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Io e te: un nuovo racconto di formazione per Ammaniti

ottobre 24th, 2013 // 9:49 am @

1 WEB

 

Io e te
di Niccolò Ammaniti
Einaudi Stile Libero Big, Torino 2010
Ai primi posti delle vendite, Io e te riporta Ammaniti al romanzo di formazione. Non si può non pensare all’acclamatissimo Io non ho paura (2001), da cui Ammaniti ha preso poi le distanze con il più contorto Come Dio comanda (2005). Solo un anno è passato dal rocambolesco e visionario Che la festa cominci; e lo scrittore romano ci porta in tutt’altri atmosfera e intenti, riconfermando l’eclettismo della sua produzione.

 

Io e te è la storia di un disagio: l’io-narrante Lorenzo è un ragazzino problematico, schivo e narcisista, che disprezza i coetanei per paura di essere rifiutato, e crede di doversi “mimetizzare” nel gruppo solo per essere lasciato in pace. Pieno di rabbia repressa, che sfoga in accessi di violenza, Lorenzo fa di tutto per non preoccupare la madre – iperprotettiva, ansiosa, affettuosa – e il padre – uomo d’affari, brillante e distante -. Così, quasi per gioco (ma Freud parlerebbe), Lorenzo racconta alla madre di essere stato invitato in settimana bianca da una compagna di classe: la donna è così felice, che il figlio non trova il coraggio di tornare sui suoi passi. E’ più facile barricarsi in cantina (come non pensare al covo in cui era nascosto il bambino rapito di Io non ho paura?), con riserve alimentari, la fondamentale playstation e tanta tanta voglia di stare  da solo. Ma il muro d’incomunicabilità e di finzione che Lorenzo ha eretto è destinato a crollare. E tutto grazie all’arrivo dell’allora quasi-sconosciuta sorellastra Olivia, bella ma drogata, che irrompe nella cantina e nella vita asettica di Lorenzo.

 

Il romanzo breve conserva la consueta spontaneità della scrittura di Ammaniti, che non esita a comunicare i più remoti moti dell’animo. Non manca il turpiloquio, che, d’altra parte, è onnipresente nella vita reale: tra dialoghi smozzicati, frasi brevi e brevissime, Ammaniti porta in scena un quadro contemporaneo verosimile di cinismo e paura del giudizio altrui. Viene meno la cruda ironia delle altre opere, fuoriluogo in questo contesto, per dare sfogo alla dinamica controversa di rifiuto dell’altro e ricerca di approvazione. Terribilmente al passo coi tempi.

 

A PROPOSITO DI NICCOLO’ AMMANITI

 

“Bisogna scrivere sotto la pelle. Bisogna che le parole d’amore si fondano con i nervi, che frasi luminose ci illuminino l’encefalo come fuochi d’artificio, che storie d’avventura ci infettino il sistema nervoso e lo stomaco. In una università americana hanno insegnato a scrivere a un “macacus resusu”, con le sue mani tozze e maldestre ha vergato con fatica su un foglio una sola parola: banana. Io ogni giorno scrivo banana. Io scrivo poco, perché scrivendo tanto sbaglio.” Da  Fa un po’ male, di Niccolò Ammaniti.

 

Niccolo’ Ammaniti è nato a Roma il 25 settembre 1966. il suo primo romanzo è Branchie, pubblicato nel 1994. da allora Ammaniti ha prodotto una notevole serie di lavori fino alla vittoria del Premio Strega nel 2007 con Come Dio Comanda. Iscritto alla facoltà di Scienze biologiche, non ha mai completato gli studi (che però trornano nei suoi libri) per dedicarsi interamente alla scrittura.

 

L’ultima sua fatica si intitola Il momento è delicato, una raccolta di racconti in cui l’autore con le parole fa proprio quel che vuole. La felicità di queste storie, che scivolano come un fiume una dopo l’altra, sta in questa sua abilità da maestro del segno e del colore. E queste sono tutte piccole opere compiute come quadri e mondi finiti.  Ironico e profondo, leggero e fulminante insieme, Ammaniti è uno degli scrittori italiani più rappresentativi della sua generazione.

Category : Cultura &Racconti/Romanzi

“Il profumo delle bugie” un libro di Bruno Morchio

ottobre 22nd, 2013 // 9:30 am @

“Cantami di questo tempo

l’astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi, femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu.”

Otocento, Fabrizio De Andrè

 


Il-profumo-delle-bugieIntrighi, vizi e piccole virtù di una famiglia borghese

 

Un romanzo in sintonia con lo spirito del nostro tempo: vizi privati, pubbliche virtù, ipocrisie di una famiglia borghese che pare essere il ritratto perfetto della piccola Italia di oggi. Poeti e cantautori hanno più volte dedicato ampio spazio ai difetti di questo piccolo strano mondo. È una storia grottesco-borghese quella narrata da Bruno Morchio nel suo nuovo libro, dal titolo Il profumo delle bugie. Bruno Morchio vive e lavora a Genova, è uno psicologo e psicoterapeuta. Ha già pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi ed è autore di altri sette romanzi, che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano.

In questo romanzo, Morchio lascia il noir e fa emergere tutto il suo anticonformismo, decidendo di analizzare con spirito critico il potere.

Come in ogni romanzo di Morchio, l’omaggio alla sua città, Genova, pare d’obbligo. Scenario perfetto per una storia che racconta gli intrecci e la vita di una delle famiglie più in vista della città ligure: la famiglia D’Aste. La loro è una ricchezza antica, accresciuta negli anni grazie all’attività immobiliare e grazie a relazioni con i potenti del luogo. Politica, potere, grandi  imprenditori e borghesia camminano sui binari incrociati dell’esistenza e il loro incontro dà luogo a situazioni meschine.

Nell’ampia villa con vista sul mare dove risiedono i D’Aste, il nonno Edoardo, il vecchio patriarca, domina su tutti e porta avanti le sorti della famiglia. Edoardo ha deciso di puntare tutto sul venticinquenne nipote Francesco, sarà lui il volto nuovo della famiglia e sarà lui ad avere il compito di risanare un’area industriale dismessa.

Intanto, le tensioni in quella famiglia crescono. Le incomprensioni tra Edoardo e i figli crescono. Il padre di Francesco è un medico, dal carattere insicuro e instabile, la figlia, invece, è appena tornata da un soggiorno in India. Ed è lei, insieme alle altre figure femminili di casa D’Aste, a ricoprire un ruolo fondamentale per gli equilibri della famiglia e per le faide familiari. Alla figura della figlia, si aggiungono altre protagoniste in rosa: la moglie di Edoardo, malata e anziana; sua nuora Rosita, che resta un corpo estraneo al clan; e infine la splendida Dolores, fidanzata di Francesco, sensuale, giovane, conosciuta per la sua leggerezza e per la sua forza seduttiva. E sarà proprio lei a mettere a nudo l’ipocrisia che aleggia nella famiglia, sarà proprio lei a togliere le maschere indossate per troppi anni in casa D’Aste, sarà Dolores a scardinare la finzione che regge i rapporti familiari e a far emergere contrasti celati e nascosti troppo a lungo. Tutto questo in un un arco di tempo relativamente breve: tre settimane saranno necessarie per scardinare l’ipocrisia. Tre settimane che conducono a un Natale decisivo per la famiglia D’Aste, raccontate dai tre uomini della dinastia di quella piccola famiglia borghese.

Category : Cultura &Racconti/Romanzi

“Le incomprensioni del cuore” di Matilde Maisto

ottobre 1st, 2013 // 7:39 am @

morning_star

 

Avea i capelli intrecciati con conchiglie…
Occhi luminosi
come la stella del mattino
mi scrutavano
e sorridevano con i raggi del primo sole
Una morsa al cuore
un tuffo nell’anima
Capii all’istante
di aver ritrovato
la mia dolce bambina!
Gresia, oh Gresia…
ti ho cercata attraverso i mille mari
fino alle terre di nessuno,
ma tu eri proprio qui…
ed io cieca non ti vedevo!
(Matilde Maisto 5.9.2012)

 

Nella foto: Gendenwitha, morning star (la stella del mattino)

Category : Pensieri Sparsi