Browsing Month ottobre, 2011

Mario Vargas Llosa

ottobre 4th, 2011 // 9:33 am @

 

 

Racconti d’Autore. Cinque sono i racconti dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, cinque brevi testimonianze della vita e della società piccola borghese nel suo Perù degli anni Cinquanta: I capi, La sfida, Il fratello minore, Domenica, Un visitatore e Il nonno. Sullo sfondo lo scenario vividamente descritto della sua terra, e nelle pagine di quest’altro prezioso volumetto, le storie di amicizie, di amore, di violenza e solitudine, di personaggi bambini, ragazzi, uomini e vecchi, diversi per carattere e per sentimenti. Filo conduttore della raccolta è il bisogno di provare emozioni, che traspare dal tono tiepido e intenso con cui vengono raccontate le loro vicende, e l’atmosfera di calore, complicità o fredda solitudine, delineate con naturalezza dalla abile mano dello scrittore a seconda dell’esigenza delle storie e delle sensazioni che il lettore percepisce nell’immergervisi.
L’autore
 
Mario Vargas Llosa nasce nella popolosa città peruviana di Arequipa nel 1936, ma trascorre parte dell’infanzia nella vicina Bolivia. Studia Lettere e Giurisprudenza nell’Universidad Nacional Mayor de San Marcos, e si impegnerà attivamente nella politica peruviana, candidandosi alle presidenziali nel 1990. In seguito alla sconfitta, decide di trasferirsi a Madrid, e poi a Parigi, dove collabora col giornale France Press. Si sposta in seguito in Italia e in Inghilterra.
Inizia la sua carriera letteraria nel 1959, con la raccolta di racconti Los jefes, ma il vero successo arriverà nel 1963, col suo primo romanzo “La città e i cani”, considerato uno dei capolavori della letteratura sudamericana. Anche autore di saggi, articoli giornalistici, opere teatrali e cinematografiche, tra i suoi romanzi più famosi abbiamo ancora: Conversazione nella “Catedral” (1969), Pantaléon e le visitatrici (1973), La zia Julia e lo scribacchino (1977) e il più recente Il sogno del celta (2010), pubblicato nello stesso anno in cui ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.
I capi
È la storia di un gruppo di ragazzi che superano l’odio che provano l’uno nei confronti dell’altro, le inimicizie che li dividono, per un obiettivo comune, perché sanno che solo insieme potranno riuscire a fronteggiare il preside della propria scuola, che si pone con malignità contro di loro e i loro risultati scolastici. È la storia delle paure e del coraggio dei pivelli e dei “capi”, quelli che oggi chiameremo bulli. Ma loro hanno deciso di proteggersi, scioperando e incitando i compagni a non entrare a scuola. E sembrano quasi riuscirci, se non che la forza che li aveva uniti e li aveva sorretti nella difficile impresa di gestire la folla dei cinquecento ragazzi viene a cedere di fronte all’astio primitivo tra i ragazzi, che, dividendosi, vedono frantumarsi la speranza di ottenere il risultato sperato. Solo l’unione, il superamento del conflitto interiore tra i “capi”, può dar loro una nuova possibilità. E in una stretta di mano non si ritrova solo la forza della complicità e della compattezza, ma anche il valore intenso dell’amicizia.
La sfida
Orgoglio e violenza sono i motivi intorno ai quali si incentra la storia dei due protagonisti, Justo e lo Zoppo. Non è inusuale assistere alle risse nel buio della spiaggia vicino al letto prosciugato del fiume. E Justo non è il tipo da tirarsi indietro di fronte alla sfida del forte Zoppo. Tutti conoscono la sua fama, e questo alimenta l’orgoglio di Justo, che non si ferma di fronte alla violenta aggressività del rivale, nemmeno all’ultimo, nemmeno quando è lo stesso Zoppo a pregarlo di arrendersi, nemmeno davanti agli occhi impenetrabili del padre, che assiste all’ultima sfida.
Il fratello minore
I fratelli Juan e David uccidono un uomo, perché così bisogna fare, perché così si fa da quelle parti. Se un indio molesta tua sorella tu sei libero di uccidere. Ma a Juan, che vede coi propri occhi la morte invadere il corpo dell’uomo, quella vita non piace, perché non gli piace uccidere. È disposto ad andare via da lì. Ma quando viene a sapere del terribile equivoco che si nasconde dietro l’omicidio, non sopporta l’idea di aver ammazzato un uomo innocente. Nasce in lui la rabbia, la rabbia di un uomo consapevole di essere un assassino, e che non giustifica – come il fratello –  l’atto da lui compiuto: sicuramente non per il fatto che l’altro fosse un indio.
Domenica
Rubén, Miguel e Flora sono i protagonisti di questa storia d’amore particolare. In tutti e cinque questi racconti di Llosa, la trama si intreccia intorno a più tematiche, per realizzare, nella sua artificiosità, la complessità dell’esperienza umana. In questo racconto il tema dell’amore si unisce al tema dell’orgoglio, della gelosia e dell’amicizia. Miguel è innamorato di Flora, ma quando trova il coraggio di dichiararle i suoi sentimenti, lei si ritrae. Miguel è convinto di perdere il suo amore e si sente minacciato dalla presenza di Rubén, un suo vecchio amico. La gelosia che nasce tra di loro nei confronti della ragazza è tale da porli l’uno contro l’altro. E l’orgoglio prevale. A meritare l’amore di Flora sarà colui che vincerà la sfida. Miguel ha la possibilità di vincere, ma ciò implicherebbe abbandonare il rivale in difficoltà. È qui che prevale il senso dell’amicizia. Miguel salva la vita a Rubén, il quale non potrà che acconsentire benevolo all’amore dell’amico per Flora. Non solo l’orgoglio è salvo, ma tra le acque gelide della gelosia e dell’invidia, è invece nata una nuova amicizia.
Un visitatore
La vigliaccheria. Non è una qualità, e questo racconto ce lo dimostra, anche se in maniera estrema. Il Giamaichino vende la propria libertà al tenente, che lo libera dalla prigione, a patto che lui gli mostri il nascondiglio del ricercato Numa. I compagni non riescono a proteggerlo, e il giovane Numa viene catturato. Ma la sorte si rivelerà nefasta anche per il traditore Giamaichino, che, abbandonato dal tenente nella fitta foresta dove era stato condotto, dovrà ora fronteggiare i compagni di Numa, che non esiteranno a vendicarsi del vigliacco.
Il nonno
Questo è forse – secondo me – il racconto più criptico e meno facile da comprendere. È la storia di un vecchio, che, solo, passa le giornate seduto su un sedile di pietra nel suo orto, aspettando la visita del suo caro nipote. Forse è proprio la solitudine, quel bisogno di essere notato, di attirare l’attenzione su di sé, che lo porta a compiere un gesto folle e – certo non ai suoi occhi – insensato. E la paura negli occhi di suo nipote, che si libra nell’aria della notte nel suo urlo disperato, riempiono quel vuoto che la solitudine aveva lasciato dentro di lui. Resta da chiedersi se davvero quell’emozione di panico che aveva visto nello sguardo attonito del piccolo, sarà sufficiente a sopperire alla mancanza di affetto che porta dentro.

 

 

Category : Racconti/Romanzi