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Letteratitudini di nuovo al cinema per “Anna Karenina

febbraio 28th, 2013 // 10:57 am @

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Questa sera 26 febbraio i componenti del gruppo “Letteratitudini” nuovamente al cinema, a completamento degli impegni previsti per il mese di Febbraio 2013.

In visione ANNA KARENINA di Joe Wright con Keira Knightley, Kelly Macdonald, Jude Law.

La scelta di questo film non è casuale, ma mirata ad arricchire, integrando e corredando, la conoscenza del romanzo di Lev Tolstoj, argomento affrontato dal gruppo nel mese di dicembre scorso.

734530_477378665662658_2015027191_n-202x300Trama:

Anna Karenina è la nuova versione cinematografica del regista Joe Wright dell’epica storia d’amore tratta dal capolavoro di Lev Tolstoj.

Siamo nel 1874. Anna Karenina (Keira Knightley) ha quello che tutti i suoi contemporanei aspirerebbero ad avere; è la moglie di Karenin (Jude Law), un ufficiale governativo di alto rango al quale ha dato un figlio, e la sua posizione sociale e reputazione a San Pietroburgo non potrebbe essere più alta. Anna si reca a Mosca dopo aver ricevuto una lettera da suo fratello, un dongiovanni di nome Oblonsky (Matthew Macfadyen), che le chiede di raggiungerlo per aiutarlo a salvare il suo matrimonio con Dolly (Kelly Macdonald). In viaggio, Anna conosce la Contessa Vronsky (Olivia Williams) e, alla stazione, suo figlio, l’affascinante ufficiale di cavalleria Vronsky (Aaron Taylor-Johnson). Quando Anna viene presentata a Vronsky, scoppia immediatamente una scintilla di reciproca attrazione che non può essere ignorata.

Nella casa di Mosca c’è in visita il miglior amico di Oblonsky, Levin (Domhnall Gleeson), un proprietario terriero eccessivamente sensibile e compassionevole, innamorato della sorella minore di Dolly, Kitty (Alicia Vikander), alla quale chiede inopportunamente la mano. Kitty è infatuata di Vronsky. Affranto, Levin torna alla sua tenuta di Pokrovskoe e si dedica anima e corpo al lavoro nei campi. Anche Kitty è distrutta quando, a un gran ballo, Vronsky ha occhi solo per Anna che, nonostante sia una donna sposata, ricambia l’interesse del giovane.

Anna lotta per riconquistare il suo equilibrio correndo a casa a San Pietroburgo, dove tenta di riprendere la sua routine familiare, ma il pensiero di Vronsky – che la segue – la corrode. Segue una relazione appassionata che scandalizza la società di San Pietroburgo. Karenin si ritrova in una posizione insostenibile ed è costretto a dare un ultimatum a sua moglie. Nel tentativo di raggiungere la felicità, le decisioni che Anna prende penetrano nelle pieghe di una società ossessionata dall’apparenza, con conseguenze romantiche e tragiche che cambiano drammaticamente la sua vita e quella di tutti quelli che la circondano.

anna-web-300x218”Su tutti spicca naturalmente l’eroina, Anna, un’aristocratica e magnetica Keira Knightley, che ammantata nei suoi sontuosi abiti d’epoca corre a precipizio verso la propria autodistruzione.”

AnnaKarenina diventa vittima e schiava delle sue passioni, la protagonista in una tragica storia che lei stessa ha parzialmente contribuito ad architettare. E’ la dimostrazione più estrema dell’opinione di Tolstoj sulla società moderna, che non solo ci obbliga a recitare delle parti ma che spesso quest’ultime prendono il sopravvento e ci distruggono. E’ una figura tormentata, non solo perché circondata da ipocriti ed intrappolata in un matrimonio senza amore, ma anche perché vittima delle sue stesse illusioni romantiche che – come disse Tolstoj – l’hanno portata all’errore di confondere la felicità con la realizzazione dei propri desideri.

Il capolavoro di Tolstoj, offre spunto su alcuni dei più delicati argomenti – come essere leali, come infrangere le regole e come pagarne le conseguenze in entrambi i casi – ma con delle sfumature e una sensualità che rende armoniose e poetiche anche le più profonde verità.

È Jude Law a esprimere nella sua contrizione il vero e proprio sentimento, quello di un marito diviso tra l’etichetta e il sentimento per la moglie fedifraga.

13137_476618739071984_1629648427_n-300x200Ma, la genialità di Wright e Stoppard sta nella decisione di dare spazio alle storie d’amore secondarie, dando allo spettatore la possibilità di farsi coinvolgere dal nobile amore tra Kitty e Levin, così come da quello sofferto tra Dolly e il suo libertino marito, Stiva.

L’azione si svolge su un palcoscenico ottocentesco, che riproduce diverse ambientazioni, mentre i personaggi entrano ed escono, si incrociano, si sfiorano, si incontrano, come ingranaggi di un preciso meccanismo regolato da un demiurgo supremo (dio o regista), mentre la macchina da presa tutto avvolge.

Anna Karenina, è un capolavoro della letteratura straniera, da me molto amato anche nella versione cinematografica, ma decisamente ho preferito la lettura del romanzo, dal quale ho potuto trarre sfumature sempre diverse, a seconda del periodo della mia vita in cui l’ho letto. All’età di circa 18 anni ho amato e mi sono identificata pienamente nella storia di Anna, giudicandola un’eroina, il mio ricordo di AnnaKarenina era quello di una donna innocente, una vittima all’interno di una bellissima storia d’amore. Quando ho avuto occasione di rileggerlo recentemente, sono rimasta sorpresa su come il mio punto di vista sul personaggio e la storia fosse cambiato negli anni. Improvvisamente, la linea tra eroina e anti-eroina si è fatta più sottile. Anna non era più tanto innocente, anche se sempre vittima delle circostanze e dall’ambiente, ma ho provato anche grande simpatia per quell ‘uomo che incapace di governare la propria moglie non può andare oltre nel governo. Anche Joe Wright, nel film, non riduce Karenin semplicemente ad un uomo meschino e razionale come è successo in passato: il ritratto che ne fa il regista è quello di uomo incapace di accedere alle proprie emozioni ed esprimerle, ma simile a Levin per quanto riguarda la fedeltà ai suoi principi e ai suoi ideali.

A cura di Matilde Maisto

 

Category : Cultura &Letteratitudini

“Mamm” dedicatami da mio figlio Luca

febbraio 23rd, 2013 // 3:55 pm @

roseE’ troppo importante cogliere bene il senso di questa canzone di Enzo Avitabile che mio figlio Luca ha voluto dedicarmi in apertura del nostro giornale.

Poichè io stessa, al momento, non ne ho ben compreso il significato, la profondità e l’amore che esprime, l’ho studiata meglio e l’ho, in un certo senso, tradotta, affinché fosse comprensibile a me e a tutte le mamme. E’ bellissima seguitemi…

Mamme
Mamme dietro ai vetri, acqua che scende lentamente bagna,
mamme che pure quando sei nonna, non conosci il mondo,
mamme con la faccia bianca, a cui le antiche paure iniziano a far male,
mamme povere, un fiammifero per guardare il mare,
mamme bestie e mamme per cui amore è solo una parola,
mamme sorde e mute, che sono mamme soltanto a parole,
mamme schiave, mamme per secoli e secoli con la testa china,
mamme feroci con le unghie affilate, per un posto sotto al sole,
mamme coraggiose piene di tritolo sulla pancia, (che si lasciano esploderere)
mamme soldato, legate ad un’ultima speranza,
mamme all’angolo del vicolo, alle quali il grano (per la sopravvivenza) non è mai sufficiente,
mamme in terra straniera, con la faccia china per terra nella polvere,
mamme per sempre mamme.
Mamme, bambine senza gelati e senza giocattoli,
mamme operaie, attente all’ implacabile sirena che le chiama al lavoro e che si consolano con un bicchiere di vino,
mamme che abbandonano i loro figli piccoli, piccoli,
mamme sulla sedia a rotelle, che passano le notti a parlare con le stelle,
mamme sincere, senti che odore celeste di cielo,
mamme nostalgia, una ferita che non guarisce mai,
mamme martiri, con scarpe rotte ed un giardino di rose,
mamme nemiche che conoscono lo stesso dolore,
mamme nascoste sotto un velo pieno di buchi,
mamme perdonate, mamme bollate con un marchio,
mamme con le mani aperte ma che non sanno volare,
mamme nuvole e nuvole,
mamme un sogno a metà,
mamme per sempre mamme.
Mamme lontano,
mamme vento nei capelli,
mamme per sempre dentro al cuore di un figlio,
mamme per sempre mamme.

Category : Musica &Pensieri Sparsi

“Invito a cinema” per l’incontro di Letteratitudini del mese di Febbraio 2013

febbraio 22nd, 2013 // 12:58 pm @

lettereatitudini-bL’incontro del corrente mese di Febbraio 2013 si è rivelato molto particolare, ma sempre molto interessante ed ancora rivolto all’approfondimento della letteratura straniera.

Il 20 Febbraio 2013 alla ribalta Victor Hugo con il bellissimo musical “Les Misérables”, l’indimenticabile storia di speranza, amore, coraggio e libertà, film straordinario di Tom Hooper, con Amanda Seyfried, Hugh Jackman, Helena Bonham Carter, Russell Crowe, Anne Hathaway, che ha recentemente ricevuto a Londra, ove si è svolta la cerimonia di consegna dei BAFTA Awards, ben 4 riconoscimenti: migliore attrice non protagonista (Anne Hathaway) – migliore scenografia – miglior trucco – miglior sonoro.

“Non ci sono parole per descrivere la bellezza de Les Misérables. In effetti è’ tutto perfetto: regia, canzoni, scenografie e soprattutto il cast. Hugh Jackman e Anne Hathaway sono a dir poco superbi e tutti gli altri attori magnifici. Insomma veramente meraviglioso, la storia di ognuno di noi. Da miserabile a Re, celebrazione della vita.

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E, dunque…brividi, lacrime e stupore: queste le sensazioni provate durante le 2 ore e 30 di film. Una cast eccezionale e coinvolgente in cui spiccano Anne Hathaway in primis, meravigliosa, con la sua “I dreamed a dream”, seguita da Eddie Redmayne, Samantha Barks (già una perfetta Eponine a teatro,) e Hugh Jackman, un intenso Jean Valjean . Le musiche sono bellissime e il canto-recitato dei personaggi è a tratti imperfetto, ma proprio per questo molto vero e sentito (inutile ricordare che hanno tutti cantato dal vivo). Il tempo vola durante la visione, e più la storia prosegue più non si può non rimanere affascinati dalle scenografie, dai costumi, dalla fotografia e dall’evolversi dei personaggi in un percorso di redenzione alla ricerca della libertà. La fede, la rivoluzione e l’amore le grandi tematiche del film. Credo sia impossibile non riconoscere che siamo dinanzi ad un capolavoro. Tom Hooper è stato. a quanto pare, criticato, probabilmente a causa di una regia che osa e sperimenta: l’uso del live, le particolari scelte di montaggio e d’inquadrature, il lasciare il film completamente cantato come nella versione teatrale, i primi piani intensi e lunghi. Bisogna ammettere che non è sicuramente un film per tutti (i non amanti del musical probabilmente lo odieranno), ma a tutti è rivolto il messaggio di speranza, perdono e amore (in tutte le sue forme)! E’ molto coinvolgente emotivamente, infatti basta solo pensare al viso di Fantine (Hathaway), ai capelli di Eponine sotto la pioggia, ai passi di Javert (Crowe) in bilico sul ponte, alle lacrime di un morente Valjean, o alla corale scena finale per farmi rivenire i brividi e per farmi ancora una volta sentire “il popolo cantare”! Assolutamente meraviglioso: io a Les Misérables ho dato il mio cuore!

victor hugoMa facciamo un passo indietro e parliamo un po’ del romanzo: I miserabili (Les Misérables) è un romanzo di Victor Hugo pubblicato nel 1862. Considerato uno dei romanzi cardine del XIX secolo europeo è fra i più popolari e letti della sua epoca.

Narra le vicende di vari personaggi nella Parigi post Restaurazione, in un arco di tempo di circa 20 anni (dal 1815 al 1833, con alcune digressioni alle vicende della Rivoluzione francese, delle Guerre napoleoniche, con particolare riguardo alla battaglia di Waterloo, e alle vicende politiche della Monarchia di Luglio). I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società, i cosiddetti “miserabili”: persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà. È una storia di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Hugo racconta a 360° i suoi personaggi e aggiunge al racconto capitoli di grande rilevanza storica (come ad esempio la battaglia di Waterloo, la struttura della città di Parigi, la visione sul clero e i monasteri dell’epoca, le opinioni sulla società e i suoi mali, il quadro della Francia post-restaurazione) che permettono al lettore di collocare i personaggi in un determinato contesto storico-sociale.

Jean Valjean, giovane potatore a Faverolles, dovendo provvedere alla sorella e ai figli di questa, per disperazione si trova costretto a rubare un tozzo di pane; per questo crimine viene condannato a cinque anni di lavori forzati nel carcere di Tolone, pena che viene allungata di ulteriori 14 anni a seguito di vari tentativi falliti di evasione. Viene infine liberato dal carcere a seguito di un’amnistia nei primi giorni del 1815, dopo 19 anni di reclusione; in questa data egli ha 46 anni, si può perciò comprendere che l’uomo fosse entrato in carcere a 27 (nel 1796) e che fosse nato nel 1769.

All’uscita dal carcere Jean Valjean si trova a vagabondare per diversi giorni attraverso il sud-est della Francia, vedendosi chiudere in faccia ogni alloggio ed ogni opportunità a causa del suo passato di galeotto, che lo identifica come un reietto della società. Questa situazione disperata finisce per esasperare il risentimento e l’odio nei confronti della società e di tutto il genere umano fino a spingerlo ad una fredda malvagità d’animo. Nel frattempo, giunto, vagabondando, nella città di Digne, ha la fortuna di imbattersi nel vescovo della città, Monsignor Myriel, ex aristocratico rovinato dalla Rivoluzione francese e costretto all’esilio, trasformatosi, dopo una crisi spirituale, in un pio e giusto uomo di Chiesa dall’eccezionale altruismo. In un primo momento Valjean diffida del prelato, che pure lo accoglie in casa e tenta di redimerlo dai suoi vecchi peccati, e giunge anzi a rubare le posate d’argento del vecchio e a fuggire. Catturato dalla polizia, però, viene portato di nuovo di fronte al Vescovo, il quale lo difende dai gendarmi sostenendo che quelle posate fossero in realtà un dono, e rimproverandolo di non avere preso anche i candelabri d’argento; fino ad allora gli unici oggetti di lusso tenuti da Myriel. Attraverso quel gesto il monsignore comprava l’anima di Jean Valjean e la consacrava a Dio. Scosso e turbato dalla carità rivoltagli dal vescovo, in uno stato d’animo confuso Valjean, rilasciato, quella stessa notte commette un nuovo furto, rubando ad un bambino una moneta d’argento. Quando comprende ciò di cui si è reso colpevole, Jean Valjean, spinto da un terribile senso di colpa, capisce ciò che il vescovo aveva cercato di comunicargli e matura la decisione di cambiare vita, seguendo l’esempio del caritatevole prelato. Quello stesso anno, il 1815, Jean Valjean -ancora ricercato per i furti commessi- si stabilisce a Montreuil-sur-Mer dove, grazie al denaro del vescovo, riesce ad impiantare una fiorente industria di bigiotteria e a diventare un cittadino rispettabile, ovviamente celando il proprio passato e assumendo la falsa identità di Monsieur Madeleine. I suoi gesti di bontà e di carità verso i poveri lo rendono presto molto amato dagli abitanti della cittadina, che giungono a nominarlo sindaco di lì a pochi anni. Solo l’ispettore di polizia locale, Javert, che era stato secondino a Tolone, nutre alcuni dubbi sul suo passato ed inizia a sospettare la sua reale identità. Frattanto Valjean incontra una poverissima donna, Fantine, ex impiegata in una delle sue fabbriche licenziata -a sua insaputa- dalla sua direttrice del personale perché ragazza madre, fatto inaccettabile data la moralità del tempo. Deciso ad aiutare l’infelice, gravemente ammalata, Jean Valjean la salva dalla prigione in cui Javert, venuto ad arrestarla per un’aggressione ad un aristocratico che l’aveva importunata durante la sua attività di prostituta, voleva spedirla. Una volta caduta in malattia, le promette di ricongiungerla alla figlia, Cosette, affidata dalla madre cinque anni prima ad una coppia di locandieri a Montfermeil.

Contemporaneamente però, Valjean viene a sapere che, a causa di uno scambio di identità, un uomo catturato dalla polizia ad Arras è stato ritenuto essere l’evaso Jean Valjean e rischia come tale l’ergastolo. Pur rendendosi conto che l’evento potrebbe volgere a suo vantaggio, eliminando per sempre i sospetti del passato dalla sua persona, l’ex forzato comprende che non può permettere che un innocente venga incriminato al suo posto; dopo una notte di angosce e di indecisione si reca in tutta fretta sul luogo del processo e si autodenuncia al giudice, rivelando la propria identità e scagionando così il suo “alter ego”. Tornato a Montreuil-sur-Mer, Valjean ha appena il tempo di assistere alla morte di Fantine prima che la polizia, con Javert in testa, venga ad arrestarlo. Riesce poi a sfuggire una prima volta alla cattura, viene in seguito ripreso ma riesce ad evadere e a simulare la sua morte. Questi eventi avvengono nel 1823, all’epoca in cui Jean Valjean ha 54 anni. Fuggito di galera, Jean Valjean si reca a Montfermeil dove scopre le crudeli condizioni in cui i Thénardier, proprietari della locanda e tutori di Cosette, costringono a vivere la piccola, trattata al pari di una serva e privata di ogni affetto e calore. Dietro pagamento di una ingente somma, ed in parte imponendo la propria autorità (Valjean viene infatti descritto come un uomo dalla corporatura imponente e di una forza erculea) riscatta la bambina e si nasconde con lei in una misera casa nei sobborghi di Parigi. Scovato anche qui dall’instancabile Javert, promosso ad ispettore nella capitale francese, Valjean è costretto nuovamente alla fuga e riesce a nascondersi con Cosette in un convento cittadino di monache di clausura, il Petit-Picpus, nel quale trova rifugio grazie all’intercessione del giardiniere, Monsieur Fauchelevent, un ex carrettiere a cui aveva salvato la vita tempo addietro a Montreuil. Trascorre in convento quasi sei anni, celandosi sotto l’identità di Ultime Fauchelevent, fratello del giardiniere e che resterà il suo nome “ufficiale” per il resto della sua vita. Cosette e Jean Valjean escono dal convento -per decisione dello stesso Valjean, che non voleva privare la piccola delle gioie della vita spingendola verso la vita monastica- nel 1829, all’epoca in cui il vecchio ha 60 anni e la bambina 14. Jean Valjean e Cosette prendono alloggio in Rue Plumet, a Parigi, dove vivono una vita modesta e ritirata grazie ai notevoli risparmi che Valjean era riuscito a mettere in salvo prima della sua cattura a Montfermeil; il denaro che questi aveva guadagnato al tempo in cui si faceva passare per Monsieur Madeleine ammonta infatti alla sostanziosa cifra di 600 000 franchi, nascosti con cura ai piedi di un albero in un bosco nei pressi di Montfermeil, dai quali Valjean attinge però con estrema parsimonia considerandoli la dote di Cosette.

Nel corso delle lunghe passeggiate dei due nei Giardini del Lussemburgo, la giovane Cosette nota un giovane, Marius, studente universitario, liberale, repubblicano e bonapartista di buona famiglia ma praticamente diseredato a seguito di una lite, per motivi politici con il nonno, un nostalgico monarchico. Figlio di un ufficiale napoleonico sopravvissuto a Waterloo, cresciuto in ambienti reazionari cari al nonno materno, il giovane Marius riscopre l’identità del padre e l’amore per la Rivoluzione e l’Imperatore. Arrivato tardi al capezzale del padre morente, mostrerà venerazione al padre tenendo fede alle sue ultime volontà redatte nel testamento: qualora Marius ritrovasse un tale Thenardier, farà di tutto per renderlo felice. Quell’uomo, secondo quanto scritto dal padre, lo salvò dalla morte sul campo di battaglia di Waterloo. In realtà Thenardier, estrasse il corpo dell’ufficiale dal cumulo di corpi dove sarebbe soffocato, solo per depredarlo di eventuali ricchezze. Per Marius ripagare quel debito diventa lo scopo di una vita. Finché passeggiando ai giardini scorge Cosette e se ne innamora.

Nel frattempo, Jean Valjean cade in un tranello tesogli da Thénardier, l’ex oste di Montfermeil che, caduto in disgrazia, era divenuto capo di una banda di ladri ed assassini parigini e che, a conoscenza della ricchezza dell’ex forzato, lo attira con i suoi soci in casa sua e lo rapisce. Valjean riesce però a salvarsi in parte grazie a Marius, che venuto a sapere per caso del piano di Thénardier, suo inaspettato vicino di casa, attraverso un buco sulla parete che divide i due alloggi, allerta la polizia, facendo però così intervenire sul luogo del delitto proprio il terribile Javert. Nella confusione che segue Valjean riesce comunque a dileguarsi sia dai banditi che dalle forze dell’ordine.

Marius, intanto, scoperta l’abitazione di Cosette e del padre, inizia a tessere con la giovane una platonica ma intensa relazione d’amore, all’insaputa del genitore di questa. Quando però il vecchio, timoroso, dopo il faccia a faccia con Thénardier, per l’incolumità della figlia le comunica la sua intenzione di trasferirsi con lei in Inghilterra, i due amanti disperati si trovano costretti alla separazione. Marius, disperato ed impotente, decide di uccidersi e si avvia perciò verso il centro cittadino, dove stanno intanto divampando gli scontri fra rivoluzionari repubblicani e soldati di Luigi Filippo e si unisce ai suoi amici insurrentisti capeggiati dal carismatico Enjolras cercando la morte sulle barricate.

La libertà che guida il popolo, quadro di Delacroix che probabilmente ispirò il IV Tomo del romanzo

Mentre infuriano gli scontri della notte fra 5 e 6 giugno 1832, Jean Valjean viene a scoprire, tramite una lettera traditrice, il legame fra Cosette e Marius, da lui nemmeno sospettato. Soffocato dall’amore per Cosette, e dalla paura di perderla, il genitore rimane sconvolto dalla notizia. Poco dopo, quella stessa notte, Gavroche, monello di strada inviato da Marius, gli recapita un messaggio scritto per Cosette dal giovane dalla barricata. Leggendolo, Jean Valjean scopre l’intenzione del giovane di suicidarsi e, alla notizia, pur se combattuto si avvia egli stesso alla barricata. Qui, nell’infuriare degli scontri, ritrova Javert, fatto prigioniero dei rivoltosi e da questi condannato a morte. Tramite un sotterfugio, l’ex forzato si incarica dell’esecuzione dell’ispettore ma, nascosto dietro ad un muro che lo rendeva invisibile ai rivoltosi, simula l’omicidio e risparmia il poliziotto. Poi, mentre polizia e Guardia Nazionale irrompono nella barricata, porta in salvo Marius, colpito e privo di sensi, sottraendolo alla cattura e alla morte conducendolo sulle sue spalle in un terrificante viaggio attraverso le fogne parigine. Nel tentativo di uscire dal dedalo delle fogne parigine, Jean Valjean incontrerà Thenardier, rifugiatosi nella cloaca per sfuggire all’ispettore Javert, appostato lì fuori. Mentre Jean Valjean riconosce l’antico locandiere di Montfermeil, Thenardier non riconosce Jean Valjean. Scambiatolo per un assassino gli accorda la libertà, ossia gli apre l’inferriata che affacciava sulla Senna, in cambio della spartizione del bottino rubato al presunto defunto che portava in spalla. Finite le contrattazioni all’uscita della fogna l’ex forzato si imbatte però in Javert, che lo arresta e lo conduce con sé in una carrozza. Dopo aver depositato l’esanime Marius a casa del nonno, Javert riconduce Jean Valjean a casa sua e, con suo sommo stupore, lo lascia libero di andarsene. In seguito, l’integerrimo ispettore di polizia, incapace di conciliare la propria coscienza di uomo, che deve la vita ad un criminale e gli è perciò riconoscente, con quella di tutore della legge, sceglie il suicidio gettandosi nella Senna.

Marius, ristabilitosi dalle ferite e riconciliatosi con il nonno, sposa Cosette -con il beneplacito di Jean Valjean- nel 1833. Dopo il matrimonio questi, pur avendo ricevuto l’offerta di vivere con la novella coppia nella loro casa, come già era successo a Montreuil comprende, dopo una tormentatissima notte, di non poter porre la propria felicità al disopra di quella di un altro -nella fattispecie quella di Cosette- e di non poter permettere che il proprio passato possa mettere in pericolo la futura vita della giovane. Perciò, preso in disparte Marius gli racconta del proprio passato di galeotto, ed accetta con profondo dolore di separarsi da Cosette e a non vederla più.

Lontano dalla figlia adottiva, solo e depresso, il 64enne Jean Valjean inizia a risentire quasi improvvisamente del peso dei suoi anni, ammalandosi ed indebolendosi sempre più. Quando, nel giugno 1833, Marius viene fortuitamente a sapere, proprio grazie al malvagio Thénardier -che dal canto suo meditava una ennesima truffa ai danni del giovane- di dovere la vita a Jean Valjean, fa appena in tempo a correre da lui con Cosette per assistere alla sua morte, e a dare il tempo al vecchio di vedere un’ultima volta l’amata figlia adottiva. Valjean esala così l’ultimo respiro, sventurato ma lieto, significativamente illuminato dalla candele poste sui candelabri donatigli dal vescovo di Digne, nel cui esempio ha vissuto la sua intera vita di galeotto redento.

Stando a quanto si apprende nell’ultimo paragrafo del romanzo, la sua tomba viene posta nel cimitero del Père Lachaise, anonima se non per una iscrizione tracciata a matita che recita:

(FR)

« Il dort. Quoique le sort fût pour lui bien étrange,

Il vivait. Il mourut quand il n’eut plus son ange;

La chose simplement d’elle-même arriva,

Comme la nuit se fait lorsque le jour s’en va. »

(IT)

« Riposa: benché la sorte fosse per lui ben strana,

pure vivea: ma privo dell’angel suo morì:

La cosa avvenne da sé naturalmente

come si fa la notte quando il giorno dilegua »

Personaggi principali

• Jean Valjean – Ex forzato perseguitato dalla legge, ma di sconcertante umanità e bontà. Diviene il padre adottivo di Cosette, prodigandosi per lei.

• Fantine – Giovinetta parigina abbandonata dal suo amante, dal quale ha una figlia, Cosette. Per provvedere ai suoi bisogni va a cercare fortuna lasciandola in affidamento ai Thénardier, senza immaginare la loro crudeltà, fino a morire di stenti malgrado l’intervento di Jean Valjean.

• Cosette – Figlia di Fantine, vive i primi otto anni della sua vita presso i Thénardier, dai quali è trattata come una schiava. In seguito viene tratta in salvo da Jean Valjean, che diventa il suo padre adottivo, e adulta si innamora di Marius.

• Marius Pontmercy – Giovane di buona famiglia, che abbandona in odio alle idee del nonno -vecchio monarchico nostalgico dell’Antico regime. Vive in povertà e diviene amico di Enjolras e dei suoi, che rafforzano i suoi ideali liberali e repubblicani. Si innamora di Cosette.

• Javert – Poliziotto ed ispettore di primo grado, irreprensibile tutore della legge, fa della cattura di Jean Valjean uno scopo di vita, fino al loro drammatico faccia a faccia finale.

• I Thénardier – Coppia di malvagi locandieri che allevano Cosette trattandola peggio di una serva; in seguito, caduti in disgrazia, si uniscono a una banda di criminali e tagliagole parigini, di cui Monsieur Thénardier diviene il capo.

• Gavroche – Figlio mai amato né sopportato dei Thénardier, monello di strada.

• Éponine – Figlia maggiore dei Thénardier, innamorata di Marius cui salva la vita due volte (prima sviando il padre e la sua banda dall’abitazione di Cosette, poi sacrificandosi al posto suo sulla barricata) sebbene questi ignori i suoi sentimenti.

• Enjolras – Capo degli studenti rivoluzionari che combattono sulla barricata del 5 giugno 1832.

Personaggi secondari

• Monseigneur Myriel – Vescovo di Digne, uomo di chiesa dalla eccezionale levatura morale. È il primo personaggio presentato nel romanzo (il primo libro del primo tomo è infatti dedicato interamente a lui) e la sua presenza pervade l’intera vicenda, in quanto i suoi insegnamenti ed il suo esempio sono di stimolo perenne a Jean Valjean a proseguire nella strada della redenzione.

• Père Fauchelevent – Un vecchio carrettiere che viene salvato da Jean Valjean a Montreuil-sur-Mer, ed in seguito paga il suo debito aiutando l’ex forzato braccato a rifugiarsi con Cosette nel convento di cui è giardiniere.

• Monsieur Gillenormand – Nonno di Marius, è un vecchio borghese le cui idee ottusamente conservatrici costringono il nipote a fuggire di casa. Tuttavia il vecchio nutre anche un sincero amore per Marius, ed è pronto ad accoglierlo in casa, ferito, dopo gli eventi del 5 giugno.

• Azelma – Figlia minore di Thénardier, rimane con il padre fino all’ultimo, aiutandolo nelle sue truffe e nei suoi delitti.

• Monsieur Mabeuf – Ex soldato, amante dei fiori e dei libri, è amico di Marius e lo aiuta a conoscere e comprendere la figura dell’eroico padre. Muore sulla barricata, con un’azione eroica, dopo essere caduto nella miseria più nera.

Serata eccezionale, quindi, che si ripeterà martedì 26 febbraio p.v. con la visione del film Anna Karenina, a completamento dell’incontro di dicembre 2012 durante il quale è stato discusso e approfondito Lev Tolstoj e la sua stupenda Anna Karenina.

 

A cura di Matilde Maisto

 

Category : Cultura &Letteratitudini

Il posto dei miracoli

febbraio 18th, 2013 // 9:16 pm @

In mano ai bambini uno scampolo di velluto a coste può diventare un campo coltivato e la carta delle caramelle un arcobaleno. Una matassa di filo è un gatto e uno scovolino da pipa un uomo, e le cose parlano e le cose ascoltano. I bambini hanno milioni di segreti e un amico immaginario a cui raccontarli. E, in un mondo ideale, una schiera di sentinelle adulte a proteggere tutto questo. A certi bambini, invece, capita di crescere in un mondo di divieti, dove la Legge Fondamentale pretende un occhio per un occhio e una vita per una vita, e la fine dei tempi è sempre in agguato.

Un mondo di bibliche punizioni dove la fantasia è un peccato e le cose servono solamente e non parlano. Judith McPherson è fra quei bambini. Suo padre è un ardente «Fratello» di una setta millenarista che obbliga i suoi membri al proselitismo porta a porta in attesa dell’Armageddon che spazzerà via il mondo e trasporterà i pochi salvati nella Terra Promessa, adornamento di tutti i paesi. La «Terra dell’Adornamento» di Judith ha un aspetto molto concreto.

È fatta dei materiali di scarto che da quasi tutta la vita la bambina va raccogliendo nelle sue peregrinazioni solitarie e dei pochi oggetti ricevuti in eredità dalla madre, ed è il luogo in cui trova rifugio da ogni minaccia. Come tutti i diversi, i McPherson non sono troppo popolari nella cittadina operaia in cui vivono, e mentre il padre si attira le ire dei sindacati rifiutandosi di aderire allo sciopero indetto nella fabbrica in cui lavora, Judith deve tentare ogni giorno di sfuggire alle angherie dell’immancabile bullo della classe, che l’ha prevedibilmente scelta come vittima designata.

Per il giorno seguente, ad esempio, le ha promesso una morte per affogamento nei bagni della scuola e Judith sa che il solo modo per evitarlo è tenersi alla larga dall’edificio, ma come fare? Per una bambina come lei la magia di ogni gioco può chiamarsi miracolo, ed è con questa fede che, incitata da una voce disincarnata che sceglie di chiamare Dio, cosparge la Terra dell’Adornamento di zucchero e farina, e cotone e schiuma da barba e plastilina e gocce di colla, e la mattina seguente apre le tende della sua camera sul candore di una colossale nevicata fuori stagione. È il primo di una serie di miracoli, e l’inizio di un dialogo fitto con un Dio – versione mistica dell’amico immaginario? sintomo psichiatrico? autentica espressione del sovrannaturale? -, del quale Judith si convince di essere l’onnipotente strumento.

Lei, una bambina di dieci anni che vorrebbe solo raddrizzare le cose storte. Grace McCleen, cresciuta, come la sua protagonista in una setta cristiana fondamentalista del Galles, usa lo sguardo leggero e divertente di una decenne fuori dal comune per raccontare una storia che scuote ogni convinzione.

Grace McCleen è nata nel 1981. Dopo aver lasciato la comunità d’origine, ha studiato Letteratura a Oxford e York. Oggi svolge a Londra la sua attività di scrittrice e musicista. Il posto dei miracoli è stato giudicato uno dei quattro debutti piú promettenti del 2012 da «The Sunday Times» e ha vinto il Desmond Elliott Prize per l’opera prima.

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“Abbiamo perduto la bussola! Lettere da Capri di Ferdinando IV a Maria Carolina”

febbraio 18th, 2013 // 8:50 pm @

VERDILE-WEB

Conversazione con Nadia Verdile – Mercoledì 20 febbraio 2013, ore 18.30 – Fondazione “Gerardino Romano” – Piazzetta G. Romano 15 – Telese Terme (BN)

Mercoledì 20 febbraio, alle ore 18.30, la Fondazione “Gerardino Romano”, presso la sede sociale in piazzetta di G. Romano 15, a Telese Terme (BN), ospita la prof.ssa Nadia Verdile. All’incontro, coordinato dal prof. Felice Casucci, viene presentato il libro: “Abbiamo perduto la bussola! Lettere da Capri di Ferdinando IV a Maria Carolina”, Il Campano, Pisa, 2010. Il testo letterario raccoglie ventisette lettere inedite (quella che dà il titolo al volume è del 3 maggio 1787), rinvenute presso l’Archivio di Stato di Napoli, scritte da Ferdinando IV di Borbone alla moglie Maria Carolina d’Asburgo.

Le lettere sono precedute da due capitoli, il primo ricostruisce la storia dei due regnanti (Coppia Reale), il secondo quella della casa (Lo Palazzo, conosciuto anche come “Palazzo Canale”) in cui Ferdinando IV veniva ospitato ogni volta che si recava a Capri. Infatti, in primavera e in autunno, durante il suo lunghissimo regno, il re raggiungeva l’isola per dare la caccia alle quaglie, che proprio in quei periodi passavano a pelo d’acqua, provenienti e poi dirette in Africa. «Queste lettere di Ferdinando, re di Napoli – scrive Raffaele La Capria, nelle sue “riflessioni disamoranti” introduttive – sembrano più che le lettere di un marito alla moglie, quelle di un figlio alla mamma.

Con una calligrafia semplice ed accurata, da scolaro, il re racconta il suo far niente. La sintassi va in confusione, i periodi sono scoordinati, il contenuto si perde. La sua prosa diventa graziosa quando, alludendo alla gravidanza della moglie e al nascituro, scrive di pregare il Signore che gli faccia avere buone nuove della salute della moglie e che “il nuovo nennillo si faccia quietamente i fatti suoi nella panza”». L’Autrice ha già pubblicato altri testi sui due sovrani, sul loro rapporto di coppia e sulle riforme messe in atto nei primi venti anni di regno, con particolare attenzione a San Leucio e all’omonima Colonia reale. L’incontro telesino sarà dedicato anche a questi benemeriti studi ed a ciò che essi proficuamente evocano.

Gli appuntamenti settimanali della Fondazione sono aperti al pubblico e rappresentano un’occasione di confronto per lo sviluppo culturale del territorio sannita Tutti i video relativi agli incontri sono visibili sul sito della Fondazione: www.fondazioneromano.it, nella Sezione: “Mercoledì culturali”.

Nadia Verdile, docente di Italiano e Storia nella scuola superiore, collabora con la Fondazione Valerio per la Storia delle Donne, con la Colorado State University per il progetto Female Biography Project, con l’Enciclopedia Treccani per il Dizionario biografico degli italiani. Membro della S.I.S (Società Italiana delle Storiche) e della SISEM (Società Italiana Storia dell’Età Moderna). Giornalista pubblicista, scrive per Il Mattino. Prima a leggere in chiave di genere lo Statuto di San Leucio, da anni si occupa di gender studies. Ultimi libri: Maria Luisa, la duchessa infanta. Da Madrid a Lucca, una Borbone sullo scacchiere di Napoleone, Lucca 2013 (in corso di stampa); Abbiamo perduto la bussola! Lettere da Capri di Ferdinando IV a Maria Carolina, Pisa 2010; Utopia sociale, utopia economica. L’esperienza di San Leucio e New Lanark, Roma 2009; Letteratura, sostantivo femminile. Scrittrici del XX secolo rapite dalle Storie della Letteratura italiana, Roma 2009; Un anno di lettere coniugali, Caserta 2008; L’utopia di Carolina. Il Codice delle leggi leuciane, Napoli, 2007. Nel 2011 ha ricevuto il Premio “La Terza Napoli – La città che eccelle” – con la seguente motivazione: “Nadia Verdile, giornalista, studiosa di questioni di genere, da anni impegnata nella ricerca storica dedicata alle donne, ha portato alto il nome della Campania fuori dal circuito locale, collaborando con l’università del Colorado per la scrittura della Female Biography e con la Fondazione Valerio di Napoli per il recupero della storia delle donne nel meridione d’Italia. Le sue numerose pubblicazioni hanno donato fasci di luce in una parte della storia spesso dimenticata».

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