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Cancello ed Arnone: “Letteratitudini” ha discusso di “Delitto e castigo”

marzo 28th, 2013 // 1:24 pm @

Il “gruppo di lettura” impegnato sulle pagine del grande Dostoevskij – Relatrice della serata la prof.ssa Laura Sciorio
CANCELLO ED ARNONE – Autore potente, Fedor Michailovic Dostoevskij (1821-1881); tormentatissima l’opera, “Delitto e castigo”. Intorno a questi due pilastri s’è ritrovato il “gruppo” Letteratitudini , sabato 23 marzo, nel “salotto buono” della coordinatrice/scrittrice Tilde Maisto.
L’ormai consolidato “team di lettura” si è avvalso del contributo introduttivo della relatrice Laura Sciorio per riflettere e discutere sulla complessa vicenda che vede protagonista, nel romanzo, il tormentato studente pietroburghese Rodion Romanovic Raskol’nikov colpevole dell’assassinio, premeditato, d’una vecchia usuraia e della contestuale imprevista uccisione della mite e più giovane sorella di lei.
Sul filo della narrazione di Dostoevskij, i partecipanti si sono comunque soffermati, fra incredulità ed umana pietà, intorno alla trama delle atroci conseguenze emotive, mentali e fisiche, che il delitto scatenò nell’esistenza di Raskol’nikov, sviluppando un crescendo di osservazioni tendenti a far luce appunto sulla tremenda angoscia dell’assassino determinata dagli assillanti rimorsi e sul logorio nervoso che lo fiaccava anche per aver deciso di conservare ad oltranza il segreto del delitto.
Perciò ai lettori è apparso “liberante” l’inatteso incontro del protagonista con la giovane Sonja, incrollabile credente malgrado la prostituzione cui era costretta per procacciar da vivere alla tisica matrigna ed ai fratellastri. Un personaggio straordinario, Sonja, che compie il miracolo di riaccendere nell’animo di Raskol’nikov speranza e fede in Dio, dunque le energie che finalmente lo indussero a confessare il delitto e a sopportare la pena in Siberia dove ella stessa, per autentica donazione d’amore, lo seguì.
Eppure non fu la condanna al “campo di lavoro” il vero castigo per il reo confesso, bensì il tormento che lo aveva aggredito fin dal compimento del “femminicidio” e che incessantemente lo affliggeva: un travaglio misto alla più cupa paranoia e sfociato nella desolante convinzione di non essere stato all’altezza di un gesto che, alla vigilia, gli pareva degno di un “superuomo” capace di trasformare il male in bene.
Nel prossimo mese di aprile, in data ancora da definire, proseguirà il cammino di Letteratitudini esclusivamente proiettato quest’anno alla riscoperta di grandi autori stranieri. E “sarà di scena” Moliere, al secolo Jean-Baptiste Poquelin – un genio del teatro di tutti i tempi -, che spingerà il “gruppo” a riesplorare per una serata il mondo del XVII secolo, ripercorrendo la dura critica del commediografo-attore francese alla morale del suo tempo e specialmente la sottile satira che riservò ai medici, sicché la lettura non potrà che privilegiare “Il malato immaginario”, un capolavoro che continua ancora oggi a divertire ed ammonire il pubblico soprattutto quando sul palcoscenico si esprime il talento dei grandi attori.

Raffaele Raimondo
cronista free lance

MATERIALE “LETTERATITUDINI”

Fëdor Michajlovic Dostoevskij
Delitto e castigo

Delitto e castigo è un romanzo pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Insieme a Guerra e pace di Lev Tolstoj, questo libro fa parte dei romanzi russi più famosi ed influenti di tutti i tempi. Esso esprime i punti di vista religiosi ed esistenzialisti di Dostoevskij, con una focalizzazione predominante sul tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza.
Il titolo Преступление и наказание in italiano significa Il delitto e la pena, e dipende dal trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, testo conosciuto in Russia in quanto era stato tradotto nel 1803. Nella prima versione italiana (1889) l’ignoto traduttore diede il titolo Il delitto e il castigo, questo perché lo aveva tradotto dal francese. Nella sua versione del 1884 Victor Derély aveva scelto come titolo Le crime et le châtiment, il termine châtiment in italiano può essere tradotto solo con la parola castigo.
Struttura: Il romanzo è diviso in sei parti con un epilogo. Ogni parte contiene fra i cinque e gli otto capitoli, mentre l’epilogo ne ha due. L’intero romanzo è scritto in terza persona al passato da una prospettiva non onnisciente, perlopiù dal punto di vista del protagonista, Raskol’nikov, sebbene si sposti brevemente su altri personaggi, come Dunja, Svidrigajlov e Sonja, durante la narrazione.
Trama: Lo svolgimento dei fatti è quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un’afosa estate. L’epilogo invece si svolge nella prigione-fortezza di una località non espressamente nominata, sulle rive del fiume Irtyš (fiume del bassopiano della Siberia occidentale). Dovrebbe trattarsi di Omsk, ove era presente una struttura per lavori forzati, conosciuta bene da Dostoevskij per avervi scontato egli stesso una condanna.
Il romanzo ha il suo evento chiave in un duplice omicidio dettato dall’ostilità sociale: quello premeditato di un’avida vecchia usuraia e quello imprevisto della sua mite sorella più giovane, per sua sfortuna comparsa sulla scena del delitto appena compiuto. L’autore delle uccisioni è il protagonista del romanzo, un indigente studente pietroburghese chiamato Rodion Romanovič Raskol’nikov, e il romanzo narra la preparazione dell’omicidio, ma soprattutto gli effetti emotivi, mentali e fisici che ne seguono.
Dopo essersi ammalato di “febbre cerebrale” ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol’nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto la tremenda condizione di solitudine in cui l’aveva gettato il segreto del delitto; presto subentra anche la paura di essere scoperto, che logora sempre di più i già provati nervi del giovane: troppo gravoso per lui è sostenere il peso dell’atto scellerato. Fondamentale sarà l’inaspettato incontro con una povera giovane, Sonja, un’anima pura e pervasa di una fede sincera e profonda, costretta però a prostituirsi per mantenere la matrigna tisica e i fratellastri. La giovane offre alla solitudine del nichilismo di Raskol’nikov la speranza e la carità della fede in Dio. Questo incontro sarà determinante per indurlo a costituirsi e ad accettare la pena. Ma il vero riscatto avverrà per l’amore di Sonja che lo seguirà anche in Siberia.
Il delitto era stato compiuto: non era stata la Siberia il castigo, ma la desolazione emotiva e le sue peripezie per arrivare infine, grazie a Sonja, alla confessione.
Oltre al destino di Raskol’nikov, il romanzo, con la sua lunga e varia lista di personaggi, tratta di temi comprendenti la carità, la vita familiare, l’ateismo e l’attività rivoluzionaria, con la pesante critica che Dostoevskij muove contro la società russa coeva. Sebbene rifiutasse il socialismo, il romanzo sembra criticare anche il capitalismo che si stava facendo strada nella Russia di quel tempo.
Raskol’nikov reputa di essere un “superuomo” e che avrebbe potuto commettere in modo giustificato un’azione spregevole — l’uccisione della vecchia usuraia — se ciò gli avesse portato la capacità di operare dell’altro bene, più grande, con quell’azione. In tutto il libro vi sono esempi di ciò: menziona Napoleone molte volte, pensando che, per tutto il sangue che versava, faceva del bene. Raskol’nikov pensa di poter trascendere questo limite morale uccidendo l’usuraia, guadagnando i suoi soldi, ed usandoli per fare del bene. Sostiene che se Newton o Keplero avessero dovuto uccidere un uomo, o addirittura un centinaio di uomini, per illuminare l’umanità con le loro leggi e le loro idee, ne sarebbe valsa la pena.
Il vero castigo di Raskol’nikov non è il campo di lavoro a cui è condannato, ma il tormento che sopporta attraverso tutto il romanzo. Questo tormento si manifesta nella suddetta paranoia, come anche nella sua progressiva convinzione di non essere un “superuomo”, poiché non ha saputo essere all’altezza di ciò che ha fatto.
Personaggi:
Rodion Romanovič Raskol’nikov o Rodiòn Romanyč Raskòl’nikov, chiamato anche Rodja e Rodka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Al lettore è detto che ha ventitré anni, che è un ex studente di legge, che ora ha abbandonato gli studi e vive in povertà in un appartamento minuscolo all’ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo. Non è riferita l’origine della sua famiglia, ma diversi particolari nel racconto portano ad attribuirle un’origine propriamente dell’aristocrazia rurale Russa
A dispetto del titolo, il romanzo non tratta del delitto e del suo castigo formale, ma il conflitto interno di Raskol’nikov e la debole giustificazione delle sue azioni. In merito a ciò, va ricordato che il titolo italiano del capolavoro dostoevskiano risente pesantemente dell’influsso del Francese: il termine châtiment, che in italiano equivale a “castigo”, non ha valenza giuridica. Tuttavia al termine russo nakazanie del titolo originale, lo stesso Dostoevskij aveva attribuito l’accezione di “pena”. Ciò traspare da una sua lettera al direttore della rivista Russkij Vestnik (Il Messaggero Russo):
« Nel mio romanzo vi è inoltre un’allusione all’idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perché anche lui stesso, moralmente, la richiede. »
Il titolo originale allude pertanto all’inizio del cammino di Raskol’nikov, la “pena” in termini di castigo morale, cui seguono il riconoscimento della colpa commessa, il pentimento ed il rinnovamento spirituale. Tuttavia, si è mantenuto il titolo (da ritenersi quindi erroneo) Delitto e castigo per una sorta di tradizione traduttiva.
Il suo odio interiore lo porta a istanti di atroce disperazione con manifestazioni psicosomatiche (svenimenti, sonno prolungato, ..), aggravate probabilmente dallo stato di malnutrizione, e neurologiche (attacchi di panico, deliri) alternate a momenti di calma apparente. Proprio la vivida rappresentazione dello stato psicofisico del giovane è uno dei punti di forza del romanzo.
Commette l’omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell’epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo che ha deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione. Il suo nome deriva dalla parola russa raskolnik, cioè “scismatico” o “diviso”, un’allusione alla separazione autoimposta di Raskol’nikov dalla società russa, come anche alla sua personalità spaccata e al suo stato emotivo costantemente mutevole.
Sof’ja Semënovna Marmeladova
Sof’ja Semënovna Marmeladova, chiamata anche Sonja e Sonečka, è la figlia di un ubriacone, Semën Zakharovič Marmeladov, che Raskol’nikov incontra in una bettola all’inizio del romanzo. Alla morte di Semën, Raskol’nikov manifesta d’impulso generosità verso la sua poverissima famiglia. Sonja quindi lo cerca e lo va a ringraziare e, in quell’occasione, i due personaggi si conoscono per la prima volta. Lei è stata condotta alla prostituzione dalle abitudini di suo padre, ma si mantiene ancora fortemente religiosa. La sua persona è associata da Dostoevskij al Vangelo, che egli cita nel romanzo solo due volte: in occasione del suo primo colloquio personale con Raskol’nikov e subito dopo il suo colloquio finale e decisivo, sempre con Raskol’nikov, nell’epilogo del romanzo; in altri termini la sua presenza nel romanzo si apre e chiude simbolicamente con il Vangelo.
Raskol’nikov si ritrova attratto da lei a tal punto che ella diventa la prima persona a cui confessa il suo delitto. Lei lo sostiene anche se una delle due vittime, la merciaia Lizaveta, era sua amica; lo incoraggia a diventare credente ed a confessare. Raskol’nikov lo fa quando ormai il colpevole era stato individuato in altri, e, dopo la sua confessione, Sonja lo segue in Siberia dove vive nella stessa città della prigione. Qui ella si crea un’occupazione come sarta e si rende anche utile ai detenuti che l’amano sinceramente. È anche qui che Raskol’nikov comincia la sua rinascita spirituale, quando finalmente comprende e accetta di amarla.
Altri personaggi:
• Porfirij Petrovič: Giudice istruttore (35 anni) incaricato di risolvere gli assassinî di Raskol’nikov, che, insieme a Sonja, guida Raskol’nikov verso la confessione. Nonostante la mancanza di prove, è sicuro, dopo diverse conversazioni con lui, che Raskol’nikov sia l’omicida, ma gli dà la possibilità di confessare spontaneamente. Da un punto di vista “giallistico” (perché il romanzo si può prestare anche a questo livello di lettura) questo personaggio, ben lontano dall’implacabilità persecutoria del Javert dei Miserabili, ma molto sicuro di sé (certamente più di quanto il suo understatement lascia sospettare) può essere considerato l’archetipo del Tenente Colombo. Usa con abilità diabolica la diversione, la dissimulazione, la sua stessa contraddizione e il sottinteso, e sa porsi all’altezza dell’intelligenza del protagonista.
• Avdotja Romanovna Raskolnikova: sorella di Raskol’nikov, chiamata anche Dunja e, con diminutivo, Dúnečka. Oltre a essere un personaggio di elevato valore morale, è descritta come molto bella. Progetta di sposare il ricco, sebbene moralmente depravato, Lužin per salvare la famiglia dalla miseria finanziaria. È seguita a San Pietroburgo dal turbato Svidrigajlov, che cerca di riguadagnarla con ricatti. Lei respinge entrambi gli uomini a favore del leale amico di Raskol’nikov, Razumikhin. In seguito sposerà Razumikhin, e Svidrigajlov, respinto, si suiciderà.
• Arkadij Ivanovič Svidrigajlov: ricco e villano ex-datore di lavoro e, in quella veste, autore di molestie nei confronti di Avdotja Romanovna. Successivamente pretendente della stessa Dunja e perciò rivale di Lužin. È sospettato di multiple azioni omicide e di pedofilia. Origlia la confessione di Raskol’nikov a Sonja. Con le informazioni così acquisite tormenta sia Dunja sia Raskol’nikov, ma non informa la polizia. Quando Dunja gli dice che non potrebbe mai amarlo (dopo aver tentato di sparargli) la lascia andare e si suicida, sempre nel più profondo amore per Dunja: lo dimostra il fatto che esso scrive su un biglietto la sua scelta di farla finita ordinando di non accusare nessuno (perché l’arma con la quale si spara è di Dunja). Nonostante la sua apparente malevolenza, Svidrigajlov è simile a Raskol’nikov per i suoi casuali atti di carità. Si sobbarca le spese affinché i figli dei Marmeladov entrino in un orfanotrofio (dopo che entrambi i loro genitori sono morti) e lascia i soldi rimanenti alla sua piuttosto giovane fidanzata.
• Marfa Petrovna Svidrigàjlova: moglie di Svidrigajlov, più anziana di questi di cinque anni e più benestante per nascita. È lontanamente parente di Lužin. È indotta da un equivoco a cacciare Dunja dalla sua casa, presso la quale dimora e lavora, credendo che ella, vittima delle molestie di Svidrigajlov, lo provochi invece con il suo comportamento. Ricredendosi, successivamente le chiede scusa e la riabilita agli occhi della comunità. Muore dopo esser stata picchiata dal marito nel corso di un litigio, ma a causa di sincope digestiva. Svidrigajlov riferisce che Marfa Petrovna ha lasciato per testamento 3.000 rubli a Dunja. Racconta inoltre che il fantasma di Marfa Petrovna gli sarebbe comparso tre volte.
• Dmitrij Prokofevič Vrazumichin: chiamato da tutti Razumichin, è il leale, benevolo ed unico amico di Raskol’nikov. Anch’egli è un ex studente. È un ragazzone buono, ingenuo e un po’ timido. Raskol’nikov più volte affida la cura della sua famiglia a Razumikhin, che non viene meno alla sua parola. Aiuta molto anche in tribunale Raskol’nikov alleviando la sua pena che è di soli 8 anni. Alla fine lui e Dunja si sposeranno.
• Katerina Ivanovna Marmeladova: moglie di Semën Marmeladov, malata di tisi e irascibile. Dopo la morte di Marmeladov impazzisce e muore anch’ella poco dopo.
• Semën Zakharovič Marmeladov: ubriacone senza speranza ma affabile, che si compiace del proprio dolore, e padre di Sonja. Nella taverna informa Raskol’nikov della sua situazione familiare e, quando viene investito da una carrozza, Raskol’nikov dà alla sua famiglia ciò che rimane dei suoi soldi (non molto) per aiutare nelle spese funerarie. Marmeladov può essere visto come l’equivalente russo del personaggio di Micawber nel romanzo di Charles Dickens, David Copperfield.
• Pulkherija Aleksandrovna Raskolnikova: madre relativamente ingenua e speranzosa di Raskol’nikov. Lo informa del progetto di sua sorella di sposare Lužin. Ama, e come lei anche la figlia, in modo smisurato il figlio Rodja a tal punto che esso sin dal’inizio del romanzo ne risulta oppresso, incapace di giustificare tale forte sentimento.
• Pëtr Petrovič Lužin: uomo meschino e pieno di sé. Ha 45 anni ed esercita la professione di avvocato, è benestante ed elegante. Ha della moglie l’idea di un’ammiratrice privata e vorrebbe sposare Dunja per sentirsi un benefattore, suo e di sua madre, e con la conseguenza che lei gli sia completamente asservita. È fatto oggetto, sin dal loro primo incontro, della disistima di Raskol’nikov, che peraltro questi aveva già concepito in precedenza, leggendo la presentazione che la madre gliene aveva fatto per lettera. Lužin, offeso, si inasprisce verso di lui. In esito ad un drammatico colloquio, viene cacciato da Dunja e dalla sua famiglia. Dopo aver tentato di incriminare Sonja di furto, parte da San Pietroburgo svergognato. Rappresenta una sorta di credo materialista che trovava espressione, in Russia, nella teoria dell'”egoismo razionale” (Černyševskij).
• Andrej Semënovič Lebezjatnikov: il compagno di stanza radicalmente socialista di Lužin. Questi lo nomina, la prima volta, come suo giovane amico che però poi testimonia il suo tentativo di incriminare Sonja e successivamente lo smaschera.
• Alëna Ivanovna: vecchia, avida e sgradevole usuraia. È l’obiettivo intenzionale di Raskol’nikov per l’omicidio.
• Lizaveta Ivanovna: la semplice, innocente, sorella di Alëna, che arriva in casa della sorella durante l’assassinio ad opera di Raskol’nikov, e viene quindi, subito dopo, uccisa anch’ella. Era merciaia e amica di Sonja.
• Zosimov: benestante amico ventisettenne di Razumichin e dottore alle prime armi, che si prende cura di Raskol’nikov.
• Nastasja Petrovna: serva della padrona di Raskol’nikov e fedele e silenziosa presenza amica per Raskol’nikov.
• Nikodím Fomíč: commissario di quartiere, persona gentile. Conosce Raskol’nikov al commissariato, in occasione di una convocazione di quest’ultimo per una cambiale scaduta e lo rivede per caso a casa di Marmeladov, quando questi era da poco spirato.
• Il’ja Petrovič: un tenente di polizia rozzo e insolente.
• Aleksandr Grigorievič Zamëtov: alto impiegato alla stazione di polizia, corrotto ma amico di Razumichin. Raskol’nikov desta attivamente in Zamëtov sospetti sul suo stesso conto. Ciò lo fa, paradossalmente, spiegandogli come lui, Raskol’nikov, avrebbe agito per dissimulare i suoi stati d’animo e per allontanare da sé i sospetti se avesse compiuto alcuni crimini. Questa scena illustra l’argomentazione della convinzione di Raskol’nikov della sua superiorità come superuomo.
• Nikolaj Dementev: un imbianchino che ammette di essere colpevole del delitto.
• Polina Mikhailovna Marmeladova: figlia di 10 anni di Semën Zakharovič Marmeladov e sorella minore di Sonja, alle volte chiamata Polenka.
Analisi
Il comportamento di Raskol’nikov durante tutto il libro si può anche trovare in altre opere di Dostoevskij, come Memorie dal sottosuolo e I fratelli Karamazov (il suo comportamento è assai analogo a quello di Ivan Karamazov ne I fratelli Karamazov). Crea sofferenza per sé stesso uccidendo la prestatrice di denaro e vivendo in modo indigente. Razumihin si trova nella stessa situazione di Raskol’nikov e vive molto meglio, e quando Razumihin si offre di trovargli un lavoro, Raskol’nikov rifiuta; confessa alla polizia di essere l’assassino, sebbene non ve ne sia evidenza. Cerca costantemente di raggiungere e definire i confini di ciò che può e non può fare (durante tutto il libro misura la sua propria paura, e cerca mentalmente di dissuadersene), e la sua depravazione (con riferimento alla sua irrazionalità e paranoia) è comunemente interpretata come un’affermazione di sé stesso come una coscienza trascendente ed un rifiuto della razionalità e della ragione. Questo è un tema comune nell’esistenzialismo; piuttosto interessante è anche che Friedrich Nietzsche, ne Il crepuscolo degli idoli, elogiò gli scritti di Dostoevskij nonostante il teismo presente in essi: “Dostoevskij, l’unico psicologo, peraltro, da cui ebbi mai qualcosa da imparare; lui è uno degli accidenti più felici della mia vita, persino più della scoperta di Stendhal”. Walter Kaufmann riteneva che le opere di Dostoevskij fossero state l’ispirazione per La metamorfosi di Franz Kafka. Raskol’nikov crede che solo dopo aver definito la morale e la legge uccidendo qualcuno lui possa essere uno dei migliori, come Napoleone. Nel romanzo infatti le ragioni dell’omicidio sono solo superficialmente economiche. Raskol’nikov lascia la maggior parte dei soldi nella casa della strozzina sua vittima. Le ragioni dell’omicidio vanno dunque ricercate nella morale che giustifica l’affermazione individuale attraverso il diritto sulla vita altrui.
Il romanzo contiene diversi rimandi a storie del Nuovo Testamento, compresa quella di Lazzaro, la cui morte e rinascita sono parallele alla morte e rinascita spirituale di Raskol’nikov; e dell’Apocalisse, rispecchiata in un sogno che Raskol’nikov fa su una piaga asiatica che diventa un’epidemia mondiale. Peraltro il Vangelo è espressamente richiamato nel romanzo solamente due volte: una prima volta, quando il protagonista si fa leggere da Sònja il passo della resurrezione di Lazzaro dall’undicesimo capitolo del Vangelo di San Giovanni, e una seconda volta, proprio nelle ultime righe del romanzo, quando Raskol’nikov, ormai in penitenziario, si ritrova il Vangelo di Sònja sotto il cuscino ove lo aveva riposto.
Analisi di Pasolini
Pier Paolo Pasolini nella sua analisi di quest’opera sostiene che Raskol’nikov sia vittima di una passione infantile edipica, egli è turbato dall’amore della madre e della sorella, “le cui conseguenze sono quelle ben note: la sessuofobia, la freddezza sessuale e il sadismo”. Nel corso dell’opera Raskol’nikov sembra innamorarsi di una giovane ragazza malata di tifo, brutta e smunta; in quest’amore però non trova mai spazio la sessualità. A tutto ciò si aggiungono gli obblighi che il giovane ha verso la propria famiglia che lo mantiene negli studi nella capitale e per cui compie enormi sacrifici. Raskol’nikov si trova così imprigionato in un “incubo kafkiano”, l’unica cosa che può fare è trovare delle giustificazioni e elaborare teorie su quel destino da cui non può sottrarsi. Così un giorno dall’esterno, dall’alto, giunge l’idea di uccidere l’usuraia, rappresentazione della madre: entrambe le donne infatti rappresentano gli obblighi umilianti a cui il protagonista è sottoposto. Inoltre nelle sue azioni si riconosce un piano ben delineato, l’assassino giunge di proposito in ritardo nell’appartamento e lascia la porta aperta per poter così uccidere anche la sorella dell’usuraia, soffocando i due lati dell’amore per lui: quello tenero e quello violento. Tuttavia questa uccisione simbolica rappresenta un fallimento, poiché la famiglia del ragazzo giunge nella capitale come in una sorta di resurrezione, è tutto da ricominciare, ma oramai il protagonista si muove per inerzia, in balia degli eventi, ed intraprende la sua “via crucis” verso la fine. In questo cammino egli incontra Sof’ja “a cui confessa per sadismo la propria colpa”. Tuttavia alla fine del romanzo avviene la morte della madre, apparentemente anagrafica, ma che causa nel protagonista una vera e propria conversione: tutto a un tratto Raskol’nikov si accorge di amare la ragazza, e cessa qualsiasi forma di tortura psicologica che usava sulla ragazza per torturare sé stesso. Secondo Pasolini l’autore oltre ad aver aperto la strada a Nietzsche (Articolo del superuomo) e a Kafka (Se eliminata la descrizione dell’assassinio il libro diventa un enorme processo), anticipa anche la futura psicoanalisi di Freud.
Salvezza attraverso la sofferenza
Delitto e castigo illustra il tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza, una caratteristica comune nell’opera di Dostoevskij. Questa è l’idea (precipuamente cristiana) che l’atto del soffrire ha un effetto purificatore sullo spirito umano, che gli rende accessibile la salvezza in Dio. Un personaggio che personifica questo tema è Sof’ja, che mantiene abbastanza fede per guidare e sostenere Raskol’nikov nonostante la sua immensa sofferenza. Benché possa sembrare macabra, è una idea relativamente ottimistica nel regno della morale cristiana. Ad esempio, persino Svidrigailov, in origine malevolo, riesce a compiere atti di carità seguendo la sofferenza indotta dal completo rigetto di Dunja. Dostoevskij si mantiene fedele all’idea che la salvezza è un’opzione possibile per tutti, persino per coloro che hanno peccato gravemente. È il riconoscimento di questo fatto che porta Raskol’nikov alla confessione. Sebbene Dunja non avrebbe mai potuto amare Svidrigailov, Sonja ama Raskol’nikov e esemplifica i tratti dell’ideale perdono cristiano, permettendo a Raskol’nikov di confrontarsi con il suo delitto e di accettare il suo castigo.
Esistenzialismo cristiano
Un’idea centrale dell’esistenzialismo cristiano è la definizione dei limiti morali dell’azione umana entro un mondo governato da Dio. Raskol’nikov esamina i limiti costituiti e decide che un atto manifestamente immorale è giustificabile a condizione che porti a qualcosa di incredibilmente grandioso. Tuttavia, Dostoevskij si dirige contro questo pensiero ambizioso facendo sgretolare e fallire Raskol’nikov nelle conseguenze del suo delitto.
Ricapitolando quindi:
Raskol’nikov principale personaggio di questo romanzo, è un giovane studente. È un essere dotato di notevoli forze intellettuali e morali che il suo amico Razumikhin descrive così: «Cupo, triste, arrogante e fiero; negli ultimi tempi e forse anche prima, facilmente impressionabile ed ipocondriaco. In fondo generoso e buono. Non ama esprimere le sue sensazioni. Terribilmente chiuso. Tutto lo annoia; rimane lungamente disteso senza nulla fare; non si interessa a nulla di ciò che interessa gli altri. ha un’alta opinione di sé stesso, ed apparentemente non senza ragione… »

Cancello ed Arnone: "Letteratitudini" ha discusso di "Delitto e castigo"
Il “gruppo di lettura” impegnato sulle pagine del grande Dostoevskij - Relatrice della serata la prof.ssa Laura Sciorio
CANCELLO ED ARNONE – Autore potente, Fedor Michailovic Dostoevskij (1821-1881); tormentatissima l’opera, “Delitto e castigo”. Intorno a questi due pilastri s’è ritrovato il “gruppo” Letteratitudini , sabato 23 marzo, nel “salotto buono” della coordinatrice/scrittrice Tilde Maisto.
L’ormai consolidato “team di lettura” si è avvalso del contributo introduttivo della relatrice Laura Sciorio per riflettere e discutere sulla complessa vicenda che vede protagonista, nel romanzo, il tormentato studente pietroburghese Rodion Romanovic Raskol’nikov colpevole dell’assassinio, premeditato, d’una vecchia usuraia e della contestuale imprevista uccisione della mite e più giovane sorella di lei.
Sul filo della narrazione di Dostoevskij, i partecipanti si sono comunque soffermati, fra incredulità ed umana pietà, intorno alla trama delle atroci conseguenze emotive, mentali e fisiche, che il delitto scatenò nell’esistenza di Raskol’nikov, sviluppando un crescendo di osservazioni tendenti a far luce appunto sulla tremenda angoscia dell’assassino determinata dagli assillanti rimorsi e sul logorio nervoso che lo fiaccava anche per aver deciso di conservare ad oltranza il segreto del delitto.
Perciò ai lettori è apparso “liberante” l’inatteso incontro del protagonista con la giovane Sonja, incrollabile credente malgrado la prostituzione cui era costretta per procacciar da vivere alla tisica matrigna ed ai fratellastri. Un personaggio straordinario, Sonja, che  compie il miracolo di riaccendere nell’animo di Raskol’nikov speranza e fede in Dio, dunque le energie che finalmente lo indussero a confessare il delitto e a sopportare la pena in Siberia dove ella stessa, per autentica donazione d’amore, lo seguì.
Eppure non fu la condanna al “campo di lavoro” il vero castigo per il reo confesso, bensì il tormento che lo aveva aggredito fin dal compimento del “femminicidio” e che incessantemente lo affliggeva: un travaglio misto alla più cupa paranoia e sfociato nella desolante convinzione di non essere stato all’altezza di un gesto che, alla vigilia, gli pareva degno di un “superuomo” capace di trasformare il male in bene.
Nel prossimo mese di aprile, in data ancora da definire, proseguirà il cammino di Letteratitudini esclusivamente proiettato quest’anno alla riscoperta di grandi autori stranieri. E “sarà di scena” Moliere, al secolo Jean-Baptiste Poquelin - un genio del teatro di tutti i tempi -, che spingerà il “gruppo” a riesplorare per una serata il mondo del XVII secolo, ripercorrendo la dura critica del commediografo-attore francese alla morale del suo tempo e specialmente la sottile satira che riservò ai medici, sicché la lettura non potrà che privilegiare “Il malato immaginario”, un capolavoro che continua ancora oggi a divertire ed ammonire il pubblico soprattutto quando sul palcoscenico si esprime il talento dei grandi attori.

Raffaele Raimondo
cronista free lance

MATERIALE "LETTERATITUDINI"

Fëdor Michajlovic Dostoevskij
Delitto e castigo

Delitto e castigo è un romanzo pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Insieme a Guerra e pace di Lev Tolstoj, questo libro fa parte dei romanzi russi più famosi ed influenti di tutti i tempi. Esso esprime i punti di vista religiosi ed esistenzialisti di Dostoevskij, con una focalizzazione predominante sul tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza.
Il titolo Преступление и наказание in italiano significa Il delitto e la pena, e dipende dal trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, testo conosciuto in Russia in quanto era stato tradotto nel 1803. Nella prima versione italiana (1889) l'ignoto traduttore diede il titolo Il delitto e il castigo, questo perché lo aveva tradotto dal francese. Nella sua versione del 1884 Victor Derély aveva scelto come titolo Le crime et le châtiment, il termine châtiment in italiano può essere tradotto solo con la parola castigo.
Struttura: Il romanzo è diviso in sei parti con un epilogo. Ogni parte contiene fra i cinque e gli otto capitoli, mentre l'epilogo ne ha due. L'intero romanzo è scritto in terza persona al passato da una prospettiva non onnisciente, perlopiù dal punto di vista del protagonista, Raskol'nikov, sebbene si sposti brevemente su altri personaggi, come Dunja, Svidrigajlov e Sonja, durante la narrazione.
Trama: Lo svolgimento dei fatti è quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un'afosa estate. L'epilogo invece si svolge nella prigione-fortezza di una località non espressamente nominata, sulle rive del fiume Irtyš (fiume del bassopiano della Siberia occidentale). Dovrebbe trattarsi di Omsk, ove era presente una struttura per lavori forzati, conosciuta bene da Dostoevskij per avervi scontato egli stesso una condanna.
Il romanzo ha il suo evento chiave in un duplice omicidio dettato dall'ostilità sociale: quello premeditato di un'avida vecchia usuraia e quello imprevisto della sua mite sorella più giovane, per sua sfortuna comparsa sulla scena del delitto appena compiuto. L'autore delle uccisioni è il protagonista del romanzo, un indigente studente pietroburghese chiamato Rodion Romanovič Raskol'nikov, e il romanzo narra la preparazione dell'omicidio, ma soprattutto gli effetti emotivi, mentali e fisici che ne seguono.
Dopo essersi ammalato di "febbre cerebrale" ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol'nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto la tremenda condizione di solitudine in cui l'aveva gettato il segreto del delitto; presto subentra anche la paura di essere scoperto, che logora sempre di più i già provati nervi del giovane: troppo gravoso per lui è sostenere il peso dell'atto scellerato. Fondamentale sarà l'inaspettato incontro con una povera giovane, Sonja, un'anima pura e pervasa di una fede sincera e profonda, costretta però a prostituirsi per mantenere la matrigna tisica e i fratellastri. La giovane offre alla solitudine del nichilismo di Raskol'nikov la speranza e la carità della fede in Dio. Questo incontro sarà determinante per indurlo a costituirsi e ad accettare la pena. Ma il vero riscatto avverrà per l'amore di Sonja che lo seguirà anche in Siberia.
Il delitto era stato compiuto: non era stata la Siberia il castigo, ma la desolazione emotiva e le sue peripezie per arrivare infine, grazie a Sonja, alla confessione.
Oltre al destino di Raskol'nikov, il romanzo, con la sua lunga e varia lista di personaggi, tratta di temi comprendenti la carità, la vita familiare, l'ateismo e l'attività rivoluzionaria, con la pesante critica che Dostoevskij muove contro la società russa coeva. Sebbene rifiutasse il socialismo, il romanzo sembra criticare anche il capitalismo che si stava facendo strada nella Russia di quel tempo.
Raskol'nikov reputa di essere un "superuomo" e che avrebbe potuto commettere in modo giustificato un'azione spregevole — l'uccisione della vecchia usuraia — se ciò gli avesse portato la capacità di operare dell'altro bene, più grande, con quell'azione. In tutto il libro vi sono esempi di ciò: menziona Napoleone molte volte, pensando che, per tutto il sangue che versava, faceva del bene. Raskol'nikov pensa di poter trascendere questo limite morale uccidendo l'usuraia, guadagnando i suoi soldi, ed usandoli per fare del bene. Sostiene che se Newton o Keplero avessero dovuto uccidere un uomo, o addirittura un centinaio di uomini, per illuminare l'umanità con le loro leggi e le loro idee, ne sarebbe valsa la pena.
Il vero castigo di Raskol'nikov non è il campo di lavoro a cui è condannato, ma il tormento che sopporta attraverso tutto il romanzo. Questo tormento si manifesta nella suddetta paranoia, come anche nella sua progressiva convinzione di non essere un "superuomo", poiché non ha saputo essere all'altezza di ciò che ha fatto.
Personaggi:
Rodion Romanovič Raskol'nikov o Rodiòn Romanyč Raskòl'nikov, chiamato anche Rodja e Rodka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Al lettore è detto che ha ventitré anni, che è un ex studente di legge, che ora ha abbandonato gli studi e vive in povertà in un appartamento minuscolo all'ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo. Non è riferita l'origine della sua famiglia, ma diversi particolari nel racconto portano ad attribuirle un'origine propriamente dell'aristocrazia rurale Russa
A dispetto del titolo, il romanzo non tratta del delitto e del suo castigo formale, ma il conflitto interno di Raskol'nikov e la debole giustificazione delle sue azioni. In merito a ciò, va ricordato che il titolo italiano del capolavoro dostoevskiano risente pesantemente dell'influsso del Francese: il termine châtiment, che in italiano equivale a "castigo", non ha valenza giuridica. Tuttavia al termine russo nakazanie del titolo originale, lo stesso Dostoevskij aveva attribuito l'accezione di "pena". Ciò traspare da una sua lettera al direttore della rivista Russkij Vestnik (Il Messaggero Russo):
« Nel mio romanzo vi è inoltre un'allusione all'idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perché anche lui stesso, moralmente, la richiede. »
Il titolo originale allude pertanto all'inizio del cammino di Raskol'nikov, la "pena" in termini di castigo morale, cui seguono il riconoscimento della colpa commessa, il pentimento ed il rinnovamento spirituale. Tuttavia, si è mantenuto il titolo (da ritenersi quindi erroneo) Delitto e castigo per una sorta di tradizione traduttiva.
Il suo odio interiore lo porta a istanti di atroce disperazione con manifestazioni psicosomatiche (svenimenti, sonno prolungato, ..), aggravate probabilmente dallo stato di malnutrizione, e neurologiche (attacchi di panico, deliri) alternate a momenti di calma apparente. Proprio la vivida rappresentazione dello stato psicofisico del giovane è uno dei punti di forza del romanzo.
Commette l'omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell'epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo che ha deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione. Il suo nome deriva dalla parola russa raskolnik, cioè "scismatico" o "diviso", un'allusione alla separazione autoimposta di Raskol'nikov dalla società russa, come anche alla sua personalità spaccata e al suo stato emotivo costantemente mutevole.
Sof'ja Semënovna Marmeladova
Sof'ja Semënovna Marmeladova, chiamata anche Sonja e Sonečka, è la figlia di un ubriacone, Semën Zakharovič Marmeladov, che Raskol'nikov incontra in una bettola all'inizio del romanzo. Alla morte di Semën, Raskol'nikov manifesta d'impulso generosità verso la sua poverissima famiglia. Sonja quindi lo cerca e lo va a ringraziare e, in quell'occasione, i due personaggi si conoscono per la prima volta. Lei è stata condotta alla prostituzione dalle abitudini di suo padre, ma si mantiene ancora fortemente religiosa. La sua persona è associata da Dostoevskij al Vangelo, che egli cita nel romanzo solo due volte: in occasione del suo primo colloquio personale con Raskol'nikov e subito dopo il suo colloquio finale e decisivo, sempre con Raskol'nikov, nell'epilogo del romanzo; in altri termini la sua presenza nel romanzo si apre e chiude simbolicamente con il Vangelo.
Raskol'nikov si ritrova attratto da lei a tal punto che ella diventa la prima persona a cui confessa il suo delitto. Lei lo sostiene anche se una delle due vittime, la merciaia Lizaveta, era sua amica; lo incoraggia a diventare credente ed a confessare. Raskol'nikov lo fa quando ormai il colpevole era stato individuato in altri, e, dopo la sua confessione, Sonja lo segue in Siberia dove vive nella stessa città della prigione. Qui ella si crea un'occupazione come sarta e si rende anche utile ai detenuti che l'amano sinceramente. È anche qui che Raskol'nikov comincia la sua rinascita spirituale, quando finalmente comprende e accetta di amarla.
Altri personaggi:
• Porfirij Petrovič: Giudice istruttore (35 anni) incaricato di risolvere gli assassinî di Raskol'nikov, che, insieme a Sonja, guida Raskol'nikov verso la confessione. Nonostante la mancanza di prove, è sicuro, dopo diverse conversazioni con lui, che Raskol'nikov sia l'omicida, ma gli dà la possibilità di confessare spontaneamente. Da un punto di vista "giallistico" (perché il romanzo si può prestare anche a questo livello di lettura) questo personaggio, ben lontano dall'implacabilità persecutoria del Javert dei Miserabili, ma molto sicuro di sé (certamente più di quanto il suo understatement lascia sospettare) può essere considerato l'archetipo del Tenente Colombo. Usa con abilità diabolica la diversione, la dissimulazione, la sua stessa contraddizione e il sottinteso, e sa porsi all'altezza dell'intelligenza del protagonista.
• Avdotja Romanovna Raskolnikova: sorella di Raskol'nikov, chiamata anche Dunja e, con diminutivo, Dúnečka. Oltre a essere un personaggio di elevato valore morale, è descritta come molto bella. Progetta di sposare il ricco, sebbene moralmente depravato, Lužin per salvare la famiglia dalla miseria finanziaria. È seguita a San Pietroburgo dal turbato Svidrigajlov, che cerca di riguadagnarla con ricatti. Lei respinge entrambi gli uomini a favore del leale amico di Raskol'nikov, Razumikhin. In seguito sposerà Razumikhin, e Svidrigajlov, respinto, si suiciderà.
• Arkadij Ivanovič Svidrigajlov: ricco e villano ex-datore di lavoro e, in quella veste, autore di molestie nei confronti di Avdotja Romanovna. Successivamente pretendente della stessa Dunja e perciò rivale di Lužin. È sospettato di multiple azioni omicide e di pedofilia. Origlia la confessione di Raskol'nikov a Sonja. Con le informazioni così acquisite tormenta sia Dunja sia Raskol'nikov, ma non informa la polizia. Quando Dunja gli dice che non potrebbe mai amarlo (dopo aver tentato di sparargli) la lascia andare e si suicida, sempre nel più profondo amore per Dunja: lo dimostra il fatto che esso scrive su un biglietto la sua scelta di farla finita ordinando di non accusare nessuno (perché l'arma con la quale si spara è di Dunja). Nonostante la sua apparente malevolenza, Svidrigajlov è simile a Raskol'nikov per i suoi casuali atti di carità. Si sobbarca le spese affinché i figli dei Marmeladov entrino in un orfanotrofio (dopo che entrambi i loro genitori sono morti) e lascia i soldi rimanenti alla sua piuttosto giovane fidanzata.
• Marfa Petrovna Svidrigàjlova: moglie di Svidrigajlov, più anziana di questi di cinque anni e più benestante per nascita. È lontanamente parente di Lužin. È indotta da un equivoco a cacciare Dunja dalla sua casa, presso la quale dimora e lavora, credendo che ella, vittima delle molestie di Svidrigajlov, lo provochi invece con il suo comportamento. Ricredendosi, successivamente le chiede scusa e la riabilita agli occhi della comunità. Muore dopo esser stata picchiata dal marito nel corso di un litigio, ma a causa di sincope digestiva. Svidrigajlov riferisce che Marfa Petrovna ha lasciato per testamento 3.000 rubli a Dunja. Racconta inoltre che il fantasma di Marfa Petrovna gli sarebbe comparso tre volte.
• Dmitrij Prokofevič Vrazumichin: chiamato da tutti Razumichin, è il leale, benevolo ed unico amico di Raskol'nikov. Anch'egli è un ex studente. È un ragazzone buono, ingenuo e un po' timido. Raskol'nikov più volte affida la cura della sua famiglia a Razumikhin, che non viene meno alla sua parola. Aiuta molto anche in tribunale Raskol'nikov alleviando la sua pena che è di soli 8 anni. Alla fine lui e Dunja si sposeranno.
• Katerina Ivanovna Marmeladova: moglie di Semën Marmeladov, malata di tisi e irascibile. Dopo la morte di Marmeladov impazzisce e muore anch'ella poco dopo.
• Semën Zakharovič Marmeladov: ubriacone senza speranza ma affabile, che si compiace del proprio dolore, e padre di Sonja. Nella taverna informa Raskol'nikov della sua situazione familiare e, quando viene investito da una carrozza, Raskol'nikov dà alla sua famiglia ciò che rimane dei suoi soldi (non molto) per aiutare nelle spese funerarie. Marmeladov può essere visto come l'equivalente russo del personaggio di Micawber nel romanzo di Charles Dickens, David Copperfield.
• Pulkherija Aleksandrovna Raskolnikova: madre relativamente ingenua e speranzosa di Raskol'nikov. Lo informa del progetto di sua sorella di sposare Lužin. Ama, e come lei anche la figlia, in modo smisurato il figlio Rodja a tal punto che esso sin dal'inizio del romanzo ne risulta oppresso, incapace di giustificare tale forte sentimento.
• Pëtr Petrovič Lužin: uomo meschino e pieno di sé. Ha 45 anni ed esercita la professione di avvocato, è benestante ed elegante. Ha della moglie l'idea di un'ammiratrice privata e vorrebbe sposare Dunja per sentirsi un benefattore, suo e di sua madre, e con la conseguenza che lei gli sia completamente asservita. È fatto oggetto, sin dal loro primo incontro, della disistima di Raskol'nikov, che peraltro questi aveva già concepito in precedenza, leggendo la presentazione che la madre gliene aveva fatto per lettera. Lužin, offeso, si inasprisce verso di lui. In esito ad un drammatico colloquio, viene cacciato da Dunja e dalla sua famiglia. Dopo aver tentato di incriminare Sonja di furto, parte da San Pietroburgo svergognato. Rappresenta una sorta di credo materialista che trovava espressione, in Russia, nella teoria dell'"egoismo razionale" (Černyševskij).
• Andrej Semënovič Lebezjatnikov: il compagno di stanza radicalmente socialista di Lužin. Questi lo nomina, la prima volta, come suo giovane amico che però poi testimonia il suo tentativo di incriminare Sonja e successivamente lo smaschera.
• Alëna Ivanovna: vecchia, avida e sgradevole usuraia. È l'obiettivo intenzionale di Raskol'nikov per l'omicidio.
• Lizaveta Ivanovna: la semplice, innocente, sorella di Alëna, che arriva in casa della sorella durante l'assassinio ad opera di Raskol'nikov, e viene quindi, subito dopo, uccisa anch'ella. Era merciaia e amica di Sonja.
• Zosimov: benestante amico ventisettenne di Razumichin e dottore alle prime armi, che si prende cura di Raskol'nikov.
• Nastasja Petrovna: serva della padrona di Raskol'nikov e fedele e silenziosa presenza amica per Raskol'nikov.
• Nikodím Fomíč: commissario di quartiere, persona gentile. Conosce Raskol'nikov al commissariato, in occasione di una convocazione di quest'ultimo per una cambiale scaduta e lo rivede per caso a casa di Marmeladov, quando questi era da poco spirato.
• Il'ja Petrovič: un tenente di polizia rozzo e insolente.
• Aleksandr Grigorievič Zamëtov: alto impiegato alla stazione di polizia, corrotto ma amico di Razumichin. Raskol'nikov desta attivamente in Zamëtov sospetti sul suo stesso conto. Ciò lo fa, paradossalmente, spiegandogli come lui, Raskol'nikov, avrebbe agito per dissimulare i suoi stati d'animo e per allontanare da sé i sospetti se avesse compiuto alcuni crimini. Questa scena illustra l'argomentazione della convinzione di Raskol'nikov della sua superiorità come superuomo.
• Nikolaj Dementev: un imbianchino che ammette di essere colpevole del delitto.
• Polina Mikhailovna Marmeladova: figlia di 10 anni di Semën Zakharovič Marmeladov e sorella minore di Sonja, alle volte chiamata Polenka.
Analisi
Il comportamento di Raskol'nikov durante tutto il libro si può anche trovare in altre opere di Dostoevskij, come Memorie dal sottosuolo e I fratelli Karamazov (il suo comportamento è assai analogo a quello di Ivan Karamazov ne I fratelli Karamazov). Crea sofferenza per sé stesso uccidendo la prestatrice di denaro e vivendo in modo indigente. Razumihin si trova nella stessa situazione di Raskol'nikov e vive molto meglio, e quando Razumihin si offre di trovargli un lavoro, Raskol'nikov rifiuta; confessa alla polizia di essere l'assassino, sebbene non ve ne sia evidenza. Cerca costantemente di raggiungere e definire i confini di ciò che può e non può fare (durante tutto il libro misura la sua propria paura, e cerca mentalmente di dissuadersene), e la sua depravazione (con riferimento alla sua irrazionalità e paranoia) è comunemente interpretata come un'affermazione di sé stesso come una coscienza trascendente ed un rifiuto della razionalità e della ragione. Questo è un tema comune nell'esistenzialismo; piuttosto interessante è anche che Friedrich Nietzsche, ne Il crepuscolo degli idoli, elogiò gli scritti di Dostoevskij nonostante il teismo presente in essi: "Dostoevskij, l'unico psicologo, peraltro, da cui ebbi mai qualcosa da imparare; lui è uno degli accidenti più felici della mia vita, persino più della scoperta di Stendhal". Walter Kaufmann riteneva che le opere di Dostoevskij fossero state l'ispirazione per La metamorfosi di Franz Kafka. Raskol'nikov crede che solo dopo aver definito la morale e la legge uccidendo qualcuno lui possa essere uno dei migliori, come Napoleone. Nel romanzo infatti le ragioni dell'omicidio sono solo superficialmente economiche. Raskol'nikov lascia la maggior parte dei soldi nella casa della strozzina sua vittima. Le ragioni dell'omicidio vanno dunque ricercate nella morale che giustifica l'affermazione individuale attraverso il diritto sulla vita altrui.
Il romanzo contiene diversi rimandi a storie del Nuovo Testamento, compresa quella di Lazzaro, la cui morte e rinascita sono parallele alla morte e rinascita spirituale di Raskol'nikov; e dell'Apocalisse, rispecchiata in un sogno che Raskol'nikov fa su una piaga asiatica che diventa un'epidemia mondiale. Peraltro il Vangelo è espressamente richiamato nel romanzo solamente due volte: una prima volta, quando il protagonista si fa leggere da Sònja il passo della resurrezione di Lazzaro dall'undicesimo capitolo del Vangelo di San Giovanni, e una seconda volta, proprio nelle ultime righe del romanzo, quando Raskol'nikov, ormai in penitenziario, si ritrova il Vangelo di Sònja sotto il cuscino ove lo aveva riposto.
Analisi di Pasolini
Pier Paolo Pasolini nella sua analisi di quest'opera sostiene che Raskol'nikov sia vittima di una passione infantile edipica, egli è turbato dall'amore della madre e della sorella, "le cui conseguenze sono quelle ben note: la sessuofobia, la freddezza sessuale e il sadismo". Nel corso dell'opera Raskol'nikov sembra innamorarsi di una giovane ragazza malata di tifo, brutta e smunta; in quest'amore però non trova mai spazio la sessualità. A tutto ciò si aggiungono gli obblighi che il giovane ha verso la propria famiglia che lo mantiene negli studi nella capitale e per cui compie enormi sacrifici. Raskol'nikov si trova così imprigionato in un "incubo kafkiano", l'unica cosa che può fare è trovare delle giustificazioni e elaborare teorie su quel destino da cui non può sottrarsi. Così un giorno dall'esterno, dall'alto, giunge l'idea di uccidere l'usuraia, rappresentazione della madre: entrambe le donne infatti rappresentano gli obblighi umilianti a cui il protagonista è sottoposto. Inoltre nelle sue azioni si riconosce un piano ben delineato, l'assassino giunge di proposito in ritardo nell'appartamento e lascia la porta aperta per poter così uccidere anche la sorella dell'usuraia, soffocando i due lati dell'amore per lui: quello tenero e quello violento. Tuttavia questa uccisione simbolica rappresenta un fallimento, poiché la famiglia del ragazzo giunge nella capitale come in una sorta di resurrezione, è tutto da ricominciare, ma oramai il protagonista si muove per inerzia, in balia degli eventi, ed intraprende la sua "via crucis" verso la fine. In questo cammino egli incontra Sof'ja "a cui confessa per sadismo la propria colpa". Tuttavia alla fine del romanzo avviene la morte della madre, apparentemente anagrafica, ma che causa nel protagonista una vera e propria conversione: tutto a un tratto Raskol'nikov si accorge di amare la ragazza, e cessa qualsiasi forma di tortura psicologica che usava sulla ragazza per torturare sé stesso. Secondo Pasolini l'autore oltre ad aver aperto la strada a Nietzsche (Articolo del superuomo) e a Kafka (Se eliminata la descrizione dell'assassinio il libro diventa un enorme processo), anticipa anche la futura psicoanalisi di Freud.
Salvezza attraverso la sofferenza
Delitto e castigo illustra il tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza, una caratteristica comune nell'opera di Dostoevskij. Questa è l'idea (precipuamente cristiana) che l'atto del soffrire ha un effetto purificatore sullo spirito umano, che gli rende accessibile la salvezza in Dio. Un personaggio che personifica questo tema è Sof'ja, che mantiene abbastanza fede per guidare e sostenere Raskol'nikov nonostante la sua immensa sofferenza. Benché possa sembrare macabra, è una idea relativamente ottimistica nel regno della morale cristiana. Ad esempio, persino Svidrigailov, in origine malevolo, riesce a compiere atti di carità seguendo la sofferenza indotta dal completo rigetto di Dunja. Dostoevskij si mantiene fedele all'idea che la salvezza è un'opzione possibile per tutti, persino per coloro che hanno peccato gravemente. È il riconoscimento di questo fatto che porta Raskol'nikov alla confessione. Sebbene Dunja non avrebbe mai potuto amare Svidrigailov, Sonja ama Raskol'nikov e esemplifica i tratti dell'ideale perdono cristiano, permettendo a Raskol'nikov di confrontarsi con il suo delitto e di accettare il suo castigo.
Esistenzialismo cristiano
Un'idea centrale dell'esistenzialismo cristiano è la definizione dei limiti morali dell'azione umana entro un mondo governato da Dio. Raskol'nikov esamina i limiti costituiti e decide che un atto manifestamente immorale è giustificabile a condizione che porti a qualcosa di incredibilmente grandioso. Tuttavia, Dostoevskij si dirige contro questo pensiero ambizioso facendo sgretolare e fallire Raskol'nikov nelle conseguenze del suo delitto.
Ricapitolando quindi:
Raskol’nikov principale personaggio di questo romanzo, è un giovane studente. È un essere dotato di notevoli forze intellettuali e morali che il suo amico Razumikhin descrive così: «Cupo, triste, arrogante e fiero; negli ultimi tempi e forse anche prima, facilmente impressionabile ed ipocondriaco. In fondo generoso e buono. Non ama esprimere le sue sensazioni. Terribilmente chiuso. Tutto lo annoia; rimane lungamente disteso senza nulla fare; non si interessa a nulla di ciò che interessa gli altri. ha un’alta opinione di sé stesso, ed apparentemente non senza ragione... »

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Buona Domenica delle Palme

marzo 24th, 2013 // 3:58 pm @

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