ennesima volta, ma non possono portargli via la consapevolezza profonda della vittoria.

Category : Cultura &Letteratitudini

“Letteratitudini” nel 1° Centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale

maggio 24th, 2015 // 7:44 pm @

1 web

Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – Il gruppo storico dei soci di “Letteratitudini” (Matilde Maisto, Raffaele Raimondo, Felicetta Montella, Marinella Viola, Laura Sciorio, Lella Coppola, Giannetta Capozzi, Maria Sciorio, Arkin Jafuri), nel 1° Centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, ha organizzato un incontro dal tema: La “Grande Guerra”: dolore ed umana pietà nella testimonianza poetica di Giuseppe Ungaretti.
Come sappiamo l’Italia e l’Europa nel 2015 ricordano il centenario della “Grande Guerra”, un conflitto caratterizzato da decine di milioni di morti, infatti fra il 1914 e il 1918 il mondo fu sconvolto dalla Prima Guerra Mondiale, uno spartiacque storico che segnò la fine di un’epoca: l’età delle rivoluzioni industriali, dell’illuminismo e del positivismo, con la sua ottimistica fiducia nella razionalità, nel progresso e nella scienza, terminò nel sangue.
La scintilla della Grande Guerra fu l’attentato di Sarajevo, avvenuto esattamente 101 anni fa, il 28 giugno 1914. L’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie Sofia, in visita nella città, caddero sotto i colpi di pistola esplosi dal rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip.
Fu così che ebbe inizio la guerra, ufficialmente un mese più tardi, il 28 luglio 1914, e fu un evento destinato a cambiare radicalmente non solo la geopolitica dell’Europa, ma anche il modo di pensare e di agire dei suoi cittadini.
L’Italia dichiarò guerra all’Austria il 24 maggio 1915, entrando così nella Prima Guerra Mondiale. I nostri morti nel conflitto furono 1,24 milioni. Di questi 651mila militari e 589 mila civili.
E’ proprio in questo contesto storico che il professore Raffaele Raimondo, eccellente relatore della serata, ci ha deliziati ripercorrendo in una obbligata sintesi, l’itinerario poetico e la vicenda umana di Giuseppe Ungaretti: uomo del nostro tempo, poeta che fu unico fin dal suo esordio e, per tutta la vita, mantenne fede a quella espressione, direi quasi filosofica, dell’uomo di pena. Attraverso le varie fasi del suo percorso Ungaretti riuscirà sempre ad inserire sulla sua lingua poetica, popolare e parlata, i sensi di cui si accresceva come Uomo, rimanendo sempre fedele a quella urgenza, già presente in lui fin fai tempi del Porto Sepolto e poi dell’Allegria, ovvero la necessità umana che la storia della sua poesia non sarebbe stato altro che un diario e la storia della propria vita un’autobiografia scritta appunto per necessità umana.
Non a caso Ungaretti scriveva in ogni luogo, come non ricordare i suoi scritti d’impeto in trincea, sdraiato sul fango, accanto ad un suo compagno morto, mentre con un lapis segnava i versi sul suo quadernetto: Un’intera nottata/buttato vicino/ a un compagno massacrato… nel mio silenzio/ ho scritto/lettere piene d’amore./Non sono mai stato/tanto/attaccato alla vita. (23 dicembre 1915).
Non v’è dubbio, quindi, che tutta la sua poesia nascerà e si fonderà sulla esperienza diretta, umanamente vissuta, dolorosamente sofferta.
Ricordiamo un brevissimo e celebre componimento, incluso nella raccolta “Allegria di naufragi”. Si sta come/d’autunno/sugli alberi/le foglie. Poesia formata da un’unica e pregnante similitudine, che equipara i soldati alle foglie autunnali, simboleggiando la precarietà dell’esistenza umana durante la guerra. In essa è evidente il senso della tragedia esistenziale del primo conflitto mondiale. Anche in questo caso i versi sono scritti in trincea presso il bosco di Courton, vicino a Reims. A questo sentimento si associa l’estrema brevità del testo, che sembra quasi una fulminante scoperta della condizione assurda in cui versano i “soldati”.
Tuttavia, “L’Allegria di Naufragi” è anche la presa di coscienza di sé, è la scoperta che tutto è naufragio, tutto può essere travolto, soffocato, consumato dal tempo; è l’esultanza che l’attimo offre proprio perché fuggitivo, quell’attimo che soltanto amore può strappare al tempo, quell’allegria che non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare.
Quella presa di coscienza di sé culmina con il canto “I fiumi” dove sono enumerate le quattro fonti, il Nilo, il Serchio, l’Isonzo, la Senna: i fiumi che mescolano le loro acque con il sangue del poeta.

Il Nilo è il fiume che bagna Alessandria d’Egitto dove il poeta è nato, il fiume della sua infanzia e dell’adolescenza, denso di tutta l’inesperienza e l’incosapevolezza di quell’età. Quegli anni passati in Egitto sono formativi per il poeta e quel paesaggio, quella malinconica dolcissima cantilena del beduino, quel deserto ondeggiante in cui si muove da ragazzo, è pur sempre un deserto pieno di oasi, di luoghi di speranza.
Il Serchio, invece, è il fiume che scorre vicino a Lucca, la città originaria dei suoi genitori, il fiume degli avi del poeta, il fiume dove affondano le sue radici.
La Senna che bagna Parigi dove il poeta visse parte della giovinezza, il fiume che fu testimone della sua formazione culturale e della sua maturazione morale. In questo periodo vi furono le letture e le lezioni di Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé fino all’amicizia di Apollinaire.
Ed infine l’Isonzo nelle cui acque come uomo si è liberato dalle tossine della guerra ed ha provato la sensazione di far parte della vita universale e si sente una docile fibra dell’universo, mentre le acque del fiume penetrano nel suo corpo facendolo sentire in armonia con l’universo.
Un incontro assolutamente eccezionale, condotto dal Professore Raffaele Raimondo con grande competenza che ci ha fatto vivere momenti di autentica, malinconica dolcezza con l’ascolto di alcuni canti di cori alpini: “Era una notte che pioveva” – “La montanara”. Naturalmente sono state declinate meravigliose poesie, come: Caino – San Martino del Carso – Fratelli – Dove la Luce – La Madre – Giorno per Giorno – M’illumino d’Immenso.
E, dopo esserci illuminati d’immenso, ci siamo dati appuntamento al mese prossimo con un’antologia di poesie dedicate al mare, dal titolo: “Al centro della nostra vita: il mare”.

Matilde Maisto

2 web34 web

Category : Cultura &Letteratitudini