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“Sere Assorte” di Giorgio Géorge Medda

giugno 29th, 2011 // 11:24 am @

 

Sere assorte di sospiranti amanti
come fiori di primavera  nuove strade
si spalancano davanti al loro tempo
tenere carezze, sfioramenti di dita
lievi quasi a cancellarle
ad attraversarle come un fiume secco,
rughe di vita
risi passiti su giovani volti
avari di ricordi
di vigne roventi di sole
e  pace
notti ridenti alla sera
di bisbigli traditi dal profumo di lune nuove
di sudori freschi e arditi baci.
 
Sere assorte come nonne
baluginii di chitarre sognanti
sguardi lanciati nel cosmo
stellati affanni di fughe primordiali
peccati affascinanti
albe dal sapore leggendario
e di irripetibile malinconia
occhi posati su gesti sbilenchi,
bellezza che nasce attraverso
il chiuso di un cielo immenso
insopportabile idea che tutto sia l’ultimo
che tutto questo sia
dentro e non oltre.
il tempo.
Il tempo.
 
Gm.
(maggio 2011)

Category : Poesia

Il potere del pensiero

giugno 27th, 2011 // 2:11 pm @



Autore: Bruno Ferrero – Libro: L’Importante è la Rosa
Casa Editrice: ElleDiCi

Un uomo camminava per un sentiero di campagna, quando sul margine di esso, tra l’erba, scorse qualcosa, forse un sasso, dalla forma strana:
“E’ un serpente”, pensò.
Il serpente si srotolò, scattò e lo morse a morte.

Un altro pellegrino camminava per quel sentiero, anche lui scorse il sasso dalla forma strana:
“E’ un uccello”, pensò.
In un frullo d’ali, l’uccello volò via.

Un automobilista restò con una gomma a terra su una strada buia e solitaria. Scese dall’auto, ma si accorse di non avere in macchina il crick. Stava per lasciarsi prendere dalla disperazione, quando vide un lumicino in lontananza: era una casa colonica.
Si avviò a piedi in quella direzione, e intanto cominciò a rimuginare: “E se nessuno venisse ad aprire?”, “E se non avessero un crick ?”, “E se quel tizio non me lo volesse prestare anche se ce l’ha?”.
A ogni angosciosa domanda la sua agitazione cresceva, e quando finalmente raggiunse la casa colonica, e il contadino gli aprì, era talmente fuori di sè che gli sferrò un pugno gridando: “Tieniti pure il tuo schifoso crick!”.

Ti piaccia o no, sono i tuoi pensieri a tracciare la rotta del viaggio che si chiama vita. Se hai in mente la depressione e il fallimento, è lì che ti troverai. Se pensi di essere goffo e sgradevole, così ti comporterai. Dì ad un ragazzo che è stupido, lo diventerà.

 

Category : Leggende

Il mito della camelia

giugno 27th, 2011 // 1:55 pm @

La camelia è un bellissimo fiore, ma, incredibilmente, non ha profumo. C’è un’antica leggenda che spiega la ragione di questa strana caratteristica del fiore:un giorno il dio Vulcano sorprese la moglie Venere scambiarsi effusioni con Marte e colmo di tristezza, si sfogò con Cupido. Questi si adirò moltissimo con la madre, soprattutto perché aveva osato amoreggiare senza l’ausilio delle sue frecce.Venere, estremamente offesa, decise di vendicarsi, nonostante Cupido fosse suo figlio e anche Dio dell’Amore. Ordinò quindi alle Grazie, ‘tate’ di Cupido, di non fargliela passare liscia e di frustarlo con rami di rose, affinché le spine gli lacerassero la pelle!Tutti gli altri Dei rimasero sconvolti dalla crudeltà di Venere; ma a Flora venne un’idea…Ordinò a Zefiro di volare nel lontano Giappone e, una volta lì, di raccogliere i rami di una rara pianta dai fiori rossi simili a quelli della rosa, ma dal gambo totalmente privo di spine.Al suo ritorno Zefiro consegnò alle Grazie le “fruste” innocue con cui punire il piccolo Cupido: il castigo fu quindi solamente formale, e Cupido non provò nessun dolore.In compenso tutto l’Olimpo rimase estasiato dalla bellezza di quei fiori delicati e soprattutto dal loro profumo intensissimo, che paragonavano a quello dell’Ambrosia…Venere però, scoprì presto l’inganno e stavolta decise di vendicarsi sulla pianta stessa: nonostante le suppliche della sua creatrice Flora, ordinò che venisse esiliata in un’isola sconosciuta e lontana e infine, con un incantesimo, le tolse lo splendido profumo.Di essa non si ebbero più notizie fino agli inizi del 1700 quando Giorgio Kamel, un missionario gesuita, rimase incantato nello scoprire sull’isola di Luçon una meravigliosa pianta mai vista prima che gli indigeni chiamavano Tsubakki.La portò con sé in Europa, e le diede il suo nome: camelia.Così finalmente la bella pianta fu conosciuta e apprezzata anche da noi; ma purtroppo, per colpa di una Dea dal pessimo carattere, nessuno potrà mai più godere del suo magico profumo.

Category : Leggende

Il silenzio e l’ascolto dell’anima

giugno 24th, 2011 // 2:29 pm @

(Dipinto di Auguste Macke)

“…Nel silenzio assoluto talvolta le anime si comprendono. Un istante, uno sguardo, un sorriso… uno stringersi nelle spalle in attesa che qualcosa accada. Ci si unisce inspiegabilmente tra le mura del dolore… molto più di quanto accade tra le spine dell’Amore…”

Category : Pensieri Sparsi

“La poesia della vita” di Manolo Alvarez

giugno 23rd, 2011 // 9:12 am @

 

LA POESIA DELLA VITA

Bisogna essere felici di nulla,
magari di una goccia d’acqua
oppure di un filo di vento.
Di un animaletto che si posa
sul tuo braccio o del profumo
che viene dal giardino.
Bisogna camminare su questa terra
con le braccia tese
verso qualcosa che verrà
e avere occhi sereni
per tutte le incertezze del destino.
Bisogna saper contare le stelle,
amare tutti i palpiti del cielo
e ricordarsi sempre di chi ci vuole bene.
Solo così il tempo passerà senza rimpianti
e un giorno potremo raccontare
di aver avuto tutto dalla vita.

(Manolo Alvarez)

Category : Poesia

“Tristezza della Luna” di Charles Baudelaire

giugno 22nd, 2011 // 9:19 pm @

Tristezza della Luna


Questa sera, la luna sogna con più mollezza
Come una bella donna , sui molti cuscini
che con mano distratta e leggera carezza
Prima di dormire, la curva dei suoi seni

Sul serico dorso di morbide valanghe
S’abbandona al deliquio, lei pare morire
e vagano i suoi occhi su bianche visioni
che ascendono l’azzurro e sembrano fiorire

Quando talvolta su questo globo, nel suo triste languire
Ella lascia, furtiva, una lacrima cadere
Un poeta, pietoso, nemico del dormire

Nel cavo della  mano prende questa lacrima di sale
i riflessi iridati, come un frammento di opale
e  la mette nel suo cuore, lontano dagli occhi del sole.

(Charles Baudelaire)

Category : Poesia

Franz Kafka – La metamorfosi

giugno 22nd, 2011 // 9:08 pm @

Il racconto La metamorfosi, insieme al romanzo Il processo, è l’opera di gran lunga più conosciuta di Franz Kafka. Primo di sei figli, nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca e morì di tubercolosi in un sanatorio presso Vienna nel 1924. La sua infanzia è segnata dal contrasto con la figura paterna che si palesa chiaramente in Lettera al padre.

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale. “Che cosa mi è accaduto?”, si domandò. Non stava affatto sognando…

Questo l’incredibile incipit del racconto. Gregor, che di mestiere fa il commesso viaggiatore, si risveglia trasformato in uno scarafaggio. Sul momento pensa di trovarsi in un sogno e cerca di addormentarsi sperando che al risveglio tutto quanto sia tornato normale. Ma quella sarà la sua condizione fino alla fine dei suoi giorni: un insetto con i sentimenti di un uomo. Una storia in cui emergono le difficoltà di comunicazione con la propria famiglia, l’oppressione della società dei padri e la solitudine dell’uomo. Ancor più che Gregor, colpita da questa mutazione è proprio la famiglia che lo relega a vivere nella sua angusta stanzetta lontano dal suo sguardo. Sembra dirci che anche le persone più care e vicine non sono in grado di amare incondizionatamente. Perfino la sorella, che inizialmente è l’unica a sopportare la sua presenza, si stanca ben presto di questa situazione e propone ai genitori di eliminarlo. Quell’essere spregevole, viscido, abietto, motivo di vergogna per tutti loro, non è Gregor. Non merita più di essere chiamato per nome, non merita alcuna attenzione, deve solo essere schiacciato come uno scarafaggio. Non è fratello e non è figlio, è solo un insetto…
E’ una lettura breve, divisa in soli tre capitoli, ma colma di significato. Il linguaggio è semplice, fluido, quasi leggero e contrasta con la durezza e la difficoltà delle tematiche trattate.
Colpisce l’ermetismo, tipico del mondo Kafkiano e l’ottusa, terrificante e cieca rappresentazione di se stesso. La metafora dell’insetto ci dice che non c’è per Kafka-Samsa alcuna realizzazione dell’io, nemmeno in quella forma di perversione; rappresenta la dipendenza dalla famiglia, la negazione della libertà e l’annientamento della personalità.
Magnifica allegoria dell’umana vicenda e prezioso gioiello della letteratura.

Category : Racconti/Romanzi

Filastrocca della giostra

giugno 22nd, 2011 // 11:18 am @

 

Filastrocca della giostra

Gira gira la giostrina,
vuol salire anche Rosina,
vuole andare sul cavallo,
sulla macchina e sul carro.
Ecco adesso si è fermata,
sale anche Paolo e Renata,
svelti pagano il biglietto
per salire sul carretto.
I cavalli galoppano veloci,
tra risate e il brusio di mille voci,
c’è chi suona la trombetta,
e chi corre in bicicletta;
c’è chi mangia lo zucchero filato,
e chi canta a perdifiato;
tutti sono felici e contenti
sgranocchiando nocciole fra i denti.
La giostra ti porta in un mondo di fantasia,
regalandoti tanta gioia e allegria.

N.B. Per tutti i bambini del mondo, vi auguro tanta gioia e serenità. Tanti bacini affettuosi da Tilde.

Category : Poesia

Johann Wolfgang Goethe “I dolori del giovane Werther”

giugno 20th, 2011 // 8:23 pm @

 

Il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe fu pubblicato nel 1774. E’ scritto sotto forma di lettere tramite le quali il protagonista racconta all’amico Guglielmo la sua sfortunata vicenda sentimentale.
Il giovane artista borghese Werther, rifugiatosi in campagna per il disbrigo di alcuni affari di famiglia, incontra ad un ballo la giovane Lotte (italianizzata come Carlotta). E’ una fanciulla dall’animo dolce e sensibile, ma è fidanzata con Albert, momentaneamente lontano. Werther e Lotte cominciano una frequentazione assidua e la bellezza di lei, unita alla sua nobiltà di sentimento fanno perdutamente innamorare Werther. Albert, borghese e conformista, torna presto e stabilisce con Werther un rapporto amichevole e cordiale. Nonostante Albert rappresenti l’antieroe romantico e sia perciò razionale e privo di slanci emotivi, non è mai descritto con toni negativi e lo stesso Werther dimostra di nutrire stima nei suoi confronti. Albert è privo di passione, ma è comunque un uomo saggio, legato alla famiglia e fedele. Per dimenticare Lotte e soffocare i suoi sentimenti, Werther decide di partire al seguito di un ambasciatore. Ma l’ambiente meschino in cui si trova a vivere non gli consente di continuare a svolgere il suo incarico e si dimette; per questa ragione ritorna in campagna da Lotte che però ha già sposato Albert. Lasciatosi prendere dal turbinio emotivo del suo cuore, una sera bacia Lotte che lo respinge con fatica, sentendo anche lei di essere sul punto di cedere a quel sentimento. Dopo questo episodio, Werther, capendo di non avere possibilità, si suicida con un colpo di pistola alla tempia non prima di aver scritto un’ultima lettera appassionata alla sua amata.
Werther e Lotte: Werther colto e raffinato, ma decisamente insofferente verso le convenzioni sociali, ha un atteggiamento che non gli consente di inserirsi appieno nella società in cui vive. Ha l’animo di un bambino, nel senso che è uno spirito libero, innocente e cerca l’amore che può regalargli la felicità. Ma per la sua realizzazione è necessario che Lotte lo ami; è legato alle decisioni dell’amata che, impossibilitata a ricambiare, lo relega al contrario ad uno stato di frustrazione e di infelicità totalizzante. Lotte è bella, dall’animo ingenuo ma anche responsabile nei confronti della sua famiglia. Dopo la morte della madre si è infatti presa cura dei suoi fratelli senza fargli mancare nulla. Rinuncia sempre ai suoi sentimenti lasciandosi trasportare solo in occasione del bacio con Werther e sceglie la sicurezza e la praticità rappresentata da Albert.
L’anima del libro è l’Amore, quel sentimento incomprensibile che illumina l’amata di una luce ultra terrena, angelica e che impedisce di scorgere qualsiasi altra cosa. E’ un sentimento che invade corpo e mente distruggendo ogni elemento di razionalità e volontà. Un destino ineluttabile a cui porta una passione sconvolgente, una rinuncia, ma forse anche una liberazione.
Emozionante e intenso, rappresenta l’ideale più romantico e sensibile che alberga in ciascuno di noi.
Un capolavoro della letteratura.

www.my-libraryblog.com

Il romanzo “I dolori del giovane Werther” ebbe subito un enorme successo divenendo il primo best seller della storia europea. Il dilagante “wertherismo” generò non solo un gran numero di imitazioni letterarie (tra cui le Ultime lettere di Jacopo Ortis del nostro Foscolo), ma diede anche origine a una vera e propria epidemia di suicidi. La vicenda di Werther, che, non potendo coronare il suo impossibile sogno d’amore, alla fine si suicida, trovò infatti molti giovani imitatori, e Goethe stesso fu testimone, vicino a casa sua a Weimar, del recupero del corpo di una fanciulla, annegatasi con in tasca il suo libro. Ma se il Werther, come poi scrisse Goethe, “suscitò reazioni così forti”, era solo perché “colpì ovunque e rappresentò a tutti in modo chiaro e consapevole il nucleo profondo di un malessere giovanile”.

Category : Racconti/Romanzi

A……come Amico!

giugno 20th, 2011 // 1:08 pm @

 

Category : Pensieri Sparsi