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“Letteratitudini” va in vacanza con “Il mare: al centro della nostra vita”

giugno 23rd, 2015 // 7:18 pm @

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Cancello ed Arnone (Matilde Maisto) – La stagione culturale 1014/2015, ormai, è terminata con l’ultima serata di mercoledì 17 giugno u.s.
I soci storici del gruppo, ossia Matilde Maisto, Raffaele Raimondo, Lella Coppola, Felicetta Montella, Laura Sciorio, Marinella Viola, Giannetta Capozzi, Arkin Jasufi, in questo incontro,hanno avuto il piacere di ospitare due nuovi illustri amici ed esattamente l’avvocato Gaetano Iannotti con la sua gentilissima consorte Marianna.
Il tema prescelto, proprio in prossimità delle vacanze, è stato: “Al centro della nostra vita: il mare”, con la lettura di alcune bellissime poesie, che hanno come filo conduttore, appunto “il mare”. Poesie scelte con il cuore di ogni partecipante che si è ritrovato in poesie come: “L’uomo e il mare” di Charles Baudelaire, “Qui ti amo” di Pablo Neruda, “S’ode ancora il mare” di Salvatore Quasimodo, “Mare” di Giovanni Pascoli, “L’Eternità di Arthur Rimbaud, “A Zacinto” di Ugo Foscolo, “Crepuscolo” di Henrich Heine, “Il Pescatore” di Wolfang Goethe.
Graditi anche alcuni testi di canzoni come “Il Mare d’inverno” di Loredana Bertè & Enrico Ruggeri, “Onda su onda” testo di Bruno Lauzi.
E, non poteva, ovviamente, mancare uno stralcio del romanzo di Ernest Hemingway “Il vecchio e il mare”; molto bella questa frase:… – Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere il sole? Siamo nati fortunati, pensò… –
Poesie, senza dubbio bellissime, che creano un forte pathos ed una grande passione perché per tutti coloro che amano la “poesia”, essa è tutto ciò che ti tiene vivo e da un senso alla tua vita.
Ma la vera scoperta della serata è stato proprio la new entry del gruppo, l’avvocato Gaetano Iannotta che, tra una portata e l’altra, ci ha deliziato con alcune sue poesie tratte dal suo libro “Il Canto dell’Uomo” – Carmina –
Una poesia molto bella tratta dalle liriche del soliloquio è “Ventun Giugno”che così recita: Così al solstizio di calda luce diffusa,/in cuspide che spezza l’anno a metà,/il mondo vide il mio dì./O Ventun Giugno,/cosa dunque son per te,/Castore, Polluce o altro ancora?/Breve o lunga che sia la vita mia,/forse mai lo scoprirò./O giorno del sole,/che al tramonto non vuol versar,/svela il mistero degli astri miei/ che solo guerra sembra arrecar./Riposo e pace non vedo/e triste è la sorte/del dì che taglia/in due la vita mia.
Nella prefazione del libro leggiamo: – Non v’è cosa più sublime della capacità di comporre versi: ciò che le Muse dicono per bocca dei poeti è eterno. Questo è quanto Gaetano Iannotta riesce a fare dal momento della prima ispirazione fino all’ultimo verso di questa meravigliosa silloge. –
Naturalmente il gruppo di Letteratitudini è pienamente d’accordo con il pensiero innanzi espresso ed è stato molto felice di programmare il primo incontro della nuova stagione 2015/2016 (mese di ottobre) proprio con l’avvocato Iannotta che ci illuminerà con una conferenza su ASTROLOGIA-FILOSOFIA-LETTERATURA.
Come da previsioni la serata è stata eccezionale, ricca di cultura, di amicizia, e di grande afflato.
Vi lasciamo, augurando a tutti buone vacanze e dandovi appuntamento al prossimo ottobre.
Matilde Maisto

Ecco tutte le poesie lette e meditate nella serata di Letteratitudini: “Il mare: al centro della nostra vita”:

WOLFGANG GOETHE – IL PESCATORE
L’acqua frusciava, l’acqua cresceva,
un pescatore stava sulla riva,
tranquillo, intento solo alla sua lenza,
ed era tutto freddo, anche nel cuore.
E mentre siede e ascolta,
si apre la corrente:
dall’acqua smossa affiora
una donna grondante.
A lui essa cantava, a lui parlava:
“Perchè tu attiri con astuzia umana,
con umana malizia, la mia specie
su alla luce che la ucciderà?
Ah, se sapessi come son felici
i miei piccoli pesci là sul fondo,
anche tu scenderesti, come sei,
e solo là ti sentiresti sano.
Non si ristora forse il dolce sole
nel mare, e così anche la luna?
Il loro volto, respirando l’onda,
non risale più bello?
Non ti alletta il cielo profondo,
l’azzurro che nell’acqua trascolora?
E il tuo volto stesso non ti chiama
quaggiù, nell’immutabile rugiada?”.
L’acqua frusciava l’acqua cresceva,
e a lui lambiva il piede.
Il cuore si gonfiò di nostalgia,
come al saluto della sua amata.
A lui essa cantava, a lui parlava,
e per lui fu finita:
un pò lei lo attirava, un pò lui scese,
e non fu più veduto.
HEINRICH HEINE – CREPUSCOLO
Sulla pallida spiaggia giacevo,
solitario dai tristi pensieri.
Declinava al tramonto nel mare
il sole, gettando sull’acqua
vivi sprazzi di porpora ardente;
ed i candidi flutti lontani,
sospinti dall’alta marea,
venivan spumando frusciando
più presso, più presso…
Uno strano gridare, un brusìo
e sibili e murmuri e risa,
un sospirare, un ronzare:
e, frammezzo, un sommesso cantare
di cune dondoleggiate.
Riudir mi parea le obliate
leggende, le fiabe soavi
di tempi remoti, che bimbo
mi seppi dai bimbi d’accanto,
allor che nei vesperi estivi
ci acquattavam sui gradini
dinanzi alla porta di casa
per cinguettarci sommessi
le storie, coi piccoli cuori
protesi in ascolto, con gli occhi
astuti di curiosità,
mentre le bimbe più grandi,
dalle finestre di fronte,
tra vasi olezzanti di fiori
sporgevano i volti di rosa
ridenti alla luce lunare.
UGO FOSCOLO – A ZACINTO
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
CHARLES BAUDELAIRE – L’uomo e il mare
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
ARTHUR RIMBAUD – L’eternità
È stata ritrovata!
– Cosa? – l’Eternità.
È il mare unito
Al sole.
GIOVANNI PASCOLI – Mare
M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
(Myricae)
SALVATORE QUASIMODO – S’ode ancora il mare
Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
EUGENIO MONTALE – Casa Sul Mare
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

“Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere il sole?
Siamo nati fortunati, pensò…”
Ernest Hemingway, Il Vecchio e il Mare
Ernest Hemingway (1899-1961) scrive Il vecchio e il mare (The old man and the sea) nel 1951, anche se l’abbozzo di questo breve romanzo risale al 1936. Mentre lavora al romanzo Hemingway si trova a Cuba, dove risiede dal 1939; non è quindi un caso che le atmosfere del libro risentano sia della cultura cubana che delle fascinazioni per la dura vita dei pescatori. Tuttavia Hemingway sceglie di lasciare fuori dal romanzo l’attualità di quei primi anni Cinquanta, le tensioni della Guerra Fredda tra USA e URSS e le lotte politiche interne alla società cubana che avrebbero portato nel 1952 alla presa di potere da parte del dittatore Fulgencio Batista (1901-1973).
Il vecchio e il mare ha immediatamente un enorme successo di pubblico che, nel 1953, vale a Hemingway il premio Pulitzer, uno dei massimi riconoscimenti letterari americani. Solo un anno dopo Hemingway vincerà anche il premio Nobel per la Letteratura.
Trama
Santiago, un vecchio pescatore cubano, da due mesi e mezzo esce per mare e torna a mani vuote e la sua reputazione è così compromessa che perfino i genitori del suo apprendista, il giovane Manolin, vogliono che il figlio presti servizio presso pescatori più abili e fortunati. Ma il ragazzo è molto affezionato a Santiago e continua a frequentarlo, aiutandolo con le reti e le provviste e conversando con lui di vari argomenti. Un giorno Santiago decide di mettere fine agli esiti negativi delle sue battute di pesca e si risolve ad avventurarsi da solo più lontano del solito, in mare aperto: i suoi sforzi vengono ricompensati, infatti abbocca all’amo un gigantesco marlin 1. Tra il vecchio pescatore e la sua preda inizia una lunga battaglia che andrà avanti per quasi tre giorni: il marlin per liberarsi tira la barca verso di sé e Santiago, negli sforzi per trattenerlo, si ferisce più volte finché, allo stremo delle forze, riesce ad attirare il pesce verso lo scafo e lo finisce con un arpione. Ma sulla via del ritorno il pesce lascia dietro di sé un’abbondante scia di sangue che attira gli squali: Santiago ne uccide molti ma, quando la barca giunge finalmente in porto, del marlin non restano che pochi brandelli. Stremato e arrabbiato con se stesso essersi spinto troppo lontano e aver sacrificato un “avversario” così formidabile come il marlin, Santiago torna alla sua capanna e si addormenta. Il giorno dopo una folla di pescatori si riunisce esterrefatta intorno alla sua barca, ammirando la grande carcassa del pesce ancora attaccata allo scafo. Manolin, preoccupato per la sorte del suo vecchio amico, tira un sospiro di sollievo quando lo trova in casa che dorme. Il giovane porta a Santiago il caffè e i giornali e i due decidono di tornare ad essere compagni di pesca.
Un romanzo sulla dignità
Il rapporto dell’uomo con la Natura è una tematica che, in letteratura, ha sempre suscitato grande interesse. Nel caso della letteratura americana, questo rapporto tradizionalmente si sviluppa nei termini di uno scontro tra un essere finito e debole, l’uomo, e una forza smisurata, la Natura. Nei romanzi di Jack London (1876-1916), ad esempio, il problema centrale è quello prettamente darwiniano dell’adattamento dell’uomo alla natura e della lotta per la sopravvivenza. Ne Il vecchio e il mare, invece, ciò su cui si concentra Hemingway è la modalità con cui avvengono quell’adattamento e quella sopravvivenza. Ciò che l’autore celebra, quindi, sono valori come la dignità e il coraggio di chi lotta e di chi sopravvive, anche nel mondo animale. In questa direzione allora si può leggere una riflessione di Santiago che occorre verso la metà del romanzo:
Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità .
Oppure più avanti:
Non hai ucciso il pesce soltanto per vivere e per venderlo come cibo, pensò. L’hai ucciso per orgoglio e perché sei un pescatore. Gli volevi bene quand’era vivo e gli hai voluto bene dopo. Se gli si vuol bene non è un peccato ucciderlo
La dimensione utilitaristica della pesca (quella che ad esempio fa propendere i genitori di Manolin a consigliare al figlio di trovarsi un altro maestro, poiché Santiago sembra colpito dal malocchio) si sposta così in secondo piano. Emerge piuttosto l’importanza del rapporto (e del confronto agonistico sincero e leale) con l’Altro, un altro che si rivela essere un pari e di cui, per questo motivo, bisogna avere rispetto. Ma questa impostazione ideologica, nel testo di Hemingway, ha un effetto ulteriore: la grandezza del nemico vinto si riflette sull’eroismo del vincitore, conferma il suo valore e lo aumenta. Certo alla fine, ancora una volta, la Natura cerca di imporsi: l’attacco in massa degli squali e lo smembramento del marlin vanificano in termini materiali l’impresa di Santiago, che tornerà a casa a mani vuote per l’ennesima volta, ma non possono portargli via la consapevolezza profonda della vittoria.

Category : Cultura &Letteratitudini