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Torquato Tasso e la sua Gerusalemme liberata

gennaio 12th, 2014 // 3:31 pm @

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Tasso, Torquato – La struggente poesia di amanti e cavalieri

 

Autore della Gerusalemme liberata, ultimo capolavoro della letteratura del Rinascimento, Tasso crea uno stile nuovo. La sua poesia malinconica e i suoi versi ricchi di sfumature esprimono la crisi dei valori del 16° secolo e l’inizio di un’epoca piena di dubbi. I personaggi delle sue opere, dall’Aminta alla Gerusalemme liberata, rappresentano già i sentimenti, le aspirazioni e le contraddizioni dell’uomo moderno

 

Gli esordi letterari tra Venezia e Ferrara

 

Nato a Sorrento nel 1544, Tasso dopo un’infanzia travagliata da vicende familiari, caratterizzata da continui spostamenti e segnata dalla morte della madre Porzia de’ Rossi, si stabilisce all’età di quindici anni a Venezia con il padre Bernardo, letterato e uomo di corte.

 

Nella Venezia rinascimentale (Rinascimento), città meravigliosa e ancora culturalmente vivacissima, conosce scrittori e poeti che influenzano la sua vocazione artistica. Dal 1560 al 1565 frequenta l’università di Padova, dove è in stretto contatto con l’ambiente che studia le opere di Aristotele; si appassiona in particolare ai dibattiti sulla Poetica del filosofo greco.

 

In dieci mesi, con ardore giovanile e grazie all’esempio del padre, scrive il Rinaldo (pubblicato nel 1562), un poema cavalleresco che rappresenta il primo risultato compiuto delle sue capacità narrative. Contemporanea è la sua riflessione critica sui modi e le tecniche per comporre i poemi, un impegno, questo, che continua negli anni successivi e che accompagnerà l’autore anche durante la scrittura del suo capolavoro, la Gerusalemme liberata.

 

Nel 1565 si trasferisce a Ferrara, divenuta – grazie a poeti come Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto – la patria del poema di cavalleria. Qui, nella città dei duchi d’Este, al servizio di Alfonso II, partecipa attivamente alla vita di corte e si dedica principalmente alla poesia lirica, al teatro (con la composizione nel 1573 della favola pastorale intitolata Aminta) e, infine, tra il 1570 e il 1575, alla redazione della Gerusalemme liberata, l’opera alla quale pensava fin dalla prima giovinezza.

 

L’Aminta e la nostalgia del presente

 

Nel corso del Cinquecento si sviluppa alla corte ferrarese un nuovo genere letterario: la favola pastorale o boschereccia. Tali favole, composte da dialoghi in versi e accompagnate da musica, venivano rappresentate durante le feste. Le tematiche sono quelle arcadiche, legate alla descrizione della serena vita dei pastori, che trascorre tra i piaceri della natura e quelli del canto.

 

Nella favola Aminta Tasso riprende i motivi sentimentali e idillici della tradizione bucolica classica (Virgilio) con un linguaggio maturato attraverso lo studio della poesia latina e di quella in volgare. In un’atmosfera di sogno si svolge la storia dei due protagonisti, il giovane pastore Aminta e la bella e fresca ninfa Silvia. Aminta ama Silvia, che però è restia e sdegnosa. Dopo molti ostacoli e diverse vicende, i due personaggi si ritrovano felicemente uniti.

 

L’autore mostra le tante sfaccettature e le varie fasi del sentimento dell’amore, un sentimento legato alla giovinezza. Per Tasso questa stagione meravigliosa non va considerata solo come un’epoca della vita umana, ma in un senso assai più ampio, spirituale e storico. Da un punto di vista storico l’ambiente rarefatto e puro dell’Arcadia, la mitica regione dell’antica Grecia, rappresenta proprio l’epoca della giovinezza e dell’innocenza del mondo. Mentre descrive e contempla le dolcezze dell’amore, tuttavia, il poeta rivela il timore di perderlo. Per questo nella poesia dell’Aminta troviamo anche una vena malinconica e nostalgica, che crea uno stile ammirato e ripreso dai poeti del Settecento e dell’Ottocento.

 

La Gerusalemme liberata

 

Tra storia e fantasia. Tasso con la Gerusalemme liberata rinnova alla fine del Rinascimento il poema cavalleresco. Questo genere letterario, nel quale si narrano le gesta d’armi e gli amori di re, principi, dame e cavalieri, era nato in Francia nel Medioevo e si era diffuso in Italia dal 12° secolo, trovando nel Cinquecento in Ariosto e Tasso i maggiori rappresentanti.

 

Composta da venti canti in ottave, cioè in strofe di otto versi endecasillabi, la Gerusalemme liberata è dedicata ad Alfonso II d’Este. Il contenuto, a differenza di quello dell’Orlando innamorato di Boiardo e dell’Orlando furioso di Ariosto, non è romanzesco ma rielabora un evento storico. Tasso vuol divertire ed essere apprezzato dai suoi lettori, ma attraverso fatti realmente accaduti che possano essere d’insegnamento.

 

Il poema racconta le imprese dei cavalieri cristiani durante la fase finale della prima crociata del 1099 e la successiva liberazione di Gerusalemme dal dominio turco. L’autore aveva tratto le notizie degli avvenimenti narrati dalle cronache medievali, e in particolare da quelle scritte da Guglielmo di Tiro.

 

Attualità del poema. I temi affrontati nel poema erano sentiti molto vicini e attuali dai contemporanei di Tasso. Negli anni nei quali vive il poeta, infatti, l’Europa e soprattutto Venezia temono l’espansione della potenza turca e i suoi ripetuti attacchi (otomano, Impero); poi, in seguito alla vittoria cristiana contro gli Ottomani avvenuta nella battaglia di Lepanto del 1571, si riaccendono le speranze di una possibile concordia tra gli imperi cristiani.

 

Dentro la cornice storica, rivivono nella Gerusalemme liberata la mitologia classica dell’Iliade e dell’Odissea di Omero e dell’Eneide di Virgilio, quella cristiana della Bibbia e di Dante e, infine, la tradizione romanza del ciclo bretone e del ciclo carolingio (Carlomagno).

 

Il successo del poema, dai contemporanei in poi, deriva proprio da quel sapiente equilibrio tra storia e invenzione fantastica che Tasso riesce a creare.

 

I temi del poema

 

Cristiani e pagani. Il tema di fondo è, come si è detto, la prima crociata. Dopo sei anni dall’inizio, i valorosi paladini cristiani, distolti da interessi personali, appaiono disorientati rispetto al loro nobile intento.

 

Dio, allora, incarica il valoroso e saggio Goffredo di Buglione di prendere la guida dell’esercito per condurlo alla liberazione di Gerusalemme. Da questo episodio prendono avvio molte vicende delle quali sono protagonisti gli eroi e le eroine cristiani e pagani.

 

Nello sviluppo della trama Tasso inserisce temi diversi, come l’amore, le avventure, le magie, che servono a dilettare i lettori e a presentare la sua visione del mondo. Un mondo pieno di conflitti e di contraddizioni, nel quale lottano forze diverse: da una parte i fedeli e dall’altra gli infedeli, da una parte le potenze infernali e dall’altra quelle angeliche, da una parte la magia diabolica e dall’altra il senso cristiano del meraviglioso. L’autore evidenzia sempre l’impossibilità della concordia, una dimensione universalmente irrealizzabile.

 

Gli amori impossibili. Anche l’amore nasce e cresce come scontro fra opposti. I protagonisti delle vicende sentimentali vivono intimamente il dramma dell’inconciliabilità. Olindo ama Sofronia senza essere corrisposto; Tancredi è innamorato della inconsapevole pagana Clorinda; lo stesso Tancredi è invece a sua volta amato dalla dolce Erminia; Armida e Rinaldo si amano follemente ma la loro separazione è richiesta per la vittoria cristiana sui pagani.

 

La descrizione degli stati d’animo degli amanti infelici ci mostra la grandezza di Tasso nel penetrare le psicologie umane e nel rappresentarle nel corso dei venti canti con raffinate sfumature e successivi approfondimenti. Lo stile poetico nelle scene amorose come nelle immagini delle suggestive battaglie è sempre alto e sublime, proprio come Tasso aveva teorizzato nei suoi scritti critici sulla composizione del poema eroico. Ma i toni che egli usa sono molteplici, dal lirico all’elegiaco al tragico: musiche e ritmi variati con maestria, capaci di sorprendere e coinvolgere l’esigente pubblico dei lettori delle corti rinascimentali.

 

Dopo la Gerusalemme liberata

 

Conclusa la redazione del capolavoro, Tasso inizia un lavoro di revisione della sua produzione poetica e critica, angosciato da dubbi di carattere morale e religioso. È il periodo nel quale si manifestano nell’artista squilibri nervosi alternati a momenti di depressione; comportamenti che inducono il duca Alfonso II a rinchiuderlo nel carcere di Sant’Anna fino al 1586.

 

Dopo la liberazione, avvenuta grazie all’intervento dei principi Gonzaga, Tasso dedica gli ultimi anni della sua vita alla riscrittura delle sue opere e alla composizione di nuovi testi di soggetto religioso. Muore a Roma nel 1595.

 

RICAPITOLANDO:

 

Canti I-XX. Il poema in venti canti in ottave è dedicato al duca Alfon­so II d’Este e ha per soggetto la prima crociata (1095-99), in particolare gli ultimi mesi dell’assedio di Geru­salemme e la conquista cristiana della città.

 

Canto I – Dio volgendo lo sguardo all’esercito crociato, che già da sèi anni combatte in Oriente, vede i prin­cipi impegnati solo a inseguire fini personali e a trasci­nare senza slancio la guerra, dimentichi del sacro obiet­tivo, la liberazione del Santo Sepolcro. Manda allora l’ar­cangelo Gabriele all’unico eroe rimasto puro, Goffredo di Buglione, perché dia nuovo vigore ai cristiani. Su pro­posta di Pier l’Eremita, Goffredo viene eletto capo su­premo e passa in rassegna le forze. A Gerusalemme il re saraceno Aladino minaccia i cristiani che sono in città.

 

Canto II – I crociati muovono verso Gerusalemme e i saraceni si preparano alla difesa. Aladino sottrae al tem­pio cristiano l’immagine di Maria e la porta nella mo­schea, da dove però sparisce. Per evitare rappresaglie l’eroina cristiana Sofronia e Olindo si accusano del fur­to. Condannati al rogo sono salvati dalla guerriera sa­racena Clorinda che, certa della loro innocenza, li fa esi­liare. Alete e Argante, ambasciatori del re d’Egitto, giun­gono al campo cristiano per dissuadere Goffredo dal­l’impresa. Goffredo non si dichiara disposto a rinun­ciare.

 

Canto III – Nascono i primi scontri in cui si distinguo­no fra i cristiani Tancredi e Rinaldo, tra i pagani la ver­gine Clorinda e il feroce Argante. Dall’alto delle mura la principessa Erminia, figlia del re di Antiochia e pri­gioniera dei cristiani, mostra ad Aladino i guerrieri cro­ciati. Ella è segretamente innamorata di Tancredi che però la ignora, perché ama non corrisposto Clorinda. Per questo amore Tancredi viene meno anche ai doveri di guerriero e nello scontro con Clorinda è smarrito e tre­mante, ma la salva da un cristiano che stava per ucci­derla. Intanto Argante uccide Dudone, uno dei capi cro­ciati.

 

Canto IV – Satana manda in aiuto dei pagani le schiere infernali per seminare discordie nell’esercito cristiano. La bellissima maga Armida, strumento del demonio, giunta al campo crociato, fa innamorare di sé i guerrieri, e fingendosi scacciata dal trono di Damasco e perseguitata, chiede aiuto a Goffredo.

 

Canto V – La presenza di Armida suscita gelosie e con­trasti, accesi anche dalle rivalità per la successione a Dudone. Gerlando e Rinaldo ambiscono alla carica e Ri­naldo in uno scatto d’ira uccide il compagno, che l’ha calunniato, ed è costretto a fuggire. Molti dei più valo­rosi guerrieri, contro la volontà di Goffredo, seguono Ar­mida per aiutarla a riconquistare il regno e finiscono pri­gionieri nel suo castello fatato sulle rive del mar Mor­to.

 

Canto VI – Argante vuole risolvere con un duello le sor­ti della guerra. Viene scelto per difendere l’onore cri­stiano Tancredi. Il sanguinoso scontro dura sino al ca­lare della notte, quando gli araldi lo sospendono. Tan­credi, incantato e distratto dalla vista di Clorinda, è fe­rito. Erminia che assiste dall’alto è preoccupata per lui e, indossate le armi di Clorinda, esce da Gerusalemme per recargli soccorso. Sorpresa da una pattuglia di cro­ciati e scambiata per la guerriera saracena è costretta al­la fuga.

 

Canto VII – Erminia si rifugia presso i pastori e Tancredi, credendo di inseguire Clorinda, giunge al castello di Ar­mida e diventa suo prigioniero. Così alla ripresa del duello con Argante si presenta il vecchio Raimondo di Tolosa. Colpito a tradimento da una freccia, il duello si trasforma in un combattimento generale in cui i cristiani hanno la peggio anche perché danneggiati da una tem­pesta scatenata dai demoni.

 

Canto VIII– Giunge al campo cristiano Carlo racconta la fine del re danese Sveno, che doveva portare aiuti ed è stato ucciso in un agguato dal sultano dei Turchi Solimano. La spada del re deve essere data a Rinaldo. Si diffonde intanto la notizia del ritrovamento del cadavere di Rinaldo e la furia Aletto sobilla Arginano ad accusare Goffredo della morte dell’eroe. Scoppia un tumulto che Goffredo riesce a domare con l’aiuto di un angelo guer­riero.

 

Canto IX – Solimano assale il campo cristiano aiutato da Clorinda e Argante, si scatena una grande battaglia alla quale partecipano le forze infernali, che Goffredo, con l’intervento provvidenziale dell’arcangelo Miche­le, riesce a scacciare, e con l’arrivo dei cinquanta guer­rieri prigionieri di Armida, tra cui Tancredi liberato da Rinaldo erroneamente creduto morto, mette in fuga i sa­raceni.

 

Canto X – II mago Ismeno conduce su un carro nella reg­gia di Aladino lo sconfitto Solimano. Nel campo cro­ciato i cinquanta guerrieri raccontano la loro prigionia nel castello di Armida e la liberazione ad opera di Ri­naldo.

 

Canto XI – I cristiani per propiziarsi il favore del cielo fanno una processione sul monte Oliveta. Goffredo or­dina l’assalto di Gerusalemme, che viene sospeso per il sopraggiungere della notte.

 

Canto XII – Nella notte Clorinda e Argante incendiano la grande torre mobile usata dai cristiani come mezzo d’assalto. Durante l’azione Clorinda viene affrontata e uccisa in duello da Tancredi, che la riconosce dopo aver­la ferita a morte e ha solo il tempo di darle il battesimo ch’ella chiede. Il vecchio tutore Arsete le aveva infatti rivelato le sue origini cristiane.

 

Canto XIII – Ismeno getta un incantesimo nella selva di Saron, che fornisce ai cristiani il legno per le macchi­ne da guerra. I cavalieri cristiani non riescono a supe­rare i fantasmi che popolano il bosco e le loro forze sem­brano insufficienti. Una terribile siccità aggrava la si­tuazione. Goffredo invoca l’aiuto di Dio che manda la pioggia.

 

Canto XIV – Dio manda a Goffredo una visione indi­candogli in Rinaldo il guerriero capace di sciogliere gli incantesimi della selva. Carlo e Ubaldo sono mandati in cerca di Rinaldo. Il mago cristiano di Ascalona racconta loro dell’amore di Rinaldo e Armida.

 

Canto XV – Sulla nave della Fortuna essi varcano le co­lonne d’Èrcole e giungono alle isole Fortunate nel mez­zo dell’Oceano, dove Rinaldo e Armida vivono dimen­tichi di tutto nel castello della maga al cui centro v’è un giardino di eterne delizie. Carlo e Ubaldo guidati dal mago di Ascalona vincono mostri e insidie dei sensi e arrivano nel palazzo di Armida.

 

Canto XVI – Qui trovano Rinaldo schiavo d’amore, al quale mostrano la sua immagine riflessa nello scudo adamantino che ha dato loro il mago di Ascalona. La semplice immagine della sua degradazione e pochi rim­proveri bastano a far ravvedere l’eroe che lascia il giar­dino incantato. Non valgono le preghiere e le seduzio­ni di Armida, che sola e disperata resta sulla spiaggia dell’isola e poi per vendicarsi raggiunge l’esercito egi­ziano che a Gaza si prepara all’attacco decisivo contro i cristiani.

 

Canto XVII – Armida giunge a Gaza e chiede aiuto al ca­liffo d’Egitto. Rinaldo riceve dal mago di Ascalona una nuova armatura e da Carlo la spada del re Sveno

 

. Canto XVIII – Tornato al campo, Rinaldo confessa le proprie colpe a Pier l’Eremita che gli impone un rito di purificazione sul monte Olivete. Purificato, Rinaldo è pronto a sciogliere gli incantesimi della selva di Saron. I cristiani possono ora preparare nuove macchine e con esse l’assalto finale a Gerusalemme. Inviano nottetem­po nel campo egizio in avanscoperta la spia Vafrino e all’alba sferrano l’attacco che si conclude con l’ingres­so dei crociati in città.

 

Canto XIX – Tancredi e Argante si fronteggiano in un duello decisivo; il saraceno muore e il cristiano sviene per le numerose ferite. Lo soccorre amorevolmente e lo salva Erminia. La battaglia infuria dentro le mura del­la città e Solimano e Aladino trovano riparo nella torre di David.

 

Canto XX – L’esercito egiziano giunge sotto Gerusa­lemme e all’alba del nuovo giorno Goffredo da inizio alla battaglia finale. Rinaldo fa strage di nemici, ucci­de anche Solimano uscito dalla torre. Ritrova Armida che vuole ucciderlo, ma poi fugge e tenta il suicidio. L’e­roe la dissuade e si riconcilia con lei invitandola a far­si cristiana. Lo scontro è sempre più cruento, anche Tan­credi vi partecipa. Raimondo da Tolosa espugna la tor­re di David e uccide Aladino. Quando Emireno, capo dell’esercito egiziano è ucciso da Goffredo, la battaglia ha termine. Goffredo può porre il simbolo della croce sulla città riconquistata e raccogliersi in preghiera sul Santo Sepolcro.

 

Dice di lui Voltaire: “La Gerusalemme sembra in qualche modo essere scritta sul modello dell’Iliade. E io ardisco asserire che il Tasso ha superato il suo modello. Ha un fuoco uguale a quello d’Omero nelle battaglie, ma con maggiore varietà. Tutti i suoi eroi hanno caratteri differenti, come quelli dell’Iliade, ma detti caratteri sono meglio esposti, più fortemente descritti, infinitamente meglio sostenuti. Egli ha dipinto quello che Omero disegnava. L’argomento della Gerusalemme è il più grande che sia mai stato. Il Tasso l’ha trattato degnamente, avendovi impiegato non meno interesse che grandezza: l’opera è ben condotta, essendovi quasi tutto mescolato con arte: gli avvenimenti sono maneggiati destramente, e saggiamente distribuiti i chiari e gli scuri. Fa passare il lettore dallo strepito della guerra alle delizie dell’amore, e dopo la pittura dei piaceri lo riporta al campo: eccita la sensibilità per gradi, e si solleva sopra se stesso di libro in libro. Il suo stile è per tutto chiaro ed elegante e, quando l’argomento richiede sublimità, meravigliosa cosa è come la delicatezza della lingua italiana prenda un carattere nuovo nelle sue mani, e si cangi in maestà e in forza”.

 

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Category : Cultura