Nell’Ottocento con la letteratura erotica “Les Fleurs du mals” di Boudelaire

novembre 1st, 2012 // 9:22 pm @

 

Pubblicata nella primavera del 1857, in una tiratura di 1320 esemplari, LES FLEURS DU MAL comprendeva cento-ventisei poesie divise in sei sezioni: Spleen et ideal, Quadri Parigini, Les fleurs du mal, La revolte, Le vin e La mort. L‘opera venne prontamente censurata, perché la forma poetica e i temi trattati fecero scandalo, così come il primo titolo dell‘opera “Les lesbiennes” (Le lesbiche). Nel 1861, uscì in 1530 esemplari la versione ag-giornata dell’opera dove Baudelaire rimosse le sei liriche accusate e le sostituì con altre 35, dividendo l‘opera diver-samente e aggiungendo la sezione “Tableaux Parisiens”. Da molti critici come dal pubblico, soprattutto quello giovanile, attratto dalle tinte mitiche, macabre e vaga-mente erotiche, I fiori del male viene considerata una delle opere poetiche più innovative dell‘ottocento francese e non. Il liricismo aulico ed altisonante, che si unisce a sfondi surreali, di un modernismo ancora reduce della poetica romantica si tradusse, nei periodi successivi, nello stereotipo del Poeta Maledetto, dedito a venerare i piaceri della carne ed a tradurre la propria visione del mondo in una comprensione d’infinita sofferenza e bassezza. Estremamente ispirante fu anche l‘intenso misticismo del linguaggio ed un rigore formale, camuffato dall‘am-bigua moralità e dalle oscillanti posizioni in temi fre-quentemente metafisici e teologici. A detta dello stesso Baudelaire l‘opera va intesa come un viaggio immaginario che il poeta compie verso l‘inferno che è la vita. Nella prima sezione “Spleen et ideal” Baudelaire esprime lo stato di malessere del poeta (figura fondamentale nella sua produzione). Egli è uno spirito superiore capace d’elevarsi al di sopra degli uomini e di percepire con la sua sensibilità innata le segrete corrispondenze tra gli oggetti, i profumi e gli elementi della natura (Correspondances), ma, proprio a causa delle sue capacità, il poeta è maledetto dalla società (Bene-dition) e diventa oggetto di scherno per gli uomini comuni. Baudelaire sceglie l’albatros per simboleggiare questa condizione: come il grande uccello marino, infatti, il poeta si eleva ai livelli più alti della percezione e della sensibilità ma una volta sulla terra ferma non riesce a muoversi proprio a causa delle sue capacità (paragonate alle ali dell’albatros). L‘albatro rappresenta anche l‘aspirazione dell’uomo al cielo e quindi l‘aspirazione ad arrivare ad un piano intellettuale superiore. La causa della sofferenza del poeta è lo spleen (letteralmente “milza”, ritenuta dai greci la fonte del male corporeo), un‘angoscia esistenziale profonda e disperata che lo proietta in uno stato di perenne disagio che Baudelaire descrive in ben quattro splendidi compo-nimenti, tutti col titolo di “Spleen”.
I fiori del male sono i paradisi artificiali e gli amori proibiti e peccaminosi che danno l‘illusoria speranza di un conforto. Quando anche questi effimeri piaceri vengono a svanire, al poeta non rimane che La revolte, il rinnegamento di Dio e l‘invocazione di Satana che tuttavia non si rivela utile alla sua fuga. L‘ultimo appiglio per lo spirito disperato del poeta è la morte, intesa non come passaggio ad una nuova vita ma come distruzione e disfacimento a cui tuttavia il poeta s’affida, nel disperato tentativo di trovare nel-l’ignoto qualcosa di nuovo, di diverso dall’onnipresente angoscia. Per quanto riguarda l’ultima sezione, La mort è il componimento che chiude Le voyage.

Da LES FLEURS DU MAL: Le chat
Viens, mon beau chat, /sur mon coeur amoureux; / Retiens les griffes de ta patte, / Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux, / Mêlés de métal et d’agate. […] Et, des pieds jusques à la tête, /un air subtil, un dangereux parfum, / nagent autour de son corps brun.

 Il gatto

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;trattieni le unghie della zampa,e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati di metallo e d’agata.Quando le dita indugiano ad accarezzare la tua testa e il dorso elastico e la mano s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrico, vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo come il tuo, amabile bestia, profondo e freddo, taglia e fende come un dardo, e, dai piedi fino alla testa, un’aria sottile, un minaccioso profumo circolano attorno al suo corpo bruno..


Category : Cultura

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