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“Sulla Sponda del fiume Piedra Mi sono seduta e ho pianto” di Paulo Coelho

febbraio 27th, 2012 // 9:49 am @

 
 
Sulla Sponda del fiume Piedra Mi sono seduta e ho pianto.

L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L’amore può condurci all’infern…o o in paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E’ necessario accettarlo,
perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame
pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti:
non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E’ necessario ricercare l’amore là dove si trova,
anche se ciò potrebbe significare ore, giorni,
settimane di delusione e di tristezza.
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore,
anche l’amore muove per venirci incontro, e ci salva…

E’ necessario correre dei rischi …
riusciamo a comprendere il miracolo della vita solo quando
lasciamo che l’inatteso accada.
Se non rinasceremo, se non torneremo a guardare la vita
con l’innocenza e l’entusiasmo dell’infanzia,
non ci sarà più significato nel vivere.
Colui che è saggio, lo è soltanto perché ama.
E colui che è sciocco, lo è soltanto perché pensa di poter capire l’amore.
So che l’amore è come le dighe:
se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d’acqua,
a poco a poco questo fa saltare le barriere.
E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare
la forza delle barrierreSe le barriere crollano,
l’amore si impossessa di tutto.
E non importa più cio’ che è possibile o impossibile,
non importa se possiamo
continuare ad avere la persona amata accanto a noi:
amare significa perdere il controllo.
Certe persone vivono in lotta con altre, con se stesse, con la vita.
Allora si inventano opere teatrali immaginarie
e adattano il copione alle proprie frustrazioni.
Esistono le sconfitte. Ma nessuno puo’ sfuggirvi.
Percio’ è meglio perdere alcuni combattimenti
nella lotta per i propri sogni,
piuttosto che essere sconfitto
senza neppure conoscere
il motivo per cui si sta lottando.
L’universo ci aiuta sempre a lottare per i nostri sogni,
per quanto sciocchi possano sembrare.
Perchè sono i nostri,
e soltanto noi sappiamo quanto ci costa sognarli.
Esistono cose nella vita
per le quali vale la pena di lottare sono alla fine.
E’ inutile parlare dell’amore
perchè l’amore ha una propria voce e parla da sé.
La felicità è qualcosa che si moltiplica quando viene condivisa.
La nostra grande sorpresa siamo noi stessi.
Sia fatta la tua volontà Signore.
Perchè tu conosci la debolezza dl cuore dei tuoi figli
e a ciascuno concedi solo il fardello che puo’ sopportare.
Che tu comprenda il mio amore,
perchè è l’unica cosa che possiedo realmente,
l’unica cosa che potrò portare con me nell’altra vita.
Fa che esso si mantenga coraggioso, puro e sempre vivo,
malgrado gli abissi e le trappole del mondo.
Anche se avesse dovuto significare partenza, solitudine, tristezza,
l’amore valeva comunque ogni centesimo del suo prezzo.

L’amore si scopre soltanto amando.
I sentimenti devono essere sempre in libertà.
Non si deve giudicare un amore futuro
in base alla sofferenza passata.
Dio è qui ora, accanto a noi.
Possiamo vederlo in questa nebbia, in questo suolo,
in questi abiti, in queste scarpe.
I suoi angeli vegliano quando noi dormiamo e ci aiutano quando lavoriamo.
Per ritrovare Dio, basta guardarsi intorno.
Raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario.
I miracoli avvengono intorno a noi, i segnali di Dio ci indicano la strada,
gli angeli chiedono di essere ascoltati
Va a prendere le tue cose…
I sogni richiedono fatica.

Category : Poesia

Filastrocca di Carnevale di Gianni Rodari “carnevale”

febbraio 20th, 2012 // 11:16 am @

Carnevale



Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
Colombina, dice, mi sposi?
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: E’carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.

Category : Poesia

Kenzaburō Ōe “L’animale d’allevamento”

febbraio 17th, 2012 // 9:34 am @

 

   (Kenzaburō Ōe)

Kenzaburō Ōe nasce nel 1935 nell’isola di Shikoku, nel Sudovest del Giappone. All’età di diciott’anni si trasferisce a Tokyo, dove studia letteratura francese, laureandosi con una tesi su Jean-Paul Sartre. E’ autore di saggi, romanzi e racconti, in cui analizza in modo profondo e lucido le angosce e le contraddizioni della società giapponese.

Scrittore di fama mondiale, riceve il Premio Nobel per la letteratura nel 1994, oltre a numerosi riconoscimenti nei tanti Paesi in cui è pubblicato.

Tra le sue opere: Un’esperienza personale (1964), Il grido silenzioso (1967), Gli anni della nostalgia (1987) e Il salto mortale (1999). Con il racconto L’animale d’allevamento (1958) vince il Premio Akutagawa.

In un villaggio del Giappone, affamato dal secondo conflitto mondiale, un aereo si schianta al suolo e un soldato americano di colore è fatto prigioniero. Confinato in un sotterraneo, le caviglie legate con la catena di una trappola per cinghiali, l’uomo diventa l’idolo dei bambini, il loro animale d’allevamento, un nuovo compagno di giochi. Quando le leggi della guerra infrangono l’idillio e l’innocenza è spazzata via dalla violenza della morte, il piccolo protagonista – io narrante di questo sapiente racconto – si affida all’emancipazione dell’età adulta.

In effetti, ben presto, la storia, interamente narrata da un bambino, diventa appunto dei bambini e ci racconta altre cose. Ci racconta della differenza tra città e villaggio, tra bambini e adulti, tra un mondo che non spaventa ancora chi non è in grado di coglierne la barbarie, ma vi vede un immenso, fantastico gioco, del quale ecco arrivare – giocattolo inatteso – il “prigioniero negro”, elemento che focalizza le attenzioni, destabilizza gli equilibri dei più piccoli mentre gli adulti, com’è loro regalato dal nemico tempo, non sanno fare altro che dimenticarsene.
Molto belle, in questo senso, le descrizioni di alcuni momenti, come la scoperta della sessualità dirompente del prigioniero, della sua mansuetudine, del suo essere al tempo stesso nemico e mistero insondabile, da rispettare, o quelle dei bambini del villaggio. Aspettate, ve ne trovo un passaggio…
Ah, ecco! Un momento di vita tra i due fratelli:

 Mio fratello scosse il capo, lo sguardo grave. io aprii di poco l’anta di legno e salii fin sul davanzale della finestra per urinare. la nebbia mi avvolse completamente come una cosa viva e mi si insinuò veloce nelle narici. la mia urina cadde in distanza, si sparse sulle pietre, poi colpì la finestra sporgente del piano terra, e, rimbalzando, bagnò calda i miei piedi e le mie cosce coperte di pelle d’oca. Mio fratello premette la testa contro il mio fianco, come un cucciolo di animale, e osservò con attenzione.
Rimanemmo per un po’ di tempo in quella posizione. piccoli sbadigli riempirono le nostre gole sottili e, ogni volta, immotivate e trasparenti lacrime ci scorrevano lungo le guance.

Ecco, queste parti sono davvero dense, pennellate perfette, secondo me. Ce n’era un’altra, che mi piaceva molto. Quando il prigioniero mangia per la prima volta, filtrata dal nostro protagonista. Avrei sonno, ma ve la cerco su, mi pareva meritasse. Trovata! è lunga, ma meglio, così provo finereader nel PC nuovo…

Ma, in modo del tutto inaspettato, il soldato negro stese il braccio incredibilmente lungo, afferrò con le grosse dita pelose la bottiglia, la avvicinò a sé e la odorò. Quindi la bottiglia dalla larga imboccatura si inclinò, le grosse labbra gommose del soldato negro si aprirono, una fila di denti grandi, bianchi, ben allineati come il congegno interno di una macchina si scoprì e il latte si riversò in quella bocca grande, rosata, scintillante. La gola del soldato negro emise un rumore simile a quando acqua mescolata a bolle entra in uno scarico; poi, dall’estremità delle labbra, gonfie come la polpa di un frutto troppo maturo stretta da un filo, il latte denso traboccò, scivolò lungo la gola scoperta, bagnò la camicia aperta e il petto e si condensò come grasso tremolante sulla pelle dura, bruna, rilucente. Con le labbra secche per l’emozione, scoprii che il latte di capra era un liquido meraviglioso.

 
Con la seconda metà il racconto acquista ritmo, equilibrando il brano nel suo complesso, e insomma, alla fine pensi che ne sia valsa la pena, di farti raccontare il giappone del dopoguerra da questo bambino, che proprio l’ingresso dell’animale d’allevamento contribuirà a non essere più tale.

Category : Racconti/Romanzi

Buon San Valentino 2012

febbraio 14th, 2012 // 11:14 am @

Auguro un buon San Valentino a tutti i miei lettori innamorati,

ma anche a tutti quelli che sono in attesa di un amore bello, leale, vitale e sincero,

a quelli che sono innamorati della vita, del sole, del cielo, del mare, dei sogni,

ma, soprattutto,

ai tre amori della mia vita

mio marito Gianni

mio figlio Luca

e

mia figlia Elisa

Auguri ragazzi, vi amo tantissimo e vi regalo un giardino pieno di rose!

Tilde

 

 

 

 

 

Category : Pensieri Sparsi

“La danza della neve” di Ada Negri

febbraio 8th, 2012 // 6:12 pm @

La danza della neve

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieva
volteggiando, la neve
cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.

 

(A. Negri, Poesie)

Category : Poesia

“La sposa americana” di Mario Soldati

febbraio 8th, 2012 // 5:55 pm @

 TRAMA

Edoardo, docente universitario italiano di mezza età, conosce Edith presso una tavola calda in cui lavora negli USA, paese di cui si è talmente invaghito da desiderare di diventare cittadino americano. Mentre sta per pronunciare il sì alle nozze con Edith, inopinatamente promossa impiegata di banca, si volta all’arrivo di Anna, la migliore amica italiana di Edith, di cui ha sposato il fratello e subito ne rimane invaghito. Dopo il viaggio di nozze a quattro a Venezia, Edoardo, che ha trovato subito passionalmente disponibile Anna, non riesce a staccarsi da Edith, ma neppure a rinunciare all’amante. Le due coppie partono per l’America, dove Edoardo ha ottenuto un incarico alla Berkeley University e dove – pur geloso di Edith ogni qualvolta un qualche infondato indizio gliene dia occasione – continua a dividere le sue prestazioni sentimentali fra le due donne. Finché, al ritorno di Edith da un viaggio che aveva presentato al marito come esigenza di lavoro, lasciandolo solo con l’amica, Edoardo, al termine di un violento alterco con Edith, scopre che la moglie si è assentata a causa di una visita specialistica, che le ha diagnosticato un incurabile tumore al cervello. Dopo la morte di Edith, Anna si allontana, e il vedovo si consola con l’ottenuta cittadinanza USA

Ho letto questo romanzo di Mario Soldati molti anni fa, quando ero quasi una ragazza, e sin da allora è stato uno di quei romanzi che non ho mai dimenticato, mi aveva colpito moltissimo questo intenso ménage à trois ,  fatto di “Amore e tradimento”. E’ per questo motivo che oggi, all’alba dei miei 60 anni, con un bagaglio di vita maggiore e più intenso, ho desiderato rileggerlo e verificare le mie emozioni.
Emozioni che sono risultate identiche alle precedenti e coinvolgimento totale sino a sentirmi parte della storia stessa, così come mi era già accaduto.

“La sposa americana”, opera di Mario Soldati, presenta al centro del racconto la passione adulterina di Edoardo, un italiano che insegna letteratura americana in California, per la sensuale cognata di origini siciliane, Anna, grande amica della moglie Edith.

Amore e tradimento
“Non so perché in quel momento mi voltai”. Cosa passa per la testa di un traditore seriale?
E’ un thriller dei sentimenti quello raccontato da Mario Soldati, un tradimento che ha inizio davanti all’altare, poco prima della pronuncia del fatidico sì. Lui, lei, l’altra, quando l’altra, terribilmente attraente, è la migliore amica di lei. Le dinamiche del rapporto amoroso e del matrimonio sono analizzate dalla voce narrante di Edoardo, intellettuale italiano che vive in America. La sua è un’analisi obiettiva fino al cinismo, portata avanti attraverso una serie di flashback, e che arriva ad una considerazione di fondo: amore e tradimento sono due facce della stessa medaglia e l’uno si nutre dell’altro. Il destino e la debolezza umana fanno il resto, lasciando poco spazio, almeno nel breve periodo, a rimorsi e rimpianti. Non sono pochi i lettori che potrebbero identificarsi con uno dei tre protagonisti, o riconoscere una storia accaduta nella realtà. C’è un realismo perfino irritante nel libro, soprattutto per quelli che non rinunciano a credere nel potere salvifico dell’amore.

Category : Cultura &Racconti/Romanzi

Mario Soldati “Il berretto di cuoio e altri racconti”

febbraio 8th, 2012 // 5:49 pm @

 

 “Una delle sue grandi qualità è farci apparire degna di racconto qualunque realtà, grande o piccola”: così Cesare Garboli ricordava Mario Soldati, considerato un precursore per aver fatto dialogare la letteratura con il cinema e la televisione. In queste pagine lo scrittore compare con il suo nome e cognome, riferendo storie che nella finzione narrativa attribuisce a un amico carabiniere, il maresciallo Gigi Arnaudi, piemontese di nascita. I due si ritrovano a tavola, in luoghi per loro abituali: “Si mangia, si beve, e si racconta. Soldati intinge brillantemente la sua materia gialla in questa saporosa e cordiale zuppa di conversazioni familiari”. La prosa è quella di un viaggiatore che coglie con “insuperabile perspicacoia e misura” la quotidiana provincia italiana.

 

MARIO SOLDATI

Mario Soldati nacque a Torino il 17 novembre 1906, Fra i suoi tanti lavori letterari dobbiamo ricorda i romanzi A CENA COL COMMENDATORE, LETTERE A CAPRI, LE DUE CITTA’, L’AUTORE.  Soldati nel 1931 si avvicinò al cinema collaborando alla sceneggiatura di LA CANZONE DELL’OPERA per la regia di Nunzio Malasomma,  fondamentale fu il suo incontro con Mario Camerini di cui fu amico e coautore di molte sceneggiature importanti: GLI UOMINI CHE MASCALZONI?, GIALLO, CENTO DI QUESTI GIORNI, MA NON E’ UNA COSA SERIA, IL GRANDE APPELLO e IL SIGNOR MAX. Verso la fine degli anni ’30 Soldati esordì nella regia dirigendo la versione italiana di un paio di film stranieri, per poi iniziare una regolare autonoma attività a partire dal 1940. Fra i suoi numerosi film ricordiamo alcune trasposizioni cinematografiche da celebri romanzi: PICCOLO MONDO ANTICO (1940), MALOMBRA (1942) tratti dagli omonimi romanzi di Antonio Fogazzaro.  Nel dopoguerra girò EUGENIA GRANDET e DANIELE CORTIS (1946) anch’essi tratti da romanzi letterari, poi, nel 1948, fu la volta di FUGA IN FRANCIA, un bell’esempio di cinema socialmente impegnato, influenzato dal neorealismo. Dopo altri film fra i quali IL VENTAGLINO (tratto da una novella di Luigi Pirandello) episodio del film QUESTA E’ LA VITA, LA PROVINCIALE (tratto da un romanzo di Alberto Moravia),. POLICARPO UFFICIALE DI SCRITTURA (nel quale crea tipi e atmosfere della Roma umbertina), la seconda unità della regia di GUERRA E PACE, e la collaborazione alla regia collettiva di BEN HUR, nel 1964 fu l’autore dei dialoghi italiani de LA BIBBIA di John Huston.

Il suo rapporto con la televisione risale agli inizi degli stessi programmi televisivi in Italia, infatti la sera del 3 gennaio 1954 mandò in onda quale primo film LE MISERIE DEL SIGNOR TRAVET per la regia dello stesso Soldati.   Altri film di Soldati mandati in onda dalla televisione: E’ L’AMORE CHE MI ROVINA (andato in onda il 6 gennaio 1954), POLICARPO UFFICIALE DI SCRITTURA (15 febbraio 1956), PICCOLO MONDO ANTICO (25 aprile 1956), DANIELE CORTIS (25 settembre 1957). Era un periodo durante il quale veniva mandato in onda solo un film alla settimana, il lunedì sera.

Il 3 novembre 1957 iniziò VIAGGIO NELLA VALLE DEL PO ALLA RICERCA DI CIBI GENUINI, programma da lui ideato, diretto e condotto, in onda sul Programma Nazionale (l’unico canale allora esistente in Italia).  Come ha giustamente osservato Aldo Grasso, Soldati “si rivelò brillante intrattenitore culturale, grazie a questo viaggio. Nelle dodici puntate realizzate in breve lasso di tempo, Soldati volle scoprire e far conoscere la vita della valle del Po”, si trasformò quindi in esperto gastronomo, convinto che nella tradizione culinaria di un paese si decanti tutto lo spirito della gente che vi abita.  “Con il microfono in mano e l’ombrello nell’altra, Soldati passa da un caseificio a un laboratorio di panettoni; intervista dopo intervista, percorre la campagna padana con i potenti mezzi messi a disposizione dalla tv italiana, sconfinando volentieri nella letteratura”.  Ugo Tognazzi e Raimondo Vinello proposero una memorabile parodia di Soldati in UN DUE TRE, Achille Campanile fece delle critiche impietose sulle colonne de L’EUROPEO, ma ciò servì a consacrare Soldati divo televisivo. Nel 1960 fece un ospitata a IL MUSICHIERE, mitica trasmissione condotta da Mario Riva, il bonario presentatore romano introdusse Soldati come faceva con gli altri ospiti, obbligandolo a cimentarsi in una canzone famosa e Soldati si esibì in duetto con Totò in una canzone degli anni ’30. Sempre nel 1960 Soldati Soldari curò un altro programma per la tv italiana: CHI LEGGE?, trasmissione sull’alfabetizzazione e la cultura dell’italiano medio all’inizio del boom economico;  nel 1962 Soldati fu sceneggiatore di Daniele D’Anza, realizzò quindi due piccoli sceneggiati della serie RACCONTI DELL’ITALIA DI OGGI.   Ma il suo programma cult è la serie di telefilm I RACCONTI DEL MARESCIALLO, tratti dal suo omonimo libro e interpretati da Turi Ferro nel 1968, remake nel 1984 stavolta con l’interpretazione di Arnoldo Foà per la regia di Giovanni Soldati, figlio del grande regista, I NUOVI RACCONTI DEL MARESCIALLO. Nel 1976 Soldati, che teneva una rubrica di critica televisiva su IL GIORNO, accusò i tg della Rai di grigiore, monotonia, di totale insensibilità al gusto dello spettacolo, utilissimo invece al giornalismo televisivo, ed ebbe un match verbale con l’allora direttore del Tg2 Andrea Barbato. Chissà cosa direbbe oggi Soldati vedendo i tg di oggi….Lo stesso Soldati si divertì ad intervistare Peppo Sacchi (e fu da questi a sua volte intervistato) quando ebbe inizio l’avventura di  Telebiella;  ma le critiche alla Rai costarono a Mario Soldati l’esilio dalla tv di Stato per un quindicennio, nel 1969 Soldati espresse un giudizio sul brano presentato a Canzonissima da Ombretta Colli, LA MIA MAMMA, tratta da un’antica filastrocca di origine piemontese, rifatta dal grande Giorgio Gaber.

Soldati fu uno dei primi intellettuali a superare l’hortus conclusus della letteratura e ad accorgersi che la cultura poteva essere benissimo trasposta con le immagini, costante fu il suo rapporto fra letteratura, critica, cinema e televisione. Mario Soldati morì a Tellaro, in provincia di La Spezia, il 19 giugno 1999.

Category : Cultura &Racconti/Romanzi

Charles Dickens, 5 libri per festeggiare i 200 anni

febbraio 8th, 2012 // 5:43 pm @

 

 

Qual è il modo migliore per celebrare le 200 primavere? Dato che il festeggiato porta il nome di Charles Dickens (nato a Portsmouth il 7 febbraio 1812), la risposta è quasi scontata: riprendendo in mano le opere che lo hanno reso grande. Fra i tanti suoi libri, o forse sarebbe più giusto parlare di “pietre miliari”, ne abbiamo scelti cinque in grado di provocare un fremito lungo la spina dorsale.
Il circolo Pickwick
Il romanzo d’esordio, scritto quando Dickens non aveva ancora compiuto venticinque anni. Picaresca, piena zeppa di personaggi eccentrici, l’epopea di Mr Pickwick e soci si snoda in un’allegra Inghilterra di inizio ‘800, un paese ancora lontano dai toni cupi e drammatici della successiva produzione dickensiana.
Le avventure di Oliver Twist
La storia la conoscono tutti: Oliver è un orfano perennemente maltrattato che dopo diverse vicissitudine fugge a Londra, dove si lascia coinvolgere da una banda di ladruncoli che fa capo al vecchio Fagin. Si tratta di uno dei primi esempi di romanzo sociale, che con arguzia mette a nudo le ipocrisie della cultura vittoriana.
David Copperfield
La giovinezza, la crescita e la maturità di David Copperfield, un orfano (prima di padre, poi anche di madre) costretto a lavorare in fabbrica che riuscirà, di avventura in avventure, a diventare cronista parlamentare di successo. Il libro è di fatto un’autobiografia romanzata della vita dello scrittore inglese.
Canto di Natale
Il tirchio e insopportabile Ebenezer Scrooge alle prese con i tre spiriti del Natale: passato, presente e futuro. Con tutta probabilità è il racconto più popolare di Dickens, conosciuto da grandi e piccini anche grazie alla sfilza di adattamenti per il grande e piccolo schermo (da Walt Disney ai Muppet, da Bill Murray a Jim Carrey).
Casa desolata
Un’opera monumentale, che intorno al tema centrale della causa giudiziaria (protagonisti i componenti della famiglia Jarndyce) nasconde una moltitudine di sottotrame e valanghe di trovate geniali. Vedi la “filantropia telescopica” di Mrs Jellyby o la morte per autocombustione di Mr Krook.

Category : Cultura &Racconti/Romanzi

Il più amato personaggio di Dickens

febbraio 8th, 2012 // 5:38 pm @

 

 

Oggi è il bicentenario della nascita di Charles Dickens, più grande scrittore inglese (dopo Shakespeare), uno dei più grandi del mondo, e la Penguin Books, casa editrice dei suoi libri, ha deciso di celebrarlo organizzando un sondaggio per scoprire quale sia il più amato dei suoi personaggi. Oliver Twist? No. David Copperfield? Nemmeno. No, a vincere il sondaggio è Scrooge, l’avaro cinico e crudele di uno dei racconti più belli di Dickens, “Canto di Natale”, fonte di innumerevoli riduzioni teatrali, cinematografiche, televisive e a fumetti. “Può sembrare sorprendente che sia un ‘cattivo’ a risultare il suo personaggio più amato”, commenta Claire Tomalin, autrice di un’apprezzata biografia dello scrittore pubblicata lo scorso anno, “considerato che l’equivalente odierno di Scrooge sarebbe probabilmente un avido banchiere. Ma Dickens sapeva creare dei cattivi memorabili e dava loro più energia e brio dei personaggi positivi”. Senza dimenticare che Scrooge è un cattivo redento, che alla fine si pente e diventa buono. Succedesse pure agli avidi banchieri, magari diventerebbero più popolari anche loro.

 Canto di Natale di Topolino è un mediometraggio targato Disney prodotto per la TV che trasporta sul piccolo schermo il racconto di Charles Dickens.

La storia inizia quando il giorno della vigilia di natale Ebenezer Scrooge (Zio Paperone), papero tirchio e ricco, arriva nel suo studio finanziario. Lì lavora con il suo contabile Bob Cratchitt (Topolino) a cui dà un piccolissimo stipendio pur se questo gli lava pure la biancheria sporca. Questi chiede a Scrooge di poter aver una mezza giornata di permesso nel giorno di Natale, Scrooge accetta a malincuore, poiché vedeva il Natale come un’inutile festa. Nel frattempo arriva suo nipote Fred (Paperino) a che gli chiede cordialmente di partecipare alla sua festa di Natale, ma Scrooge, irritato,rifiuta l’offerta e lo caccia con rabbia. Dopo arrivano due persone che chiedevano soldi per i bambini poveri, ma Scrooge al posto di donare soldi gli dà la ghirlanda regalatagli da Fred giustificandosi dicendo che se avesse dato i soldi ai bambini poveri, non sarebbero più poveri e quindi i due benefattori non avrebbero avuto più in lavoro. Così la giornata finisce e Scrooge torna a casa ma quando sta per aprire la porta vede che la serratura della porta prende le sembianze del suo ex-socio morto Marley (Pippo), allora spaventato entra in casa.Una volta entrato vede delle ombre che lo seguono ma non riesce a vedere Marley finché non gli fa del solletico con un bastone. Quando sente la sua risata scappa in una stanza della sua lussuosa casa e si chiude dentro. Ma Marley essendo un fantasma entra nella stanza e racconta a Scrooge che per i peccati fatti in terra per la sua taccagneria lo hanno costretto ad avere sempre delle catene sul corpo e che se Scrooge avesse continuato questo destino sarebbe toccato pure a lui. Inoltre avvisa Scrooge che nella notte sarebbe stato visitato da tre spiriti. Scrooge inizialmente è poco spaventato da questi avvertimenti a va a dormire, ma nella notte lo spirito del Natale passato (il Grillo Parlante) lo sveglia e lo porta a rivedere un Natale passato molti anni prima quando Scrooge era giovane e lavorava da Fezziwig. C’era una grande festa da Fezziwig e anche Scrooge, ragazzo molto timido, partecipava a quella festa. Lì conobbe la sua fidanzata (Paperina), ma solo qualche anno dopo, già ricco, teme di mantenere la promessa di matrimonio perché lei è povera e non gli porterebbe dote. Lei lo lascia andare distrutta, ma da quel giorno Scrooge resterà solo ed il suo cuore diventerà sempre più arido. Il passato non si può cambiare. Scrooge è disperato, implora il fantasma di non tormentarlo. E così torna nel suo letto. Poco dopo vede fuori dal suo letto un grosso gigante, è lo spirito del Natale presente, che sta facendo una grossa cena natalizia. Questi dopo aver preso in giro Scrooge per la sua taccagneria lo porta fuori e gli fa vedere come sta passando il natale il suo impiegato Cratchitt. Vede un grosso pentolone sul fuoco, ma non è la cena ma la sua biancheria, mentre la cena è solo un piccolo uccellino. Inoltre Cratchitt ha un figlioletto molto malato Timmy, e in famiglia fa i fratelli e i genitori c’è molta apprensione per la sua salute. Lo spirito gi dice ch se il presente rimarrà immutato, ci sarà una sedia vuota, dove il piccolo Timmy è seduto. Poi sparisce ma Scrooge gli chiede ancora spiegazioni sulla salute del piccolo Timmy. Le luci si spengono e Scrooge si trova in un cimitero dove incontra lo spirito del Natale futuro avvolta da un nero mantello e un cappuccio da cui nulla traspare se non una mano che sporge da una manica. Lì Scrooge vede i Cratchitt piangere davanti alla tomba del piccolo Timmy ormai morto, e inoltre vede una fossa vuota. Allora chiede spiegazioni allo spirito per sapere de chi era quella tomba. Lo spirito si leva il cappuccio e con un fiammifero illumina la lapide facendo vedere a Scrooge che è la sua lapide e nello stesso tempo lo butta nella fossa. Qui si aggrappa a una radice chiedendo perdono per tutte le sua angherie finché cade. Ma la mattina si sveglia e capisce che quello non era un brutto sogno ma che gli spiriti gli avevano dato un’altra possibilità. Così appena uscito regala molti soldi hai due benefattori che il giorno prima gli avevano chiesto soldi, poi incontra Fred e gli dice che sarebbe venuto con piacere a pranzare con tutta la famiglia. E poi prima va nel negozio di giocattoli, e poi arriva a casa di Cratchitt per fargli uno scherzo. Infatti dice che la borsa piena di giocattoli e un’altra borsa di biancheria e che la mezza giornata di servizio è finita. Ma mentre sta recitando questa parte il piccolo Timmy scopre che la borsa è piena di giocattoli facendo scoprire lo scherzo, così Scrooge cambia il suo atteggiamento nomina Cratchitt suo socio e fa intendere che nel futuro avrebbe salvaguardato la vita dei Cratchitt e soprattutto quella di Timmy. La storia finisce con una foto di natale dove è riunita tutta la famiglia Cratchitt insieme a Ebenezer Scrooge

Category : Cultura &Racconti/Romanzi